Perché scelgo Walter

Il 14 ottobre voterò Walter Veltroni e da qui a quella data sosterrò la sua candidatura a segretario nazionale del Partito Democratico. Perché, qualcuno mi ha chiesto? Perché non la Bindi, che è una donna? Perché non Letta, che è più giovane? Per molte ragioni che hanno a che fare con ciò che penso del Partito Democratico, con le idee che credo debbano esserne alla base, e soprattutto con l’eccezionalità del momento.Il 14 ottobre non è un passaggio ordinario nella vita di un partito che c’è già.È l’atto di nascita di una grande forza riformatrice, progressista, popolare che si rivolge a tutte le persone che vogliono contribuire a fondare questo partito nuovo.Non ho sempre condiviso le scelte e le posizioni di Veltroni, ma oggi lo voto con convinzione e non per necessità o per «disciplina». Ho anzi considerato la sua disponibilità a candidarsi per questo ruolo un gesto di grande responsabilità e di consapevolezza della straordinarietà del passaggio che stiamo affrontando.L’esperienza politica e di governo di Walter Veltroni si sono sviluppate dentro una fase travagliata e complessa della vicenda della sinistra democratica italiana. Veltroni è stato tra i principali protagonisti della nascita dell’Ulivo ed è stato senza dubbio tra i più convinti sostenitori della trasformazione dell’Ulivo in Partito Democratico. La sua storia di dirigente politico – dal Pci ai DS – e la sua più recente stagione di Sindaco di Roma sono state segnate dall’idea della necessità di una forte innovazione della cultura politica della sinistra.

Ecco perché oggi la sua figura è percepita (a ragione) da una larga opinione pubblica di centrosinistra, ulivista, progressista come la più coerente con il progetto del Partito Democratico. Una candidatura difficilmente riconducibile ad uno solo dei partiti che oggi si stanno sciogliendo nel PD.Naturalmente ora questa «dote», questa grande popolarità e fiducia di cui Veltroni gode tra i cittadini sono alla prova delle risposte che saprà/sapremo dare ai problemi del Paese. Il suo discorso a Torino – e successivamente gli approfondimenti sui giovani, sul welfare, sulle riforme istituzionali, sul Nord – ha reso evidente la sfida e hanno messo in luce temi e priorità che condivido.Veltroni ha posizionato il PD esattamente là dove credo che debba stare: nel cuore del centrosinistra (ricordate i dibattiti sul trattino? Quanta acqua è passata sotto i ponti!!!), con l’ambizione di dare risposte «di sinistra» a questioni inedite e intricate (precarietà, sicurezza, ambiente, sviluppo, democrazia nel mondo globale). Ho apprezzato un impianto riformista che non rincorre la destra sul suo terreno, ma che neppure si rifugia nel richiamo astratto a valori e identità tradizionali della sinistra. Credo che il riformismo di cui abbiamo bisogno non sia per niente uno spostamento verso posizioni centriste e moderate e che anzi esso debba nutrirsi di radicalità, nettezza, coraggio. Le altre candidature – in particolare quelle di Rosy Bindi ed Enrico Letta ai quali pure mi legano tanti valori e obiettivi comuni – non si discostano molto da questo profilo.

Semmai cercano di evidenziare temi più specifici poiché si pongono meno di Veltroni la necessità di fare una sintesi convincente per l’insieme delle forze che si riconoscono nel PD. Ma oggi è anche e soprattutto di sintesi che abbiamo bisogno. A unirci e dividerci per affinità culturali e per consonanze programmatiche si farà in tempo, spero in modo più flessibile rispetto alle vecchie logiche correntizie.In questi primi giorni di campagna per le primarie del 14 ottobre ho sentito una critica davvero incomprensibile alla candidatura dell’attuale sindaco di Roma, secondo cui essa sarebbe frutto degli «apparati». A questa motivazione hanno fatto riferimento sia altri autorevoli candidati sia – seppure in forme diverse – alcuni tra i DS che lamentano l’assenza di altre candidature del nostro partito che avrebbero avuto il compito di rafforzare la presenza della sinistra riformatrice nel PD.A parte il paradosso di un Veltroni a cui ora si rimprovera di essere troppo vicino ai partiti che si scioglieranno nel PD, dopo averlo rimproverato per essere stato troppo autonomo e distante da quegli stessi partiti, trovo comunque che questo non sia più il tema. I partiti che esistono oggi dopo il 14 ottobre non ci saranno più. È chiaro? Il PD non nasce contro i Democratici di Sinistra e la Margherita, per fortuna dico io. Nasce per una scelta consapevole dei DS e della Margherita e per andare oltre i loro confini. A chi servirebbe far morire il bambino nella culla? Perché continuare a descrivere i Democratici di Sinistra e la Margherita come tenacemente protesi ad evitare che nuove forze si possano mettere in moto e diventare protagoniste nel PD? Abbiamo attraversato tanti momenti di tensione quando è sembrato che il progetto del PD si inceppasse.

Credo vada riconosciuto ai gruppi dirigenti dei due partiti – e se mi è consentito ai DS e a Fassino in particolare – di averci creduto, di essersi impegnati sul serio per far nascere il Partito Democratico attraverso una grande partecipazione popolare, anche prendendo qualche rischio per un percorso del tutto originale ed aperto. Se oggi in tanti si riconoscono nella candidatura di Walter credo sia anche perché è maturata l’idea che con il Partito Democratico sia finalmente possibile superare una astratta e perversa contrapposizione tra partiti e società. E questo è un bene, perché il PD dovrà essere un partito aperto, flessibile e al tempo stesso organizzato, popolare, radicato nella società. La storia di Veltroni – i suoi successi e, se mi si consente, anche i momenti meno brillanti che abbiamo vissuto insieme – rende questa idea di partito credibile.Infine una considerazione tutta politica: il giorno dopo il 14 ottobre tutti andranno a leggere due cifre. Il numero delle persone che saranno andate a votare e la percentuale che avrà ottenuto il segretario eletto. Quanto più alte saranno quelle due cifre tanto più per il PD sarà un buon inizio. È straordinariamente importante che in tanti e tante vadano a votare il 14 ottobre ed è importante anche che il segretario, che credo sarà Walter Veltroni, abbia ottenuto un consenso ampio. Dopo il 14 ottobre saremo tutti nello stesso partito, ci aspetta un lavoro complicato e affascinante. Lo dobbiamo affrontare con la serenità e la consapevolezza delle nostre risorse e dei nostri limiti.

Avere una guida autorevole, forte del voto di tante donne e uomini, giovani e anziani, diessini, “margheritini” e senza appartenenza credo sia il modo migliore per affrontare l’impresa.* Vicepresidente gruppo dell’UlivoCamera dei deputati

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