Ultima sentenza

Succede a molti, io credo, in questa fase politica, di distrarsi. Di pensare ad altro, magari di riprendere in mano un vecchio e amato classico, persino quel Petrarca o Leopardi che stanno lì, fra le edizioni più amate, a sorvegliare il trascorrere degli anni.
Capita di perdersi in pensieri che poco hanno a che fare con l’attualità e magari riguardano un poco più da vicino la storia e la cultura.
Ma se, assorti in fatti dell’anima, non ci accorgiamo subito che il governo fa marcia indietro su questioni di fondo della propria politica, su bandiere demagogiche che sono servite a vincere le elezioni, vuol dire anche che nessuno, dell’opposizione, è andato in Tv all’ora del telegiornale a gridare allo scandalo.
Vuol dire che nessuno ha veramente alzato la voce e, scrollandoci dalla nostra distrazione momentanea, ci ha riportato nella triste realtà del nostro Paese.
Lo scandalo dei ministri della Lega che hanno disertato il 2 giugno, lo abbiamo capito fino in fondo leggendo lo splendido scritto di Claudio Magris. E’ stato lui a chiedere a quella parte della maggioranza quale pezzetto di Italia pensa di rappresentare nel governo e in Parlamento. E se per caso non è convinta dell’unità d’Italia, tornassero tutti ai loro monti.
La marcia indietro del presidente del consiglio sul reato di clandestinità è stata sì denunciata anche dallo stato maggiore del partito democratico.

Ma il messaggio che è stato mandato è il seguente: avevamo ragione noi e Berlusconi ha dovuto ammetterlo. Dunque: bravi noi e bravo lui. Forse per svegliarmi da quel torpore sarebbe servito qualcosa che sottolineasse l’incompetenza e la leggerezza del presidente del consiglio. Qualcuno che a voce alta denunciasse il suo amore per imbrogliare le carte anche su questioni così gravi.
Idem per quanto riguarda Air France e Alitalia: dopo aver distratto milioni di euro a quanto pare dai fondi per la scuola e la formazione per un salvataggio che l’Europa ci contesta, adesso si torna forse al punto di partenza. E definirla una politica dissennata è davvero poco.
Di quale opposizione abbiamo dunque bisogno noi portati a un letargo fuori stagione e tutti quei cittadini a cui si raccomanda di rimanere impegnati, di lavorare per “radicare” la politica nel territorio, di non tirare i remi in barca perché in fondo la destra potrebbe anche perdere le elezioni fra cinque anni e comunque chissà che la Lega non si impunti e questo governo che appare solidissimo non sia invece fragile anche più del precedente?
Vogliamo discutere di questo fatto politico così importante. La politica del dialogo sulle riforme non deve, a mio avviso, far sì che si abbassi il tono della denuncia continua, forte e senza imbarazzo della politica del governo quando essa sia avventurosa, pericolosa e lesiva dei diritti di libertà e giustizia uguali per tutti.
Che vergogna, che umiliazione sentirsi additati in Europa come un Paese razzista.

Un paese che pensa di risolvere le lacerazioni della storia intestando strade a Giorgio Almirante o riempiendo le città di manifesti con il suo volto. Un Paese che (vedi appello di Libertà e Giustizia) non ha nemmeno l’orgoglio di aver fatto processare i nazisti che trucidarono migliaia di civili, vecchi, donne e bambini più di sessant’anni fa e si appresta invece a chiudere quei pochi tribunali che stanno portando a termine inchieste e processi.
Che vergogna. Il procuratore Piero Grasso ci dice che al sud il 52 per cento dei giovani fra i 18 e i 25 anni è disoccupato. Mafia e camorra assumono. Lo Stato non difende nemmeno i testimoni fondamentali. Fa una sua politica. Ci sarebbe da scendere in piazza. Oppure da immergersi in un bel libro. Io ne ho uno da raccomandare: bello e facile da leggere. Ma tremendo. Lo ha scritto John Grisham e si chiama “Ultima sentenza”. Ci spiega come con i soldi si possa comprare tutto, anche i giudici, anche l’anima di chi magari preferirebbe non essere un venduto. Ma alla fine cede.

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