“Fare un’Italia nuova”La sfida di Veltroni per il Pd

“Fare un’Italia nuova, unirla e farla sentire una grande nazione cosciente e fiera di sè: è questo il senso del Partito democratico”. Comincia così, al Lingotto di Torino, l’atteso discorso di Walter Veltroni. In una sala gremita, caratterizzata dal colore verde e dalla gigantografia di una moderna città ideale, il sindaco di Roma scioglie le riserve per proporsi alla guida del nuovo Partito democratico. “Il Pd è il partito che dovrà dare una spallata ai conservatorismi di destra e di sinistra. Il Pd nasce per unire gli italiani, ciò che oggi viene contrapposto: nord e sud, giovani e anziani, lavoratori autonomi e dipendentiUnire nord e sud. Ridare speranza ai nuovo italiani, per la prima volta convinti, dal dopoguerra, che il futuro faccia paura. Il Partito democratico – ha proseguito – nasce per quei milioni di italiani che credono nell’innovazione, nel merito. Quei milioni di italiani che spesso trovano la politica chiusa. Il Pd, proseguie Veltroni, sarà “una forza riformista che l’Italia non ha mai avuto. Sarà il partito del nuovo millennio e della libertà, che sfiderà i conservatorismi di destra e di sinistra. Un’esperienza decisiva, resa possibile dalla confluenza di grandi storie politiche che hanno restituito la libertà e hanno consentito all’Italia di crescere nella democrazia”.
C’è un passato del Pd che affonda le sue radici nella nostra storia politica: “quelle formazioni che hanno fatto crescere l’Italia e gli italiani.

Quanta strada da quando de Gasperi alla conferenza di Parigi diceva ‘tutto, tranne la vostra personale cortesia è contro di me’”. Ora però il Paese ha bisogno di un partito nuovo, “un partito del nuovo millennio, una forza libera che non nasce dal nulla e insieme un partito tutto nuovo. Un partito per il quale ha speso tutta la sua energia il fondatore dell’Ulivo Romano Prodi. Il Partito democratico è il partito a cui ha pensato e lavorato e al quale si è speso con coerenza e determinazione Romano Prodi al quale va il mio grazie”.Innovazione, talento, merito sono parole ricorrenti nel discorso del futuro leader del nuovo partito. l suo discorso è dedicato a quei “milioni di italiani che hanno voglia di fare qualcosa per il loro paese ma spesso trovano una politica chiusa e che se si imbattano in una forza politica, trovano correnti non idee”. Veltroni convince la platea che applaude interrompendo più volte il discorso. “Il 14 ottobre, sono sicuro, nasce una forza nuova che permette a chi ci crede contemporaneamente di iscriversi e candidarsi”. Non è mai stato così e il sindaco di Roma che è stato anche alla guida dei Ds non dimentica di sottolinearlo: “Di solito un partito nasce da scissioni o da proiezioni di leader carismativci. Non sarà così, per questo abbiamo voluto il principio una testa un voto. Ds e margherita e per primi Fassino e Rutelli che hanno saputo guidare i due partiti all’appuntamento decisivo, hanno avuto il merito di cogliere l’occasione, il coraggio di accettare la sfida e mettere in gioco se stessi con generosità che non ha precedenti”.

