Giustizia, i programmi elettorali a confronto

La maggior parte dei programmi elettorali per la giustizia, rinvenuti sui siti internet dei partiti, sono singolarmente scarni: qualche proposta indefinita, qualche indicazione direttiva priva di concretezza, dichiarazioni di volontà. Viene immediato metterli a raffronto con il programma di Prodi per le elezioni del 1996, compendiato persino in un libro redatto dal Prof. Flick, che esaminava tutti i possibili campi di riforma, proponendo innovazioni o soluzioni in ogni settore. In quel momento, l’utente od il cittadino era realmente informato di quali fossero le rotte che il governo intendeva seguire in questa materia cruciale per lo Stato di diritto. Le linee guida potevano essere o meno condivise, ma almeno aprivano un dibattito serio, non astratto, e provocavano un confronto su temi reali e dettagliati.Esaminando quanto risulta dal web, l’attuale situazione è profondamente diversa. Innanzitutto, il tema giustizia è pressoché in tutti i programmi trattato unitamente od immediatamente dopo l’argomento sicurezza pubblica. Non che quest’ultimo tema sia di poca importanza, anzi è rilevantissimo e, secondo i sondaggi, interessa direttamente il cittadino, che sente prossime le minacce alla sua incolumità. Per quanto poi possano rinvenirsi numerosi collegamenti tra i due temi, l’uno, la giustizia, non può e non deve essere ridotto all’altro. La sicurezza pubblica riguarda un numero limitato di reati, prevalentemente concerne l‘attività preventiva delle Forza dell’Ordine ed in campo processuale, la custodia cautelare e l’effettività della pena.Appare, pertanto, singolare che, nella fase attuale, in cui la Giustizia rivela profonde crisi, ed era oggetto di progetti di riforma (le commissioni insediate nella precedente legislatura per la modifica dei codici penale e di procedura) l’argomento acquisti importanza secondaria nella maggior parte dei programmi rinvenuti.Ad esempio, Casini, presentando il programma del suo partito ha indicato cinque stelle polari “Centralità della famiglia”, “Il merito sopra di tutto”, “Difesa della vita”, “Più sicurezza”, “Indipendenza energetica”, dalla quale risulta illustre assente la Giustizia, La Lega Nord ha titolato uno dei punti del programma “Sicurezza e legalità”, incorrendo in quella confusione che si è prima rilevata: il punto di volta espresso in quattro righe è equiparare la polizia locale alla Polizia di Stato ed ai Carabinieri.

Una iniziativa che dovrebbe suscitare dense discussioni per la diversa appartenenza dei corpi e le diverse, allo stato, competenze ed attribuzioni, nonché la necessità di corsi di formazione perché la polizia locale assuma le cognizioni ora proprie dei corpi statali.La Destra Fiamma tricolore sotto il capitolo “Sicurezza” (certamente il nome è tra i più gettonati della campagna elettorale) e “Immigrazione” propone congiuntamente: “la certezza della pena”, e la riduzione dei benefici della legge Gozzini. La sintesi dell’espressione non lascia neppure intendere quali istituti debbano essere riformati, in che termini debbano esserlo o se debbano essere aboliti. Si tratta per la verità di tutte le misure alternative al carcere per le pene detentive di minore durata da scontare o, per la parte residua, da eseguire. Inoltre, consiglia di istituire il “braccialetto elettronico” all’americana, obbligatorio perché il condannato possa accedere ai programmi di riabilitazione. Fermamente è espressa la convinzione contraria ad ogni indulto od amnistia. Prosegue il programma della Destra Fiamma tricolore “Lotta durissima contro la microcriminalità” quanto contro il crimine organizzato od il racket con innalzamento delle pene oggi previste. Le crasi anche in questo caso non chiariscono se si intenda porre allo stesso livello le due forme di criminalità oppure dedicare riforme a quelle che vengono denominate “micro”.(peraltro vi rientra la rapina già severamente punita) “Tolleranza zero contro lo spaccio di stupefacenti”; considerato che al momento non sussiste alcuna forma legale di indifferenza al fenomeno, che esistono corpi di polizia dediti alla sua repressione, che le pene edittali sono elevate, l’unico salto di qualità che viene proposto è l’introduzione dell’ergastolo per i grandi spacciatori, neppure definito il livello che merita tale qualifica.

