Guardare al futuro

“La Costituzione italiana ha fatto un passo avanti nel suo essere conosciuta, accettata. Nelle scuole che visito, nei piccoli centri del Paese c’è molta vitalità, volontà, ricettività. L’obiettivo di far conoscere e studiare la nostra Carta è meno lontano dall’esser raggiunto di quanto si dica e si creda”. E’ raro, di questi tempi, sentire un pensiero positivo sulla società italiana. Invece Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale, nell’accettare il compito di guidare il comitato scientifico dell’Associazione “Difendiamo la Costituzione” (dopo la morte di Leopoldo Elia) presieduta da Oscar Luigi Scalfaro ha voluto guardare oltre: oltre la situazione attuale, oltre le preoccupazioni per la fragilità della nostra carta, esposta giorno dopo giorno agli scossoni di un governo che la crede sua, una sorta di trofeo conquistato con la vittoria elettorale, e si prepara a modificarla a proprio gusto.
E’ un bel messaggio, questo che arriva da una domenica piovosa, in una sala affollata di quella società civile che promosse il referendum del 2006 che fece piazza pulita della devolution e della riforma berlusconiana.
Un messaggio semplice, da parte di quella società civile che si crede inesistente e invece è resistente. Semplice e sereno: se credete di mettere mano ai principi fondamentali della Costituzione, noi faremo un altro referendum e lo vinceremo come l’altra volta. Un messaggio che dice: sì alle modifiche che non mortifichino il ruolo del Parlamento e che non distruggano la separazione dei poteri e l’indipendenza della magistratura.

Onida è convinto che questi anni di lavoro e di incontri con i giovani abbiano ottenuto un gran risultato, rispetto all’ignoranza che c’era anni fa e che nasceva da una colpa dei partiti della Prima Repubblica: quella di aver sminuito l’importanza della Costituzione perché in un certo senso la trovavano imbarazzante: non tutti i partiti rappresentati in Parlamento l’avevano sottoscritta; ed era così ingombrante, con tutti quei principi ancora non attuati e di difficile attuazione. Insomma, anche a sentire altri illustri studiosi che dedicano il loro tempo a insegnare la Costituzione, come Gustavo Zagrebelsky, sono molti i cittadini italiani che hanno fame di democrazia, di Costituzione, di libertà e di giustizia. C’è uno spazio per lavorare, non è detta l’ultima parola rispetto al degrado politico-istituzionale che stiamo vivendo.
Importante è stata in questo senso la testimonianza del presidente della provincia di Rovigo, Federico Saccardin, che ha presentato i risultati di una progetto di divulgazione e formazione sui principi della Costituzione promosso a Rovigo nel 2008 dall’università di Ferrara.
Dunque, si direbbe, questa è una fase della nostra storia in cui bisogna muoversi lucidamente su piani diversi. Serve prima di tutto insistere a denunciare le minacce e gli attacchi espliciti o nascosti alla Carta dei principi, descrivere la svolta in senso oligarchico della politica, la sua involuzione verso forme di autoritarismo, essendo fedeli al compito di stimolare positivamente la democrazia e informare gli elettori.

Ma serve anche questo lavoro diffuso, che non compare, che la politica ignora del tutto, affidato alle “reti” che i cittadini volenterosi del bene comune creano e sviluppano. Un grande compito a cui partecipare, che rende meno grave il peso del presente e consente di guardare al futuro.

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