Lettera aperta a Walter Veltroni

Caro Walter, sono tra i 160 che hanno firmato per la tua candidatura. Credo opportuno dar conto a te e ai lettori delle ragioni che mi hanno fatto deflettere dalla decisione, vecchia di mezzo secolo, di astenermi da qualsivoglia forma di adesione ad un partito, sia pure in fieri. La prima ragione attiene al convincimento che mai, dalla Liberazione in poi, si era aperto un distacco tanto profondo tra la grande maggioranza del popolo e il ceto politico, distacco assai più sofferto nell´elettorato di centro sinistra che in quello di centro destra, per ragioni che definirei di Dna. Questa frattura si è allargata in modo esponenziale nel corso dell´attuale esperienza di governo. Il secondo motivo risiede nella speranza che sia ancora possibile riaprire una prospettiva al riformismo di centro sinistra ma a condizione che si metta in grado in tempi davvero brevissimi di reinventare radicalmente la propria politica, i suoi contenuti, i modi di presentarla e. soprattutto. di delimitarne gli invalicabili confini. La tua candidatura, alla testa di un nuovo partito, chiaramente votato alla missione suddetta (il che oggi ancora non è) mi appare l´unica, residua chance per riportare il centro sinistra in grado di competere. Questa candidatura non sembra – e sta anche a te che seguiti a non sembrare – come un compromesso di apparato ma come frutto del consenso di massa che hai saputo conquistarti a Roma e anche fuori per il modo con cui hai governato la Capitale, dimostrando agli italiani che è possibile coniugare il consenso e la buona amministrazione.Vorrei ora manifestarti qualche impressione sulla tua apertura di campagna per le primarie di ottobre.

È una campagna duplice : per un verso tesa ad eleggere il leader del Pd, per l´altro a delineare nei confronti dell´opinione pubblica il profilo del nuovo partito, Dal discorso di Torino, dove ponendo la difesa degli interessi delle giovani generazioni come crinale per una riforma del Welfare, hai indicato una scelta politica tutt´altro che scontata nei confronti di quanti seguitano a preoccuparsi dell´intangibilità delle posizioni acquisite, alle dieci riforme istituzionali elencate nella “proposta” pubblicata sul Corriere, esce confermata la tua volontà di rinnovamento. Eppur tuttavia la mia impressione è che in essa sia ancora poco percepibile il motivo conduttore. Posso anche sbagliarmi, ma chi come me reputa che la rottura tra ceto politico e società civile sia l´aspetto essenziale di un disagio devastante e pericoloso (tu parli giustamente di “democrazia malata”) non riesce a individuare la via del recupero né nel ventaglio di ricette economiche, per quanto accattivanti e neppure nella riedizione di un elenco di riforme istituzionali, certamente indispensabili ma, dopo decenni di fallimenti, non in grado di coagulare grandi consensi di popolo. Capisco il tuo sforzo per delineare un compromesso unitario nella fusione del nuovo partito, ma questo non sarà sufficiente per riconquistare il rapporto perduto con un a parte crescente di elettori (l´ultimo sondaggio Ipsos sui lavoratori dipendenti vede in un anno la propensione per il centro destra passare dal 29 al 45% e quella per il centro sinistra scendere dal 42 al 32%).

Nel tuo decalogo accenni alla questione centrale quando ammetti che «è sotto negli occhi di tutti la crisi di un sistema allo stesso tempo costoso e improduttivo, tanto invadente nella occupazione del potere… quanto impotente nell´esercitarlo per affrontare i problemi del Paese». Il discorso, però, si ferma lì, tacendo sulle forme di questa occupazione che si estende a tutto il sistema pubblico e parapubblico, dagli ospedali alla Rai, ai 6000 enti, società, agenzie, proliferati in ogni Regione, col solo fine di collocare una nuova classe rampante, autoreferenziale, non valutabile col metro della professionalità ma della fedeltà alla corrente politica di riferimento. E´ questo che impedisce ostacola il futuro ai giovani preparati, alle competenze acquisite, al merito dei volenterosi. E´ qui anche l´origine vera dei costi enormi e improduttivi della politica in Italia . In questo senso i ritocchi di questi giorni vengono percepiti dall´opinione pubblica come un belletto spudorato con cui una invecchiata soubrette tenta di mascherare la devastazione estetica. È qui che passa la faglia di rottura tra classe politica e società. Il partito democratico sotto la tua guida potrà vincere la sua battaglia se saprà presentarsi e agire come campione di una gigantesca opera di pulizia che scacci i mercanti dal tempio della politica e lo restituisca alle sue vere funzioni. Altrimenti sarà tutto inutile.

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