I costi del federalismoScontro Sartori-Violante

Botta e risposta tra Giovanni Sartori e Luciano Violante. Il politologo punta il dito sul “Palazzo di sinistra”, sospettato di aver disegnato un “progettino costituzionale”, solo perché “si vuole ingraziare Bossi per aiutare il governo Prodi a sopravvivere”. Da questa premessa, la conclusione: “Come già in passato, si svende il Paese per trenta denari. E su questa premessa dico la birbonata che covo in seno. Ho sempre chiesto: quanto costerà il federalismo? Costerà non solo in denaro (in sprechi di denaro) ma anche in inefficienze e appesantimenti burocratici aggiuntivi? Come forse qualcuno ha notato, sul punto è calata una cappa di silenzio. Mistero”.
Pronta la replica del presidente della commissione Affari costituzionali alla Camera. “La istituzione del Senato federale – scrive Luciano Violante al Corriere – non è frutto di un oscuro patto con la Lega; è il completamento della riforma approvata nel 2001 dal centrosinistra”. Quanto ai costi del federalismo, “Sartori ha ragione”, ammette il presidente Violante, “Forse la vera lacuna del progetto sta nel non aver proposto una norma che imponesse la cancellazione degli organismi diventati inutili per effetto del conferimento delle loro funzioni ad altri enti.

Proporrò l’integrazione ai due relatori del progetto”.
Sartori dissente: “I costi dei quali stiamo parlando non sono soltanto sprechi di denaro; sono anche, e sempre di più, costi di inefficienza e di disfunzioni. Li vogliamo rendere intoccabili, e persino eternizzare, sotto le mentite spoglie di un federalismo?”

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