L’università colpita a morte

Signor Presidente, l’ordine del giorno n. 9/1386/263 impegna il Governo a individuare, qualora si rivelasse necessario, provvedimenti normativi straordinari atti a garantire, sia nell’università che negli enti di ricerca, la possibilità tecnica di realizzare operazioni di reclutamento, stabilizzazione e promozione in misura adeguata all’auspicato ringiovanimento – auspicato dal Ministro, naturalmente – e in ogni caso sufficiente ad onorare gli impegni assunti dai precedenti Governi. Parlo dell’invecchiamento perché il Ministro, a più riprese, ha parlato del problema dell’invecchiamento del corpo docente dell’università, segnalando che il 47 per cento del corpo docente verrà pensionato nei prossimi cinque anni (dunque la metà) e che l’1 per cento degli ordinari e l’8 per cento degli associati ha meno di quarant’anni. Con la serie di provvedimenti previsti dal decreto-legge in esame avremo il blocco del turnover al 20 per cento e questo, unito ai vincoli di budget delle università, vuol dire che per ogni otto pensionati se ne potrà riassumere uno. Con candore, qualche giorno fa, il Ministro ha dichiarato in un’intervista, che il blocco del turnover non è esclusivo dell’università e della ricerca, ma è per tutti. Vorrei ben vedere! Il punto è che, dopo le affermazioni del Ministro sul fatto che il corpo docente va ringiovanito, ci aspettavamo un rilancio delle assunzioni dei giovani; invece non solo il Ministro non è riuscito ad ottenere questo, ma neppure ad escludere l’università e la ricerca dal blocco del turnover.

Il blocco del turnover, insieme alla previsione di metà dei docenti che verranno pensionati e alla riduzione sostanziale del Fondo di finanziamento ordinario è, secondo moltissimi osservatori, un decreto di condanna a morte per l’università e perfino per le fantomatiche fondazioni che l’articolo 16, in modo del tutto surrettizio, introduce come riforma totale del sistema universitario. Tale articolo che trasforma le università – o meglio: dà ad esse la facoltà di trasformarsi – in fondazioni, risulta inapplicabile e privo di copertura, come ho mostrato in altra sede. Vorrei qui ricordarne soltanto due commi che faranno sì che anche le fondazioni nasceranno morte: il comma 13, che implica per ricercatori e docenti la permanenza del trattamento economico e giuridico vigente, fino a data sconosciuta, e il comma 14, che dichiara la permanenza di tutte le disposizioni vigenti in ambito universitario anche per le fondazioni; quindi, anche per le fondazioni varranno le attuali regole di reclutamento, gli attuali requisiti minimi per i corsi di laurea, il blocco del turnover nelle assunzioni e così via. Dunque, anche queste fondazioni non potranno aiutarci. Non è un caso che ieri, ad esempio, il rettore della Sapienza abbia indetto un’assemblea di tutto il personale. È un fatto che – credo – non accadeva dalla guerra; l’aula magna era piena, ero presente anch’io e vi erano duemila persone; non era «roba» di sinistra, perché tra i partecipanti ho visto anche il mio collega Gianvittorio Pallottino che parecchi anni fa è stato anche responsabile dell’università e della ricerca di Alleanza Nazionale.

Del resto, leggevo su Il Secolo d’Italia, che non è un giornale propriamente comunista, un articolo di Franco Cardini che, qualche giorno fa, stroncava le implicazioni del decreto-legge n. 112 del 2008 sulle università, sostenendo anch’egli che si trattava di un vero bombardamento che non avrebbe lasciato altro che macerie.Dunque si sentono le prime urla bipartisan, perché la comunità universitaria rischia di essere colpita a morte. Vorrei dire, visto che è cominciata una divertente campagna su Il Giornale, che il problema non è per i baroni come me, che sono già dentro, e nessuno di questi provvedimenti è capace di scalfire, meno che mai di licenziare; il problema è dei giovani, che da anni lavorano con contratti di ricerca a tempo determinato e non avranno nuovi concorsi: per molti altri anni non vi saranno nuovi concorsi da ricercatore e da associato. Chi altro urlerà? Urleranno i ricercatori idonei che non sono chiamati come associati, e urleranno gli studenti che avranno molte più tasse: la riduzione del FFO provocherà almeno il raddoppio delle tasse; e ciò a fronte della metà dei professori, perché metà di essi andranno in pensione e nessuno li rimpiazzerà nei prossimi cinque anni. Urleranno i ricercatori in via di stabilizzazione negli enti di ricerca perché, benché esclusi dal blocco del turnover, anche gli enti di ricerca sono seriamente a rischio per l’articolo 74 del decreto-legge, che riduce gli assetti organizzativi. Rischiano quindi di saltare le stabilizzazioni previste dal precedente Governo per il 2009.

Dunque, senza interventi normativi straordinari sarà impossibile onorare gli impegni assunti dai precedenti Governi e meno che mai procedere al ringiovanimento che tanto sta a cuore al Ministro. Per questo motivo l’ordine del giorno impegna il Governo ad individuare provvedimenti normativi straordinari atti a garantire la possibilità tecnica di realizzare reclutamento, stabilizzazione e promozione nella misura adeguata al ringiovanimento auspicato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). *Intervento alla Camera dei Deputati del 22 luglio 2008 – Resoconto stenografico

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