Il ministro di Giustiziache vogliamo

E’ difficile commentare la vicenda che vede in questi giorni protagonista il ministro Mastella: tanti temi si affollano alla mente e, allo stesso tempo, si è colti da un senso di scoramento. La condotta di Mastella ieri in Parlamento, il tenore del suo discorso, il fatto di aver del tutto accantonato il dovere istituzionale di presentare la relazione annuale sulla giustizia confermano in maniera clamorosa le profonde perplessità che suscitò, nel 2006, la scelta di questo rappresentate politico per il posto di ministro della Giustizia. Perplessità subito rafforzate dal provvedimento di indulto – dannoso ed inutile – che tanto è dispiaciuto ai cittadini italiani, di ogni tendenza politica. Perplessità del resto più volte emerse anche successivamente, tra l’altro in occasione dell’iniziativa disciplinare promossa contro un pubblico ministero che indagava contro lui stesso. Ma non solo: il sistema della giustizia in Italia è afflitto da gravissimi problemi e certo l’elettorato di centro-sinistra si aspettava che il nuovo ministro assumesse iniziative adeguate ad affrontarli. Così non è stato: grande dispendio di energie Mastella ha dedicato a tentare di limitare il ricorso alle intercettazioni telefoniche, non altrettanto solerte sembra essere stato nell’occuparsi dei tempi della giustizia e dell’efficienza del sistema, ormai al collasso. Ieri tuttavia si è assistito a qualcosa di inimmaginabile: a un ministro della giustizia che – di fronte all’iniziativa di un pubblico ministero che lo colpisce personalmente – anziché dichiararsi pronto a chiarire ai cittadini italiani qualsiasi profilo dubbio e mostrarsi fiducioso nella positiva soluzione della vicenda, si scatena in un attacco rabbioso alla magistratura, dichiarandosi vittima di un complotto, sostenendo a gran voce la dolosa falsità delle accuse mossegli (peraltro solo in fase di indagine) e collocando infine la sua personale vicenda all’interno di una sorta di epico conflitto tra la politica e la magistratura, nel quale quest’ultima riveste il ruolo del persecutore e la prima quello dell’agnello sacrificale.

Tutto ciò in Parlamento, dove si è altresì assistito ad una unanime presa di posizione dei rappresentanti di tutte le forze politiche a favore del perseguitato Mastella e a dichiarazioni di tale grottesca improprietà – qualcuno ha persin detto che siamo di fronte ad un’emergenza democratica: pensando forse che un’indagine in democrazia non può essere avviata contro un ministro o la di lui moglie – da far ritenere che davvero la classe politica italiana, senza distinzioni, si viva oggi come nemica giurata della magistratura. Inutile dire che si sprecano i commenti compiaciuti dei sodali di Berlusconi: l’avevano detto, loro, che i giudici erano pazzi, adesso l’ha capito anche Mastella! Nessuno sembra aver colto l’assoluta assenza, nella condotta e nel discorso di Mastella, di quel senso delle istituzioni che dovrebbe guidare un così alto rappresentante dello Stato; nessuno ha mosso obiezioni al fatto che un ministro della giustizia abbia pubblicamente accusato dei magistrati di complottare contro di lui e di costruire accuse false, evocando addirittura uno scontro tra potere politico e giudiziario, del quale lui stesso sarebbe vittima. Oggi poi, nel corso della conferenza stampa nella quale ha confermato le dimissioni, Mastella ha rincarato la dose, spiegando che della magistratura ci si deve fidare, ma non di quella che ti prende di mira personalmente, che è per definizione partigiana ed estremista. Ma l’autodifesa di Mastella ha toccato il suo vertice con la ripetizione della storica perorazione di Bettino Craxi nel 1992: ha detto Mastella che se è un concussore lui, che ha fatto pressioni per far nominare suoi protetti in alcuni posti pubblici, allora lo sono tutti i politici, perché cosa è la politica se non questo? Oltre alla storica chiamata in correità di Craxi, la convinzione espressa da Mastella riecheggia altresì la ben più recente dichiarazione di Berlusconi, di fronte alle notizie emerse circa il fatto che lui, proprietario delle tre reti Mediaset oltre che capo del governo, pilotava direttamente la gestione della RAI: anche Berlusconi ha detto stupito che la politica è questo, cioè – si intende – utilizzare il potere attribuito dagli elettori per servire i propri interessi personali, aziendali e di clan.

Da cittadini, abbiamo certamente a cuore che non si svolgano indagini sballate e inutili: tuttavia, ci pare che il problema di questo paese non sia un eccesso di accanimento giudiziario bensì una straordinaria carenza di strumenti efficaci (dunque competenti e pertinenti) per contenere la criminalità organizzata che affligge in misura così rilevante il nostro paese, anche attraverso i suoi legami con l’economia legale e con la politica, e per dare ai comuni utenti della giustizia un servizio degno di questo nome. Anche ammesso che l’indagine a carico di Mastella si riveli alla fine infondata (ma non lo darei per certo, viste le odierne ammissioni in ordine ai fatti contestati), la condotta che questi ha tenuto in questi due giorni – così immemore dei doveri e delle responsabilità legate al suo incarico – è ragione sufficiente per renderlo inadatto a qualsiasi ruolo istituzionale. Anziché allinearsi alle improvvide dichiarazioni di Mastella, il presidente del consiglio farebbe bene ad offrire al paese un ministro della giustizia all’altezza del suo compito.
*Elisabetta Rubini presiede il Consiglio di direzione di LeG

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