Perché mi fermo qui

La segreteria tecnica del Partito democratico ha accolto «con riserva» la presentazione delle firme per la mia candidatura. La ragione della «riserva» è che molte di quelle firme (ovvero dei moduli rituali) mi sono state inviate via fax da persone che non potevano consegnarmele di persona perché io non ho alcuna organizzazione attiva in tutto il Paese, e perché, anche nei giorni della raccolta di firme, non ho mai potuto abbandonare il Senato. In Senato, come è noto, la presenza è costantemente obbligatoria per chi è membro della maggioranza.È un impegno che viene prima della candidatura.La candidatura, dunque, è stata sostenuta da una partecipazione volontaria e amichevole di cittadini che hanno fatto, come potevano, quel che potevano, negli ultimi caldissimi giorni di luglio e mentre molti erano già in vacanza.La complicata richiesta di certificazione è stata il più delle volte affrontata e superata (devo una particolare gratitudine ai due consiglieri comunali di Rivalta Paolo Cugini e Giorgio Rosental e al senatore Montino, consigliere provinciale di Roma, e all’avvocato Chiara Argenio di Avellino).Ma la consegna personale dei moduli, da Rovereto a Marsala, è stata spesso impossibile, i tempi troppo stretti per usare la Posta. Ora la segreteria tecnica del Partito democratico mi chiede, entro «48 ore», gli originali di ogni modulo pervenuto in fax dai vari angoli del Paese. È impossibile. Non solo i giorni di agosto non sono i più adatti, sono anche giorni di presenza obbligatoria in Senato, con tre diverse importanti leggi da votare prima dell’interruzione estiva.Desidero far sapere ai lettori dell’Unità che ho risposto con la lettera che segue:«Nel vostro comunicato di oggi mi annunciate di avere accolto “con riserva” le firme della mia candidatura in quanto molte di esse appaiono in moduli inviati via fax, dunque fotocopiati.

E mi chiedete “entro 48 ore” gli originali. Mi rendo conto che la vostra richiesta è legittima in base alle antiche regole burocratiche che questa vostra segreteria si è data, scegliendo di ignorare un’altra Italia dell’Ulivo, quella delle autocertificazioni introdotte nella vita italiana dalle leggi Bassanini. Comunque, in base a quelle regole, nel mio caso,a differenza degli inspiegabili casi Pannella e Di Pietro (esclusi per ragioni politiche da una segreteria tecnica) avete ragione. Nonostante ciò non potrò adempiere all’impegno che mi avete assegnato per le stesse ragioni che mi hanno costretto ad accettare fax da sostenitori generosi e amichevoli che però non potevano consegnarmi i moduli di persona. La ragione è che non sono in condizioni, come è noto, di allontanarmi dal Senato. In questi giorni d’agosto, in cui del resto sarebbe arduo rintracciare in varie città italiane gli originali dei miei fax, e non avendo strutture nazionali o partitiche cui fare riferimento o da cui farmi rappresentare, continuo nel mio impegno che chiede presenza in Senato e rinuncio alla candidatura».***Dedico a coloro che hanno seguito con amicizia la mia candidatura e che ricordano che mi ero candidato quando Veltroni, a cui faccio i migliori auguri, era solo in campo, due riflessioni che nascono da questa utile esperienza che ora si chiude.La prima è che c’è stata una contraddizione, certo disorientante e dannosa, tra regole complicate e vetero burocratiche e informazione quasi inesistente.

L’organo tecnico del partito democratico è un oracolo oscuro che non comunica nulla e parla solo con risposte tardive che arrivano comunque solo dopo i fatti compiuti. Il numero di cittadini che avrebbero partecipato è molto più grande di coloro che hanno effettivamente risposto con il loro voto. È un peccato e una perdita per l’intera avventura.La seconda riflessione è che queste “primarie” avrebbero dovuto essere primarie “costituenti”, dunque fatte per fondare e stabilire le sue regole. Invece regole ferree bloccano il percorso all’inizio e non alla fine del lungo lavoro di costruzione di un partito. Organi tecnici decidono questioni di estrema rilevanza politica, tali da dover essere poi approvate o smentite dagli elettori. Ancora una riflessione meritano i passi successivi che mi aspetterebbero se restassi in gara. Ieri il presidente Marini ha annunciato che il Senato tornerà a riunirsi il 12 settembre. Come adesso, la presenza sarà continua. Ma sono i giorni un cui un candidato dovrebbe battere ogni angolo d’Italia in cerca della quota 47mila voti, difficile comunque. Ho già scritto che è una sorta di sport estremo, ma più difficile se la scelta della candidatura comporta l’assenza dal Senato e dunque il rischio di caduta del governo.Perciò, no. Grazie di cuore a chi mi ha dato il voto, fax inclusi.

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