Firenze, le primarie e il risiko dei candidati

Trema la Fgci degli anni ‘70 a Firenze. Per la prima volta dopo oltre trent’anni il controllo della città potrebbe sfuggirle di mano. Con una possibile vittoria della destra certo, ma anche con l’uscita trionfale dalle primarie di uno dei due “generali democristiani”, come ama definire Matteo Renzi e Lapo Pistelli, lo sceriffo dalla pistola quanto mai scarica Graziano Cioni: se infatti l’attuale Presidente della Provincia ha letteralmente promesso di voler fare “piazza pulita” di quanti rivestano un ruolo di responsabilità nella compagine amministrativa fiorentina da più di cinque anni (in Palazzo Vecchio calerebbe il deserto), anche l’ex-parlamentare europeo Lapo Pistelli pare non essere da meno; sebbene per cortesia accetti il sostegno alla sua candidatura da parte di chiunque ne faccia richiesta (compreso quello dell’ex assessore all’urbanistica Gianni Biagi, anch’esso indagato per corruzione nella vicenda Castello), in privato, davanti ai suoi fedelissimi, assicura di voler dare effettivo seguito a quel “punto e a capo” diventato slogan della sua campagna elettorale. Scenari ben comprensibilmente apocalittici per quanti erano abituati a gestire indisturbatamente il potere all’ombra del campanile di Giotto. All’ex compagine diessina dunque, non rimaneva altra strada che presentare una candidatura in proprio: e così in contemporanea all’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca, i fiorentini hanno dovuto assistere alla riesumazione di Michele Ventura, già vice sindaco della città alla fine degli anni Ottanta e attualmente impegnato ai vertici del partito come ministro ombra per l’attuazione del programma (esiste anche questa carica): la candidatura di Ventura, dalemiano di ferro (osservanza garantita e certificata dall’appartenenza a Red), alla sua V Legislatura in Parlamento, nei disperati calcoli di quanti intendono la politica come il gioco del Risiko tornerà comunque utile in vista di un probabile ballottaggio quando ci si fermerà a contare i voti portati in dote dall’uno o dall’altro candidato; in deroga ad ogni articolo o comma iscritto nello statuto regionale e nazionale del Partito democratico, l’emissario di Walter Veltroni, Vannino Chiti, si è infatti presentato a Firenze la scorsa settimana imponendo la clausola del secondo turno quale conditio sine qua non per celebrare le primarie; “neanche Moggi si sarebbe mai sognato di cambiare le regole in corso d’opera”, ha commentato a riguardo Matteo Renzi, liquidando però ogni tipo di polemica al grido di “loro cambiano le regole, noi cambieremo Firenze”.

A ridosso delle consultazioni (il voto è fissato per domenica 15 febbraio), l’augurio a questo punto è che ci si possa finalmente concentrare sull’analisi dei programmi. Qua almeno su un punto, i due aspiranti candidati a sindaco che concorrono alle primarie non per partecipare, ma per vincerle, sembrano pensarla allo stesso modo. E cioè riguardo a una forte presa di distanze rispetto all’operato dell’attuale giunta Domenici: “bisogna abbandonare quel clima di distacco tra chi fa politica e i cittadini che ha caratterizzato gli ultimi dieci anni di amministrazione comunale” ha tuonato Lapo Pistelli (il Firenze, 22 gennaio 2009). “In Palazzo Vecchio c’è bisogno di una vera e propria rivoluzione del buonsenso”, aveva già avuto modo di dichiarare Matteo Renzi (la Nazione, 21 dicembre 2008). Parole che si sono rivelate più che sufficienti a scatenare le ire del primo cittadino uscente: “C’è troppa smania di presentarsi come innovatori gettando nel dimenticatoio gli ultimi dieci anni di governo” ha dichiarato Domenici in un’intervista rilasciata lo scorso 7 gennaio a Repubblica; “La strada giusta è quella di partire da questa lunga esperienza amministrativa, che è la mia ma anche quella di Mario Primicerio” ha ribadito una settimana più tardi al Corriere fiorentino, tirando in ballo questa volta a condividere assieme a lui ogni tipo di responsabilità, anche il suo predecessore. “Contesto – ha proseguito Domenici – la tendenza a voler rompere con il passato”.

Come dire, un po’ di buche per la strada lasciatele lo stesso, altrimenti il confronto con i miei dieci anni di amministrazione si farebbe davvero insostenibile.
* Gabriele Firmani, giornalista, fa parte del circolo fiorentino di LeG

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