“Il mio pensiero – dice Veltroni – è rivolto al coraggio e alla passione di tanti italiani”.Il lavoro è uno dei cardini del discorso. “E’ la precarietà quella che noi dobbiamo combattere. In un tempo fantastico della loro vita ai giovani viene chiesto solo di aspettare. La vita non può essere saltuaria, non può essere part-time. Spetta alla comunità rendere certo l’incerto. È la lotta alla precarietà è la grande frontiera attuale che il Pd ha davanti a sè. Parlo non da uomo politico o di parte, ma da italiano che ama il suo Paese e che mette il bene di tutti prima di ogni particolarismo e vedo anche sengi di preoccupazione. Vedo la tendenza all’ illegalità diffusa, a difendere con i denti i grandi e piccoli privilegi. E vedo crescere uno stato d’animo di malessere, di stanchezza e pessimismo. Questi sono segni di un declino mentre l’Italia ha bisogno di crescita”.
Loda il governo di Prodi: dal futuro Partito democratico arriverà il “pieno, deciso e coerente sostegno”; guarda alla politica estera: “Bisogna combattere il vento dell’euroscetticismo”.Poi indica le priorità, quattro in tutto, per il futuro dell’Italia: ambiente, un nuovo patto tra le generazioni, la formazione e la sicurezza.
AMBIENTE. Un ampio capitolo è dedicato all’impegno per l’ambiente. Si parte dalla Tav. “Non si può dire no all’alta velocità se l’alternativa è il traffico che inquina e la qualità della vita che peggiora. Non si può dire no ad un ciclo moderno di smaltimento dei rifiuti e lasciare come unica alternativa le discariche a cielo aperto.

Noi pensiamo all’ambientalismo del sì”.
PATTO TRA LE GENERAZIONI. Il Partito democratico che vorrei deve lavorare al buon esito del confronto in corso sull’ammorbidimento dello scalone. Il Pd lavora al buon esito dell’ammorbidimento dello scalone su cui il governo è impegnato, ma al tempo stesso il Pd si concentri sui fattori di disagio e disuguaglianza a partire dalle vittime del mancato adeguamento dello Stato sociale come le persone anziane e non autosufficienti. Il sindacato non deve tutelare solo i pensionati o coloro che hanno già un posto di lavoro, ma deve saper tutelare anche i giovani che faticano ad entrare nel mondo del lavoro. Una politica finanziaria rigorosa non è figlia delle ideologie ma della necessità di abbattere il debito pubblico. Voglio un Partito Democratico che in tema di lotta all’evasione fiscale bandisca ogni pregiudizio classista. Un Pd che consideri egualmente esecrabile l’imprenditore che evade, l’impiegato nella pubblica amministrazione che non fa il suo dovere, chi utilizza lavoro nero: sono tutti egualmente esecrabili. Un nuovo patto fiscale, che sintetizza nello slogan: pagare meno, pagare tutti. “Il funzionamento del mercato finanziario è condizione essenziale per lo sviluppo. Per questo – argomenta – il prelievo fiscale sulle rendite non può essere incompatibile con quello delle aree di riferimento. Dobbiamo armonizzare le aliquote sul prelievo”.
FORMAZIONE. Capitolo a parte per “l’abisso di dispari opportunità” e “l’immobilismo sociale” che “entro 10 anni si deve ridurre del 30%, facendo ripartire quella mobilità sociale” di cui la società ha bisogno e di cui i primi a soffrirne l’assenza sono “i ragazzi”, che vivono un vita segnata da un “orologio sociale sfasato”.

“Perché mai oggi un ragazzo non deve avere le stesse opportunità dei suoi coetanei inglesi?”. Perciò, dice: “Abbiamo bisogno di un piano nazionale per la scuola e per l’università e di dare garanzie ai giovani che dopo l’università abbiano una prima forma di lavoro con degli stages, premiando i più meritevoli. Non è accettabile che i diplomati siano il 37,5% e i laureati solo il 12%”.
SICUREZZA. La sicurezza è un diritto fondamentale che non ha colore politico e chi governa deve fare di tutto per garantirlo. Nel suo intervento al Lingotto Walter Veltroni sostiene la necessità di garantire la sicurezza dei cittadini. Per Veltroni bisogna accogliere gli immigrati che vengono in Italia per integrarsi e lavorare, ma “vanno garantiti alla giustizia gli extracomunitari che commettono reati”. E, soprattutto, “ci vogliono più forze di sicurezza sul territorio in modo che i cittadini onesti possano avvertirne la presenza sul territorio”.
“La legge elettorale deve essere cambiata – dice Veltroni – La nuova legge è “urgente e necessaria”. Chi pensa a nuove elezioni è “irresponsabile”. “Se non c’è la riforma si faccia il referendum”. Una riforma che va fatta, comunque, “con un ampio accordo in Parlamento ma se il Parlamento non riesce il referendum spingerà verso la definizione di un nuovo sistema”. Per Veltroni, che ha elogiato “il modello istituzionale perfetto”, quello francese, “bisogna trovare un meccanismo che garantisca quattro obiettivi: impedire la frammentazione dei partiti, garantire la stabilità di legislatura, la rappresentatività del pluralismo e permettere ai cittadini di scegliere chi li rappresenta”.