Pare, perciò un’indicazione meramente simbolica.“Castrazione chimica per i pedofili”; il delitto è certamente orribile, ma, a mio parere, questo dato, se può consentire le attuali pene elevate, le cautele nella custodia cautelare che normalmente sono applicate dal Giudici, l’effettività della pena che mi risulta rispettata, non consente un moto retrogrado e l’applicazione di sanzioni penali corporali, superate dall’Illuminismo, anche se reintrodotte in regimi antidemocratici.“Rafforzamento dell’ordine sociale” si prevede il riconoscimento di maggiore dignità, ruolo e possibilità operative alle forza dell’ordine e ai pubblici ufficiali nell’ambito delle loro competenze. Lo slogan è un contenitore vuoto, privo di qualsiasi concretezza. Sotto lo specifico titolo GIUSTIZIA (quasi che le sanzioni per i pedofili e gli stupefacenti appartengono ad altre discipline) si propone la separazione funzionale delle carriere inquirenti e requirenti per “evitare l’attuale degenerazione delle correnti della magistratura” e “l’elezione a sorteggio del componenti del CSM”. L’ultima proposta richiederebbe, persino, ma il programma non lo indica, una riforma costituzionale (dell’art. 104 che impone l’elezione e non certo meccanismi ciechi come il sorteggio). Quanto all’altra è uno degli argomenti più tormentati e complessi della Giustizia e declinarla in due righe, senza neppure indicare le modalità con cui si intende attuarla ed (è noto che esistono diverse correnti), impedisce qualunque giudizio a chi non è assolutamente contrario alla soluzione, ma s’interroga onestamente sulle modalità applicative.Il capitolo nono della lista Di Pietro è integralmente dedicato alla Giustizia, Legalità e Sicurezza, con sicura articolazione delle differenze concettuali ed un’ampia visuale prospettica dei settori di intervento.Tratta in esordio del processo penale, ritenuto, correttamente tema nodale, il primo argomento c rappresentato dalla lunghezza dei processi e sono indicate le conseguenze e le cause (contraddizioni legislative, strutture non adeguate, scarsità di personale, decadimento dell’etica professionale di alcuni protagonisti del processo (e qui va dato atto che le colpe non ricadono neppure per il programma sui soli avvocati), “uso improprio delle misure garantiste come occasione di comportamenti ostruzionistici”.

L’espressione è grave e severa, addebita alla difesa di sfruttare alcune norme del codice di procedura penale per ritardare la celebrazione del processo. Un leit motiv che ricompare in numerosi convegni e che ha indotto, ora, alla convinzione che qualsiasi norma di protezione, se richiamata dal difensore, valga soltanto a protrarre il processo, con buona pace delle motivazioni garantistiche che la sorreggono. L’uso abnorme delle impugnazioni è altra espressione censoria che si rivolge alla difesa, quando, come noto, la critica della sentenza attraverso i mezzi consentiti costituisce un diritto. Se con ciò si intendono addebitare agli avvocati i tempi lunghi di celebrazione di alcuni processi è sufficiente contrapporre l’ampia ricerca condotta dall’Eurispes e dall’Unione delle Camere penali che è giunta a risultati sensazionali e del tutto contrari a tale assunto. Al di là delle polemiche il programma non si pone il problema se l’attuale codice di procedura a frutto di incessanti riforme dal 1989 ad oggi non sia da formulare ex novo.Le proposte concrete di Di Pietro sono due ed entrambe in astratto condivisibili: adeguamento del codice penale del 1930 alle situazioni sociali radicalmente mutate e processo di depenalizzazione alle sole situazioni in cui gli strumenti di controllo no abbiano funzionato.Per il processo civile si propone l’incremento del numero dei magistrati, ritenuto attualmente insufficiente ad assolvere l’oneroso compito. Non si pone però il problema del controllo di produttività e contenutistico; noto che per la stesura di una motivazione e per il numero di sentenze emesse vi sono notevoli discrasie anche di mesi tra i diversi magistrati.Si propone poi un aumento del budget destinato alla giustizia, fino al 34% del bilancio statale (e non sembra che la proposta sia da disdegnare).

