Scuola di LeG, antidoto alla depressione

Scuola LeG, primo modulo // Sabato 24 gennaio, ore 18,30, aula goldoniana del Collegio Ghislieri di Pavia. Gli studenti della terza edizione del corso di formazione politica, si presentano e soprattutto spiegano le motivazioni che li hanno indotti a iscriversi alla scuola di LeG. Quasi tutti prendono la parola e il campione è rappresentativo della complessità e ricchezza intellettuale dei 43 selezionati. Da Aosta a Sassari, da Venezia a Palermo, da Teramo ad Alessandria, passando per Napoli e Salerno, Roma e Firenze, ragazze e ragazzi soprattutto ma anche pensionati “fortunati” come si autodefinisce R. ex-imprenditore di Bologna o cinquantenni in carriera come G., che conia forse l’espressione più felice: la scuola di Leg come antidoto alla depressione. Sì, perché depressione, delusione, disamore sono i sostantivi più usati per descrivere come dall’iniziale euforia per il progetto Pd si sia poi passati al distacco, alla critica dura e ben documentata di tante, troppe esperienze negative vissute a livello locale. M., avvocato, che ha partecipato alla costituente regionale del partito, innamorata della politica, disamorata dalle logiche vecchie e logore espresse dalle classi dirigenti sul territorio, o A., insegnante di Jesolo, eletta nel direttivo del Pd che poi si dimette, o G., giovane avvocato e giornalista a Pisa, o D. di Piombino, che parla di processi esclusivi, chi non è fedele alle oligarchie, dice, viene emarginato.

L. si è iscritto alla scuola per ascoltare persone di livello, soprattutto, spiega, per assistere alla lezione di Gustavo Zagrebelsky che per lui trentasettenne milanese, è una sorta di “rock star”, e di cui regala copie di libri ad amici e conoscenti come fossero gli ultimi cd in classifica. C., veterinaria e ricercatrice, parla della sua Sardegna, dell’esperienza con Soru e di come la scuola di LeG rappresenti per lei una sorta di università per imparare il linguaggio della politica, mentre R., dirigente del Comune di Milano, dice che “Principi e valori”, temi della sessione di gennaio, lo hanno stimolato a iscriversi alla scuola. M., diciottenne di Napoli, forse troppo timida per intervenire al microfono, così scriveva nella sua motivazione: “Da sempre mi interesso a questioni di politica e cittadinanza, e vorrei continuare perché ho diciott’anni e sono, con la mia generazione, il futuro dell’Italia. Non sopporto chi critica l’attuale situazione della nostra democrazia senza fare nulla di concreto per contribuire al suo risanamento, ed è per questo che il mio impegno è così grande e vuole ancora crescere. La formazione culturale è il fondamento necessario e imprescindibile di tutto ciò, ed è il motivo per cui aspiro a partecipare a questi corsi”.

P.S. I nomi degli studenti sono puntati nel rispetto della privacy di quanti partecipano alla scuola

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