La nostra voce

La nostra voce ci sarà. Per la seconda volta nel giro di due anni, Silvio Berlusconi annuncia agli italiani che cambierà la Costituzione come vuole lui e che lo farà da solo, senza la minoranza. Berlusconi parla così perché si sente forte, fortissimo per il vuoto che c’è al posto dell’opposizione. Guarda ai tormenti del Partito democratico e decide di poter sferrare un attacco frontale alla democrazia fondata sull’equilibrio fra i poteri, sul rispetto dei principi supremi di Libertà e Giustizia, sui diritti e sui doveri disegnati nella Carta che è alla base della nostra Repubblica.Noi di LeG mandiamo al Cavaliere un altolà fermo: la vittoria alle elezioni assicura al presidente del Consiglio il dovere di governare. Non gli ha affatto concesso il privilegio di possedere il Paese, le istituzioni che possono essere riformate ma non smantellate, cancellando le garanzie: questa si chiama semplicemente eversione. Se un tale progetto esistesse, se ci fosse la volontà di trasformare formalmente la già traballante e fragile democrazia in un regime oligarchico, questo si chiamerebbe progetto eversivo.Ha colpito tutti la tranquillità con la quale Berlusconi ha dichiarato di voler cambiare la Costituzione, “poi i cittadini possono fare il referendum”: la sfida di chi, forte del suo potere sull’informazione, forte di quel conflitto di interessi che nessun partito del centro sinistra e nessun esponente della sua classe dirigente gli ha mai contestato sul serio si sente invincibile.

La nostra voce ci sarà. La società civile sente la responsabilità di colmare quel vuoto sul quale il Cavaliere sta organizzando la sua Italia, un Paese sull’orlo del crollo economico, che come in altri momenti della storia, potrebbe essere più facile da controllare e domare. Una lezione che noi conosciamo e che non consentiremo a nessuno di imporre di nuovo.

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