Rendere concreto il recupero delle spese di giustizia a carico dei condannati; al momento l’istituto funziona con lentezza notevole; Infine si sollecita disporre dell’obbligatorietà del sequestro conservativo dei beni dell’indagato anche a garanzia del risarcimento oltre che del recupero delle spese di giustizia. Quest’ultima proposta appare inaccettabile. Esistono già le misure cautelari dei sequestri preventivo e conservativo che la parte civile può attivare a garanzia delle proprie eventuali obbligazioni. Si tratta, tuttavia, di provvedimenti che vengono assunti dal Giudice su richiesta delle parti quando ne ricorrano i presupposti concreti (indizi di colpevolezza, concreto pericolo di portare il reato ad ulteriore conseguenza o di dispersione del patrimonio). Ritengo sia assolutamente anti garantista che l’acquisizione della qualità di mero indagato (ossia si persona nei confronti della quale vengono svolte indagini, per verificare se vi sia materia per esercitare l’azione penale) determini automaticamente il blocco del suo patrimonio, per poi (in una notevole percentuale di casi) scoprirlo innocente. Gli automatismi non si coniugano bene con la giustizia che pretende valutazioni e discrezionalità tecnica.La Sinistra Arcobaleno dedica il capitolo secondo del programma a “Laicità, Diritti, Libertà”. Non specificamente alla giustizia, ma alcuni temi si intrecciano con l’argomento, come quello di ribadire l’applicazione della legge 194, richiedere il riconoscimento pubblico delle coppie di fatto, l’uguaglianza dei diritti dei generi, la proposta di una nuova legge sulla fecondazione assistita per eliminare i divieti della n.

40, il diritto al testamento biologico e il riconoscimento del rifiuto all’accanimento terapeutico, la riduzione ad un anno del periodo di separazione per ottenere il divorzio, l’abrogazione della Legge Bossi Fini che “pone i migranti in una condizione di perpetuo inaccettabile ricatto”.Si tratta di temi che intrecciano l’etica ed il sociale con le norme e propongono soluzioni per le più dibattute questioni degli ultimi anni.Per quanto interessa direttamente la giustizia, la Sinistra arcobaleno lamenta la discriminazione economica e richiede una normativa più adeguata per la difesa dei non abbienti. Ripropone l’emanazione del progetto di codice penale redatto nella precorsa legislatura dalla commissione Pisapia, l’abolizione dell’ergastolo e, sul piano processuale, la razionalizzazione delle risorse senza che vengano sacrificate le garanzie e i diritti dei cittadini nel processo. Un equilibrio che costituisce un punto di approdo difficile da raggiungere e che, a mio parere, può ottenersi in materia penale soltanto con l’approvazione di un nuovo codice di procedura, non frutto di compromessi, in commissioni miste, ma redatto da uno o due giuristi, in modo che sia in grado di offrire organicità e sistematicità le due caratteristiche senza le quali un processo non può equamente svolgersi e che sono andate perdute nell’attuale codice in una miriade di riforme e novelle, prive di collegamento o di riferimento ai principi guida originari.La Sinistra Arcobaleno, inoltre, insiste nell’utilità delle misure alternative alla detenzione, rilevatane, comunque, la capacità deterrente.

Il tema è evidentemente in aperta contraddizione con la tesi esposta in altri programmi. Si propone infine l’abolizione dell’ergastolo.
Il Popolo delle libertà rilascia due brevi pagine l’una “Più sicurezza”, l’altra “Più giustizia” all’interno del suo programma; nella prima sono mescolate proposte in forma – slogan come “aumento progressivo delle risorse per la sicurezza”, “maggiore presenza nel territorio delle forze dell’ordine”, “incentivi per l’installazione di sistemi di sicurezza nei pubblici esercizi”, “interventi all’UE per evitare sanatorie indiscriminate per clandestini”, “apertura di centri per l’identificazione e l’espulsione dei clandestini e contrasto alla loro immigrazione, nonché all’insediamento abusivo dei nomadi. Infine “lotta al terrorismo anche internazionale” controllando i centri collegati alla predicazione fondamentalista”. Conclude auspicando maggiore tutela dell’ordine pubblico ed aumento delle pene per i reati contro le forze dell’ordine”, che, allo stato, non mi paiono inadeguate. Appare evidente che il tema si concentra sulla xenofobia ed attribuisca i problemi sicurezza prevalentemente agli immigrati clandestini, tralasciando la macro e la micro criminalità decisamente italiane DOC. Sul versante giustizia propone il perfezionamento dell’azione intrapresa dal Governo Berlusconi per la riforma dei codici, la razionalizzazione delle leggi esistenti. Ignoro i progetti (che non mi risultano pubblicati) e non esprimo giudizi in merito, salvo l’insistenza sulla necessaria organicità e sistematicità del codice di procedura da emanare.

