Lettera aperta ai presidenti dei comitati Veltroni e ai segretari di Ds e Margherita, Fassino e Rutelli

Carissimi,abbiamo deciso tutti insieme, con Romano Prodi, nei congressi di Ds e Margherita, e poi nel comitato dei 45, che il Partito democratico dovrà nascere da un grande e inedito evento di partecipazione popolare: una assemblea costituente, eletta da tutti i cittadini che il 14 ottobre si presentino al seggio allestito nel loro luogo di residenza, scelgano di sostenere il progetto costituivo del Pd e versino un contributo di autofinanziamento.
Abbiamo preso la decisione di far nascere il Partito democratico con il metodo “una testa, un voto”, perché vogliamo dar vita ad un partito davvero nuovo, che segni una svolta nella concezione stessa che dei partiti ha avuto ed ha tuttora la cultura politica prevalente in Italia.
Vogliamo un partito che non sia concepito come un bene privato, di proprietà dei suoi fondatori, dei suoi dirigenti, dei suoi militanti: una visione che è alla base dell’attuale esasperata frammentazione politica e della stessa crisi del rapporto tra partiti e cittadini.
Al contrario, sulla falsariga del modello prevalente nelle grandi democrazie, vogliamo un partito pensato come una istituzione civile, che svolga una imprescindibile funzione democratica e che come tale appartenga a tutti i cittadini che, riconoscendosi nei suoi orientamenti di fondo, vogliano abitarlo ed utilizzarlo “per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, come recita l’articolo 49 della Costituzione.
L’ambizione di questa scelta impone a noi tutti di valorizzare il carattere “costituente” dell’assemblea che andiamo ad eleggere il 14 ottobre e di contrastare ogni riduzione di quel passaggio, che abbiamo voluto e pensato di portata storica, ad una ordinaria elezione di un ordinario organismo dirigente: di un partito che, a quel punto, finirebbe per nascere nel segno della continuità, culturale prima ancora che organizzativa, con il tradizionale modello di forza politica.
Dobbiamo dar vita all’assemblea costituente di un partito che nasce, non al consiglio nazionale o al comitato centrale di un partito che già c’è.
Vogliamo un partito nuovo, in cui nessuno arrivi con forme organizzate o correnti, in cui tutti si sentano chiamati a “mescolarsi” con gli altri, in un libero scambio di idee, di convinzioni e di culture politiche che sempre di più farà sentire ad ognuno di essere non una sola cosa, ma più d’una insieme.

Così si definirà la nostra nuova identità comune.
Decisiva risulterà la composizione dell’assemblea, che per svolgere in modo autorevole la sua “straordinaria” funzione costituente, dovrà essere realmente rappresentativa della grandezza del popolo del Partito democratico.
Dovrà raccogliere le grandi energie delle quali dispongono le due formazioni politiche, Ds e Margherita, che hanno avuto il merito e il coraggio di intraprendere questo percorso. E vorrei fosse riconosciuto l’impegno generoso di quei militanti delle forze politiche che già due anni fa contribuirono al successo delle primarie. A questi militanti deve andare il rispetto di tutti. Insieme dovrà raccogliere, l’assemblea costituente, le energie delle associazioni uliviste che in anni difficili hanno saputo tenere aperta una prospettiva che i più consideravano irrealistica. Allo stesso modo, dovrà rappresentare la vasta platea degli amministratori locali, eletti direttamente dai cittadini.
E soprattutto, l’assemblea dovrà riuscire a mettere in rete le migliori risorse delle quali è ricca la società italiana e che la politica non sa o spesso non vuole valorizzare: penso alle tante, straordinarie esperienze di innovazione che agiscono nei mondi del lavoro, della produzione e delle professioni, delle istituzioni, al grande serbatoio morale e civile del volontariato e dell’associazionismo sociale e culturale, al vasto patrimonio di competenze e di passione disseminato nelle scuole, nelle università, negli enti di ricerca.
E’ essenziale, ai fini del successo di questa nostra grande impresa comune, che ci impegniamo insieme a promuovere liste che in tutti i collegi rappresentino e valorizzino, anche con l’adeguata presenza nelle teste di lista, la molteplicità di apporti, politici, amministrativi, intellettuali, sociali e civili, alla costruzione del partito nuovo; favoriscano l’incontro tra le culture politiche e il rimescolamento delle appartenenze partitiche; trasformino radicalmente la composizione della classe dirigente italiana, oggi terribilmente invecchiata e quasi esclusivamente maschile, prevedendo, accanto alla quota obbligatoria del 50 per cento di donne, una consistente presenza giovanile.
E’ in questo spirito che nei prossimi giorni mi permetterò di indicare, a chi nelle diverse realtà regionali si sta organizzando per sostenere la mia candidatura, un’ampia rosa di centinaia di nomi di personalità che rappresentino le qualità migliori della società italiana.

