L’orgoglio di essere concittadino ed elettore di Barack

NEW YORK – Il 4 novembre 2008 sarà per me non solo uno spartiacque indelebile nella storia politica del nostro tempo, da raccontare ai miei figli con la commozione e l’attenzione di chi lo ha vissuto in prima persona. Sarà nella mia memoria il giorno in cui mai mi sono sentito più orgoglioso di essere cittadino americano. Il 4 novembre 2008 è stata l’occasione per me di votare per la prima volta negli Stati Uniti e di far sentire la mia voce in una circostanza in cui non si poteva rimanere in silenzio. Il seggio elettorale a New York dove mi sono recato a votare poco dopo le 17 contava ancora un’affluenza straordinaria: persone di ogni età rimaste per ore in attesa del proprio turno, perchè, come ci ha ricordato Barack nel suo discorso subito dopo i risultati, sentivano che la loro voce poteva essere, questa volta, la differenza. Il popolo di Times Square in tripudio come se si festeggiasse una palingenesi, i volti rigati dalle lacrime mentre sui maxi-schermi passavano in diretta le immagini di colui che porterà nel mondo una nuova immagine di cosa significa America, il paese dove ‘tutto puo’ succedere’, e di cosa significa essere Americani nell’America di Obama. La mattina del 5 novembre alle 9 le copie del New York Times in tutta New York erano esaurite: nel pomeriggio una copia arrivava fino ai 100 dollari, reperibile anche su e-Bay, per chi voleva conservare le immagini stampate del giorno in cui la Storia aveva preso una direzione diversa. Mai il mondo è stato così unito e così preso nel festeggiare la vittoria di un presidente americano.

Mai si sono visti tanti paesi reclamare il proprio contributo nell’aver formato o contribuito anche in tempi remoti ai natali di un presidente USA. Nel discorso che ha pronunciato immediatamente dopo i risultati, Barack non ha utilizzato tonfi trionfalistici, ma ha messo l’accento su quello che adesso serve fare, soprattutto in campo economico; ha ricordato quanto sia importante lavorare fin da subito per lasciare ai propri figli un paese migliore. Guardare avanti, non fermarsi nel presente. Dopo quasi due anni di campagna elettorale ininterrotta, magistralmente guidata da uno stratega quale David Axelrod, Barack dimostra di essere l’uomo che gli Stati Uniti aspettavano, pronto a guidare il paese fin da subito. Otto anni di amministrazione repubblicani in cui le paure radicate nella pancia e nel cuore dell’America sono state manipolate con efficacia vengono ora rimossi per lanciare verso il futuro uno sguardo nuovo. Non lo sguardo trionfante che potrebbe vantare chi ha dimostrato di poter realizzare l’impossibile, ma quello incredibilmente penetrante, deciso e carismatico con cui Barack ha ringraziato l’America che lo ha eletto. Lo sguardo che caratterizza soltanto le forze dolci, quelle più vere e visionarie.
*David Ragazzoni – Socio di LeG

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