Il programma suggerisce l’attuazione dei principi del giusto processo per una maggiore tutela delle vittime e degli indagati. L’espressione è sufficientemente astratta per trovare tutti concordi. Peraltro nella passata esperienza sotto l’egida della denominazione di “giusto processo” sono state approvate norme ad personam di mero favore.“Aumento delle risorse per la giustizia con programma di priorità nell’allocazione”; anche questo è tema che non può incontrare, se non nella concreta attuazione, censura.“Garanzia della certezza della pena” con la previsione che i condannati scontino la pena inflitta. L’affermazione proviene dal partito che in gran parte ha votato per il contrastante provvedimento d’indulto.“L’inasprimento delle pene per i reati di violenza sui minori e sulle donne”. L’argomento dovrebbe attirare l’attenzione dell’elettorato (donne e famiglie) sennonché la riforma del 1996 ha introdotto sanzioni già elevate per quei reati a mio parere, ben adeguate alla loro gravità. Peraltro, va rammentata la complessa difficoltà di provare che un crimine di tale natura, in assenza di tracce di lesioni, sia stato perpetrato contro un minore e soprattutto un bambino, la difficoltà di accertamento derivante dalle consulenze tecniche e dunque la labilità ed onerosità del relativo giudizio.Limitazione all’uso delle intercettazione telefoniche ed ambientali al contrasto dei più gravi reati”; l’affermazione non indica la soglia di pena che le consentirebbe e già allo stato è abbastanza elevata, da evitare il ricorso a tale prova per fatti bagatellari.

Gravissima, invece, la proposta di vietare la pubblicazione e la diffusione delle intercettazioni (senza neppure indicare i tempi in cui queste diverranno accessibili) e la previsione di pesanti sanzioni per tutti coloro (utenti della giustizia, destinatari delle intercettazioni, giornalisti) che concorrano alla diffusione ed alla pubblicazione. Un chiaro articolo di Marco Travaglio su Micro Mega in questa estate ricordava l’irreparabile danno al diritto di cronaca che un simile divieto, accompagnato dal ricatto di pesanti sanzioni, comporterebbe al diritto di cronaca, commentando un disegno di legge dettagliato proposto dal governo Prodi (di cui parleremo in seguito).In chiusura il programma sollecita la riforma, anche costituzionale, della responsabilità penale, civile ed amministrativa dei magistrati. Non si intende cosa significhino penale, in quanto i reati previsti dall’attuale codice e dalle norme speciali sono applicabili anche ai Giudici e non lasciano spazi d’immunità. Minacce di sanzioni supplementari, oltre quelle esistenti, possono paralizzare la Magistratura e condurla all’inerzia. Simili proposte non debbono per la loro delicatezza assimilarsi a grida, ma essere articolate concretamente per consentire all’elettore una reale valutazione della loro portata e delle conseguenze.
Il programma del Partito Democratico è ben esteso, ma dedica soltanto due pagine, suddivise in quattro punti alla Giustizia, titolate “Diritto alla Giustizia in tempi ragionevoli”.

