E alla fine, il Quirinale

In un angolo istituzionale ma appartato della Roma in festa del “ sereno e pacato” “se po’ fa” un vecchio della Repubblica consola i più giovani: “In fondo un crollo così è arrivato con molto ritardo. Sappiamo che già la Democrazia cristiana e il Partito socialista erano molto malati. Ma io penso che noi abbiamo il diritto di lamentarci di tutto ma non abbiamo alcun diritto di abbandonarci al lamento”. Sostiene, il presidente Scalfaro, che bisogna fare una serena valutazione degli errori e aggiunge di non aver sentito nessuno dell’Arcobaleno che dicesse: abbiamo sbagliato…no, tutti a dare la colpa a Veltroni, dimenticando di ricordare quella sorta di “gazzarra” che era diventato il precedente governo, “con ognuno che diceva la sua”.
C’è sempre qualcosa da imparare dall’antica saggezza, qualcosa che ti serve a giudicare il giorno che stai vivendo. Non bello per coloro che oggi sono una minoranza del Paese. Una difficoltà però che non ti dà il diritto all’eterno mugugno, all’inerzia della delusione. Il messaggio di Scalfaro è preciso: “se non continui a combattere per le tue idee vuol dire che le idee non erano radicate”. Vuol dire che non ci credevamo davvero.
Nell’altra Roma, quella in cui si confrontano per la prima volta governo e opposizione, la sensazione di generale stordimento è forte. Soprattutto, come è naturale, in quella minoranza che ascolta tramortita un Berlusconi che ora può permettersi di tutto e che non smette di osservarla con un sorriso smagliante, arroccata là dove in un tempo non lontano sedevano comunisti di vario genere.

E’ come se si sentissero tutti in prova: Berlusconi nel suo ruolo di statista buono, i suoi seguaci attenti a non calcare troppo la mano (ma Cicchitto proprio non ce la fa), il Presidente Fini nel compito superpartes che vergognosamente abbandona rispondendo a Di Pietro. Ed è in prova l’opposizione, vittima di facili critiche: ancora non ha trovato lo stile giusto, si dichiara dialogante ma rischia di apparire accomodante. E questo Veltroni non può consentirselo, incalzato da un Bersani, ovviamente da Di Pietro e da un Tabacci assolutamente in forma e furibondo: ci hanno regalato Berlusconi per il resto dei nostri anni, sostiene infatti.
Dietro il cavaliere statista e il ripetuto sfoggio della mano tesa spuntano i suoi soliti interessi personali. Ne riconosco per ora tre, ma chissà quanti altri ce ne sono.
Primo: intrappolare l’opposizione in questa bonaccia che non consente la navigazione, anche perché sulle proposte concrete per risolvere i problemi della gente non c’è condivisione, ma non è consentito dirlo a voce alta in modo che anche i cittadini se ne accorgano. Bisognerà trovare il tono giusto ma ci vorrà tempo. E intanto all’interno del Pd è cominciata la resa dei conti.
Secondo: alcuni provvedimenti che il governo dovrà prendere saranno abbastanza impopolari. Finita la luna di miele con il proprio elettorato, Berlusconi pensa che gli sarà utile, necessaria una intesa con l’opposizione se non vuole solo protesta forte, in Parlamento e nelle piazze.

Insomma, è “buono” perché ha paura. E’ “ buono” perché è debole.
Terzo: il Quirinale. La sua mèta finale. Da plurindagato a presidente del Consiglio superiore della magistratura. E poi tutto il resto, gli onori, la gloria e la Storia.
Tre obiettivi chiari e decisi. Proprio quello che manca ancora dall’altra parte, quella che dovrebbe opporsi. Manca lo stile, la misura, gli scopi del fare opposizione. Per ora sono invece visibili e preminenti gli incontri, le strette di mano, gli ambasciatori, le dichiarazioni di fair play.
Come lavorerà il governo ombra? Come faranno i ministri ombra ad opporsi a quelli veri ad esempio nelle aule del Parlamento (visto che i ministri veri possono essere sia alla Camera che al Senato e quelli finti invece solo da una parte se sono parlamentari e in nessuna aula se non lo sono)? Perché ancora non dicono qualcosa sulla detassazione degli straordinari che servirà esclusivamente a far lavorare di più coloro che interessano ai datori di lavoro magari anche aumentando i rischi di incidenti e non aumenterà l’occupazione? Perché tacciono sul proposito di colpire banche e petrolieri, uno strano modo di avvertire, far sapere in anticipo ciò che forse dovrebbe esser taciuto fino all’ultimo istante? Perché questo quasi silenzio sui commissari per i Rom: dove si va a finire con un precedente del genere? E perché non si difende a voce alta il principio, il dovere di una informazione completa e responsabile su tutto e su tutti, specialmente da parte del servizio pubblico che tutti paghiamo? E via dicendo…
Non voglio lamentarmi, caro presidente Scalfaro e come vedi, non intendo nemmeno smettere di dire quello che penso.

Me lo avete insegnato tu e altre persone care.

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