E dopo la festa, la linea politica

La festa del Circo Massimo è stata una grande occasione che Walter Veltroni ha saputo cogliere fino all’ultimo slogan, all’ultima parola pronunciata davanti al popolo del Pd. Preparata da cinque mesi, un’attesa anche troppo lunga, ha pienamente risposto a due esigenze: ridare slancio ai militanti nei giorni in cui si sono aperte le iscrizioni al partito, motivandoli sulla consistenza di un’opposizione che finora non era parsa convincente e ridare energia al segretario che rischiava di esaurire prestigio e forza nel far fronte alle assillanti lotte interne, reali e concrete anche se puntualmente smentite.
Veltroni, lo sanno tutti coloro che lo conoscono, è un vero mago nell’arte di incantare la folla con lo scorrere lieve e emotivo delle sue parole: è stato bravo nella critica dura al capo dell’opposizione, “quel signore” che in campagna elettorale non aveva voluto disturbare, in vista di una stagione del dialogo che non è mai esistita né mai poteva esistere, come proposito unilaterale, data la natura e la cultura stesse del capo della maggioranza vittoriosa.
Ma proprio questo palese inasprimento delle parole, sta preoccupando quella parte del Pd che ha già scelto fra le possibili alleanze: sì ai socialisti di Nencini e ai Verdi, no a Di Pietro. Ecco dunque profilarsi il primo problema, non più rinviabile che Veltroni dovrà affrontare dopo il successo del Circo Massimo. Quello di fissare con scelte concrete la linea del partito. Muoversi decisamente verso il centro, sperando di creare e poi intercettare un consenso fra cittadini moderati delusi da Berlusconi oppure ricucire rapporti politicamente civili verso ciò che rimane a sinistra e verso l’Italia dei Valori? Una prima indicazione della volontà del segretario si avrà fin dalle decisioni sulle nomine, interne al partito (organismi dirigenti ancora da definire) e istituzionali.

Ma credo che sarà difficile potersi barcamenare fra queste due ipotesi. (Se ci si pensa bene il confine fra questi schieramenti trova ancora oggi, a 15 anni di distanza, la sua origine e spiegazione in Mani Pulite e Tangentopoli, in sostanza nel problema del rapporto fra politica e legalità, fra politica e magistratura: difficilmente ex socialisti o ex Dc sopportano la vicinanza con Di Pietro e con i temi sollevati dall’ex PM. Si tratta sostanzialmente del giudizio sulla fine della prima Repubblica, sulle responsabilità di ciò che accadde e di ciò che è accaduto subito dopo…).
Si vedrà anche come Veltroni intende gestire l’opposizione alla riforma della legge elettorale europea che abolirà le preferenze. Il suo consigliere Salvatore Vassallo non sarebbe contrario, ma il segretario deve esser ben consapevole della forza con cui il suo popolo lo attende al varco su questo tema, anche perché giustamente non si rassegna ad aver già mandato nel Parlamento italiano candidati scelti dalla segreteria e dalle correnti, e non si sente da essi rappresentato .
Il richiamo forte ai valori di alcuni Padri della patria, la rivendicazione dell’antifascismo come base della nostra democrazia hanno infiammato la festa del Circo Massimo. In un certo senso è servito a ricordare la tesi secondo cui una democrazia forte può concedersi anche il dialogo, quando è necessario, fra chi governa e chi si oppone. E’ invece nelle democrazie deboli, incerte sui propri principi fondativi, che si complicano le cose ed è dunque necessario tenere sempre ben distinti i ruoli , fuori e dentro il Parlamento, se non si vuol correre il rischio di incomprensioni, sospetti e delusioni.

Ecco perché ora Walter deve indicare la linea politica, oltre la protesta e la proposta della festa del 25 ottobre. La crisi delle finanze e dell’economia sarà così forte, così spietata anche nel nostro Paese che la responsabilità di tutti sarà messa a dura prova. E mentre ci si augura che il presidente del Consiglio smetta di fare il comico come quando in gioventù intratteneva i passeggeri sulle grandi navi e dedichi le sue doti a governare l’emergenza insieme all’Europa e al resto delle nazioni civili, si spera anche che il più grande partito di minoranza sappia trovare al proprio interno i modi e le ragioni di una politica di opposizione convincente e più ampia possibile.
Siamo tutti sulla stessa barca, in questo Paese, anche se qualcuno è sempre più vicino degli altri alla scialuppa di salvataggio. Le battute dell’ intrattenitore non incanteranno nessuno. Veltroni può mostrare al mondo il volto serio, dignitoso e deciso di chi si prepara a cambiare le cose.

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