Delusioni e voto del 13 aprile

“E’ necessario battere con il voto il cosiddetto Polo (oggi Popolo, ndr) delle libertà, in quanto in contrasto con la civiltà giuridica e con gli interessi europei”. Così cominciava, nel 2001, l’appello ai delusi del centrosinistra sottoscritto da Paolo Sylos Labini, Norberto Bobbio ed altri intellettuali italiani. L’appello è pienamente attuale: solo con il voto – ed aggiungo io: con il voto al Partito Democratico di Walter Veltroni – si dà il prossimo 13 aprile un serio contributo alla vita democratica e al futuro di questo paese. Mi rendo conto che nel popolo della sinistra e tra i soci di Libertà e Giustizia molte sono le perplessità e le critiche sia alla condotta dei rappresentanti del centro-sinistra nelle scorse legislature sia al programma – invero carente sotto molti ed importanti profili – presentato oggi dal PD. Si tratta di perplessità e critiche che, per molti aspetti, personalmente condivido: le dichiarazioni sulle riforme istituzionali sono inquietanti e vaghe, le posizioni sulla laicità e la tutela dei diritti sono insufficienti, le candidature proposte agli elettori in molti casi criticabili. E che dire della scarsissima attenzione dedicata a temi fondamentali come la giustizia e il pluralismo dell’informazione?E tuttavia bisogna considerare questo, che votare PD non vuol dire appiattirsi sulle posizioni odierne di Veltroni e che, pur votando PD, bisogna continuare ad opporsi a tutte le carenze e le lacune del PD. Il voto non esaurisce gli strumenti di azione politica di cui il cittadino dispone: chi contesta Veltroni sulla laicità o sulle riforme istituzionali dovrà continuare a farlo, anche dopo aver votato PD il 13 aprile.

Ma solo se il PD vince le prossime elezioni potrà esistere uno spazio politico nel quale cercare di affermare e di far crescere i valori di cui i soci di LeG sono portatori. Se vince Berlusconi, questo spazio non esisterà, perchè crescerà invece il degrado politico-culturale del quale l’Italia già oggi è vittima e la sua distanza dall’Europa e dal resto del mondo.Il voto non è uno strumento di protesta nè uno strumento identitario ma va utilizzato per quello che è: un mezzo per favorire, in un dato momento, il governo del paese da parte di uno dei candidati. Nessuno di noi si può permettere di dare un contributo, seppure in negativo, al prevalere della destra di Berlusconi. Berlusconi rappresenta la tentazione dell’Italia di restare attaccata al suo arcaismo: ma anche il ribellismo emotivo e l’interpretazione identitaria del voto sono aspetti arcaici, dai quali dobbiamo saperci separare. Tanti di noi si ribellano a quello che sentono come un ricatto del PD, basato appunto sulla prospettiva di una vittoria di Berlusconi: ma il ricatto viene dalla realtà e non dal PD ed è puerile pensare di esorcizzarlo negandone la veridicità. La prospettiva di una nuova vittoria di Berlusconi è veramente grave per il paese: persino un osservatore esterno misurato e certo non di sinistra come l’Economist ha fatto questa settimana un appello esplicito a che gli italiani votino per Veltroni, cosa davvero insolita per quel giornale. I limiti del PD sono a noi evidenti e LeG non cesserà certo di combattere in difesa della Costituzione, della laicità, della giustizia e della libertà di informazione anche dopo una vittoria del PD.

Voglio dire che bisogna essere oggi consapevoli delle opportunità e dei limiti del voto che ci aspetta: l’opportunità da non mancare è fermare il progetto eversivo di questa destra, il limite è che anche una vittoria del PD non risolve i problemi del paese. Per questo ci vorranno anni e una difficile crescita culturale dei cittadini italiani; ma almeno potrà conservarsi uno spazio nel quale cercare di migliorare le cose e continuare a combattere per i nostri valori.
* Elisabetta Rubini presiede il Consiglio di direzione di LeG

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