Personalità autorevoli, indipendenti, la cui presenza, per le loro competenze, per la loro esperienza, per il loro impegno nella vita quotidiana del Paese e per la passione civile che le anima, è di vitale importanza per il successo della vera e propria rivoluzione democratica che il Pd intende rappresentare. E’ questo, per me, un punto decisivo, pregiudiziale: non potrò infatti sottoscrivere l’apparentamento a liste che non rispecchino tali caratteristiche di pluralismo, di innovazione e di apertura.
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Penso anche che l’assemblea costituente dovrà esprimere la volontà del Partito democratico di aprirsi ad un più vasto orizzonte europeo e mondiale. Per questo, se sarò eletto, proporrò all’assemblea di chiedere a leader politici e ad intellettuali del campo riformista e democratico internazionale di portare alla costituente del Pd il contributo della loro esperienza e della loro riflessione, vissute e maturate in altri paesi d’Europa e del mondo.
Il successo del Partito democratico è strettamente legato anche alla qualità del processo di costruzione di nuovi gruppi dirigenti nelle diverse regioni. La decisione di accompagnare l’elezione dell’assemblea costituente e del segretario nazionale, con un analogo percorso costituente regionale, deve essere intesa come una precisa scelta di modello di partito: vogliamo un Pd al tempo stesso nazionale e federale. Un partito impegnato nella ricostruzione di robusti legami di solidarietà e di coesione nazionale e proprio per questo saldamente radicato nella pluralità e nella diversità dei contesti regionali e locali che da sempre contraddistinguono il nostro paese.
Sia nell’elaborazione degli statuti regionali, sia nella scelta dei nuovi dirigenti, penso quindi che si debba non solo rispettare, ma anzi valorizzare l’autonomia di ogni contesto regionale e locale, autonomia che peraltro ha già portato, fin dall’inizio, a diverse candidature nate come libera espressione della società civile.

Di procedere in questo modo lo impone la coerenza con la scelta di far nascere il partito nuovo attraverso un percorso di ampia partecipazione dal basso. Va quindi contrastata anche la sola impressione che si intenda procedere alla scelta dei nuovi dirigenti attraverso pratiche di cooptazione, centralistiche e spartitorie.
Penso ci si debba piuttosto impegnare tutti perché dalle elezioni del 14 ottobre emerga, anche attraverso competizioni aperte alla partecipazione di più candidati, un gruppo di segretari regionali che veda la presenza di molte donne e, accanto a giovani dirigenti di partito, noti per il loro impegno a favore del Pd, l’apporto di energie nuove, provenienti dal mondo del lavoro, della cultura, delle professioni, delle istituzioni.
Un gruppo dirigente così rinnovato, sia a livello nazionale che nelle regioni, sarà tanto più necessario in vista del grande lavoro che ci aspetta, quello della costruzione di una identità comune, non solo sul terreno della proposta politica, ma anche sul piano della elaborazione culturale, come su quello delle forme organizzative.
Dovremo ad esempio ripensare, con i tempi che saranno necessari e valorizzando il prezioso patrimonio di esperienze di massa accumulato in decenni di storia politica democratica, il modo di essere di grandi eventi collettivi come le feste di partito, in modo da favorire, anche sul piano simbolico, la costruzione di una identità condivisa.
Dovremo fare tutto questo, dando vita ad un partito che sia grande per la partecipazione popolare che deve saper promuovere, ma lieve per la sua struttura e i suoi costi.

Se è vero, come denunciavano nei giorni scorsi Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, citando una ricerca prodotta per la Camera dei Deputati, che il contribuente italiano paga per il finanziamento dei partiti molto di più degli altri contribuenti europei, dobbiamo dire con chiarezza che è giunto il momento di riportare la nostra spesa pubblica per il finanziamento dei partiti ai livelli del resto d’Europa.
Sono convinto che attraverso scelte chiare e coraggiose come queste, sapremo restituire credibilità alla politica e faremo crescere intorno a noi, interesse, fiducia e partecipazione.
Abbiamo visto tutti come il solo annuncio della concreta nascita del Partito democratico abbia messo in moto tante energie e abbia al tempo stesso messo in discussione gli attuali assetti politici. Nello stesso schieramento di centrodestra si sta facendo strada l’ipotesi di dar vita ad una nuova formazione, nell’evidente tentativo di far fronte in qualche modo alla grande novità rappresentata dal Pd.
Stiamo attenti a non sciupare tutto proprio ora, a non ricadere in vecchi vizi. Abbiamo una straordinaria occasione. Pensiamo prima di ogni altra cosa ai grandi obiettivi che ci uniscono, lavoriamo insieme alla costruzione del Partito democratico, per ridare speranza agli italiani, per fare il bene dell’Italia.
Walter Veltroni

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