Elia: una riforma fisiologica per la stabilità dei governi

Una riforma della seconda parte della Costituzione è “fisiologica” perché quella attuale non è adeguata a garantire la stabilità del governo. Il presidente emerito della Corte costituzionale, Leopoldo Elia, sottolinea la necessità di rivedere solo alcune parti della Carta senza però toccare l’unitarietà del testo. L’occasione è il discorso per i 60 anni della Costituzione, celebrati solennemente nel Palazzo della Consulta alla presenza del capo dello Stato Giorgio Napolitano. “Non si può escludere che in un futuro meno vicino si possa integrare la prima parte della Costituzione con nuovi diritti già riconosciuti dalla giurisprudenza costituzionale, ma è indubbio – afferma Elia – che è la seconda parte a richiedere un intervento riformatore”. Si tratta di un intervento “di natura per così dire fisiologica”. Elia ricorda come già ai tempi dell’ Assemblea costituente ci fosse la consapevolezza che “per ragioni di vicendevole diffidenza sulle prospettive politiche future, la disciplina della forma di governo parlamentare disposta nel testo degli articoli 92-96 della Costituzione sia inadeguata a garantire (o almeno a promuovere) la stabilità e la capacità decisionale del governo”. Da qui la necessità, a detta del presidente emerito della Consulta, di procedere ad una serie di “integrazioni” della Carta, che “assimili, modernizzandola, la nostra forma di governo a quella tedesca e spagnola (e tendenzialmente a quella inglese) nei risultati di rafforzamento del potere governativo”.

Potere di proposta della revoca dei ministri, nuova disciplina del rapporto fiduciario monocamerale, sfiducia costruttiva: sono queste le integrazioni indicate da Elia. A queste, però, va aggiunta la necessità di adottare “una legge elettorale che assecondi la riforma costituzionale e una strutturazione partitica che congiunga l’ufficio di primo ministro con quello di leader del partito o della coalizione vittoriosa”.Secondo Elia, sono inoltre “auspicabili” aggiornamenti e coordinamenti per la “più chiara distinzione delle competenze tra Stato e Regioni”, “possibilmente con una legge ordinaria che tenga conto della incisiva giurisprudenza in materia, formata in questi ultimi anni dalla Corte costituzionale”. A parte queste modifiche, circoscritte alla Costituzione, per Elia non va dimenticato che la Carta è un unicum. Il referendum confermativo del giugno 2006 sulla riforma costituzionale, ribattezzata devolution, ha avuto un esito negativo che “forse é stato troppo sbrigativamente passato agli archivi”: “E’ arbitrario, a mio avviso, pretendere di pesare il voto ostile alla revisione in rapporto ai vari temi compresi nella riforma: devolution, forma di governo, bicameralismo. Sfugge così – aggiunge il presidente emerito della Consulta – il carattere globale della deliberazione popolare che intese, per la prima volta dopo l’entrata in vigore della Carta, confermare esplicitamente il valore della Costituzione come testo unitario. Il che non preclude emendamenti correttivi o integrativi ma induce a rifiutare l’idea di grande riforma o di ‘progetto organico’ di revisione”.

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