La lettera a) propone di ridurre “i tempi ed aumentare l’efficienza della giustizia”; lettera vuota, perché non si indicano gli strumenti per ottenere tale risultato.Ripropone, quindi, di proseguire nei progetti di riforma avviati dal1996 al 2002. Come nel programma Di Pietro di sollecita il più veloce recupero delle spese di giustizia, cui aggiunge la gestione del patrimonio confiscato e dei beni in sequestro da utilizzare diversamente che lasciarli per anni “in depositi infruttiferi, anche per incrementare il magro bilancio del Ministero. Sollecita riforme dell’ordinamento giudiziario come l’accorpamento di Tribunale, oppure intelligenti opere di riorganizzazione delle Cancellerie, l’introduzione del processo telematico, favorire la specializzazione dei magistrati nel settore dei diritti fondamentali ed ampliare la specializzazione delle sezioni per le tematiche economiche, introdurre il monitoraggio delle sedi giudiziarie per far emergere le prassi in atto più adeguate (si contano soluzioni adottate da Tribunali o Procure realmente efficaci), adottare misure straordinarie per la definizione del contenzioso arretrato (anche qui non si indicano le modalità di raggiungimento dell’ambito fine), incentivare la gestione manageriale degli uffici giudiziari. Nell’elenco numerato sub a) si rintraccia una singolare proposta “favorire una modifica dei contratti tra avvocati e clienti verso forme basate su premi alla rapidità”; proposta che portata all’assurdo indurrebbe i legali più rapaci al patteggiamento indiscriminato per lavorare meno e guadagnare di più o alla rinuncia a mezzi difensivi necessari per accertare l’innocenza del loro assistito.

Sottostante, la tesi smentita dall’Eurispes che la classe forense contribuisca alla lunghezza dei procedimenti. Sempre nell’ottica dell’accelerazione dei tempi processuali si propone: l’eliminazione della sospensione feriale dei termini processuali (la classe forense sarebbe l’unica a non avere il diritto neppure ad una breve vacanza) e la creazione ed il rafforzamento di un sistema di composizione delle liti extragiudiziale; qui purtroppo è noto che gli istituti giudiziari simili hanno prodotto risultati fallimentari e che la composizione delle vertenze avviene prevalentemente attraverso la mediazione dei difensori.Il capitolo b), per quanto breve suscita soverchie preoccupazioni, al titolo “intercettazioni si, violazione dei diritti individuali no”, di fatto ripropone i termini di un disegno di legge presentato nell’ultima legislatura, per molti versi paradossalmente convergente con le proposte attuali del Popolo delle Libertà. Infatti: propone l’introduzione del divieto assoluto di pubblicazione delle intercettazione telefoniche e delle ordinanze cautelari fino al termine dell’udienza preliminare associato all’introduzione di pene più severe delle attuali per la disobbedienza e talli da funzionare come efficace deterrente.Non è questa la sede per commentare i dettagli del disegno di legge (lesivo persino del diritto della difesa che non aveva neppure il diritto di ottenere copia di tutte le intercettazioni depositate dal P.M., quand’anche queste fossero risolutive per dimostrare l’innocenza dell’indagato, e ciò con grave perdita di diritti ben più importanti della riservatezza dei politici, imprenditori e cittadini indagati, che il PD intende tutelare).Quanto alla censura sulle intercettazioni la ritengo inammissibile ed antidemocratica: è possibile che un cittadino non possa sapere chi e perché è stato arrestato? Coincidenza fondamentale il disegno di legge veniva redatto proprio mentre la Corte europea dei diritto dell’uomo aveva condannato la Francia perché gli autori di un libro erano stati a loro volta condannati per aver pubblicato intercettazioni abusive attuate dall’amministrazione Mitterand, ed in Italia in spregio alla Convenzione Europea ed alla Costituzione si intende precludere la conoscenza persino delle intercettazioni legittime attuate dalla magistratura.Il divieto di pubblicare l’ordinanza di custodia cautelare è ancora peggiorato rispetto al disegno di legge, ora è proposto come assoluto (sino all’udienza preliminare), prima se ne poteva riferire il contenuto.

Resta il chiaro commento di Travaglio “Bontà loro, gli unanimi legislatori consentiranno ancora ai giornalisti di raccontare che Tizio è stato arrestato, e perché (anche per evitare strani fenomeni di desaparecidos, come nel Sud America di qualche decennio fa)” (Micro Mega, 4/07, pag. 100). Neppure questo brano d’informazione residua nel programma.Al punto c) si rinviene una proposta analoga a quella della Sinistra Arcobaleno sull’autodeterminazione del paziente a rifiutare l’accanimento terapeutico, tema intrecciato con l’etica, più che con il diritto.Il punto d) ribadisce la necessità di riconoscere pari diritti alle coppie di fatto, fine auspicabile.
*Giovanna Corrias, avvocato, fa parte del consiglio di direzione di LeG

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