Lodo Alfano, giustoun referendumma prima parli la Corte

Molti circoli e singoli soci e amici di Libertà e Giustizia ci chiedono una presa di posizione dell’associazione sul referendum contro il lodo Alfano.In questo momento, la posizione di LeG può essere riassunta in quattro punti:1) Non è assolutamente da mettere in discussione la sostanza e la motivazione del NO a questa legge che a nostro avviso è contraria non solo a un cardine della nostra Costituzione, ma anche semplicemente al comune senso del pudore: è ignobile, inaccettabile, anomala nel panorama internazionale. Oltre che oltraggiosa per l’interesse personale a favore del quale è stata varata.2) La Corte Costituzionale comincerà presto l’esame delle eccezioni di costituzionalità sollevate a Milano. La Corte stessa è in questi giorni obiettivo di molteplici, pesantissimi tentativi di condizionamenti da parte del Presidente del Consiglio e della maggioranza che ha voluto la legge. Può essere saggio aspettare che la Corte si pronunci e non aggiungere ai condizionamenti di una parte anche una nostra voce contraria.3) Se si sostiene che in questo preciso momento si debba raccogliere le firme per un referendum, questa è una precisa scelta politica: tenere insieme l’opposizione, la società civile, mostrare che ancora su questi valori fondamentali esiste in Italia una cittadinanza attenta e combattiva.4) Ma se si tratta di una scelta e una decisione politica, allora bisogna lucidamente misurare le conseguenze di una sconfitta, tale sarebbe infatti il non raggiungimento del quorum al referendum: esso si trasformerebbe in una vittoria per chi questa legge ha voluto e votato.

E darebbe al maggior beneficiario della stessa il crisma del sostegno popolare. Un regalo, insomma, prima di concedere il quale chiediamo a tutti di ragionare e approfondire la discussione.
p.s.a) I quattro punti sono parte di un’indicazione generale che l’associazione responsabilmente si sente di dare, essendo stata sollecitata dai soci che chiedono elementi di riflessione per maturare una loro personale opinione.
b) Il 30 giugno avevamo già scritto:
L’attuale Lodo Alfano, legge ordinaria, ci dicono presidenti emeriti della Corte Costituzionale, è incostituzionale. La legge che sospende i processi forse anche. Ma se una istituzione come la Corte le boccerà, come risponderà Berlusconi? Attaccherà tutto e tutti?
Ci resta l’arma del referendum: un referendum che, se queste leggi ordinarie saranno approvate, non potrà, non dovrà essere perso. Un referendum, o alcuni referendum in cui il Paese si gioca tutto, cioè la forza e la validità delle sue Istituzioni. Un referendum o dei referendum che sarebbe da irresponsabili far nascere da forze isolate, anche se contano sul richiamo della piazza. Un referendum o dei referendum che devono e possono solo scaturire da un Comitato promotore molto ampio, simile a quello che portò sedici milioni di italiani a bocciare lo stravolgimento della Costituzione, due anni orsono. Non Di Pietro e basta (a lui l’onore di averlo proposto per primo).

Ma Di Pietro e il Pd, e la sinistra radicale, e Libertà e Giustizia e Micromega e i sindacati che vorranno starci e i mille comitati ancora esistenti in Italia. Se referendum sarà, nessuno dovrà, a nostro parere, tirarsi indietro. Perché per vincere il populismo di Berlusconi (contro una legge ordinaria serve il quorum, non dimentichiamolo mai), non basterà la piazza di Grillo e Di Pietro.

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