“La politica deve essere contrapposizione aperta e netta – aggiunge – ma c’é un confine di sobrietà e rispetto per i cittadini oltre al quale non ci si può spingere: non si possono smantellare tutte le leggi ad ogni legislatura. Voltiamo pagina, gettiamoci alle spalle un modo di intendere i rapporti tra maggioranza e opposizione che non porta a niente”.Da noi tutto è frammentazione e la legge elettorale attuale ha favorito l’ingovernabilità. Ma la democrazia è decisione, certo è ascolto e ascolto ma alla fine è decisione”. Non è possibile – sostiene Veltroni – che un senatore possa avere nelle sue mani il destino dell’intera legislatura. Non è possibile che il suo voto conti più del voto di milioni di persone”.
Il riferimento a Berlusconi arriva quasi alla fine: “Fa sorridere amaramente che chi ha governato l’Italia per complessivi sei anni, cavalchi il populismo e l’antipolitica, che si comporti come un passante qualsiasi, facendo finta di non esserci mai stato”. Poi l’invito: “Dobbiamo farla finita con scontri feroci e veleni. E’ il Paese a chiedercelo perché non ne può più”.
Continuerò a fare il sindaco – dice in un passaggio del suo discorso – non posso venir meno al patto con i cittadini.
Veltroni sottolinea “la necessità di difendere la laicità dello Stato”. Bisogna cercare un punto di confronto tra chi ha convincimenti diversi. Tra integralismo religioso e laicismo esasperato la risposta è nella sintesi, nel punto di equilibrio tra le scelte religiose delle persone e la laicità dello Stato, che ognuno è tenuto a rispettare perché salvaguardata dalla nostra Costituzione”.Quanto poi ai Dico, “Anche in Italia è necessario riconoscere i diritti delle persone che si amano e che convivono”.

Ma solo “uno stato semplice, on barocco, è uno stato moderno”. Perché, si chiede Veltroni “quando in Germania ci sono 577 parlamentari, in Italia abbiamo mille tra deputati e senatori? Perché una legge deve passare, a volte anche due volte, per Senato e Camera per essere approvata? Perché il presidente del Consiglio non può proporre la nomina e la revoca dei ministri? Perché dopo tutta la discussione in commissione non approvare la Finanziaria senza sottoporci allo stillicidio degli emendamenti particolaristici in Aula?”.
DONNE. “Un partito moderno non può dirsi tale se non è composto per metà da donne”, dice Veltroni, che poi offre un consiglio al comitato promotore del Pd, chiedendo per il prossimo 14 ottobre che le “liste abbiano alternanza di genere anche tra i capolista e liste che non siano solo espressione dei singoli partiti che hanno accettato la sfida”. “Bisogna fare l’ultimo miglio, bisogna unirsi. Il Pd non sarà un partito di ex: sarà il partito dei democratici”
LA CANDIDATURA. Attorno al mio nome si è registrato un consenso molto ampio, in primo luogo è un segno della generosità altrui ma anche il riconoscimento per la mia coerenza verso l’Ulivo in questi anni. Per me è un grande onore e una responsabilità. La politica – afferma Veltroni – non è una passeggiata solitaria ma un meraviglioso viaggio collettivo e vorrei che questa volta lo facessimo in allegria. L’associazionismo è una delle forme più alte di politica“.

LA GRANDE CASA. Dobbiamo costruire una grande casa dei democratici e dei socialisti, dice Veltroi parlando al Lingotto della collocazione internazionale del Pd. “Non si può pensare a una grande aggregazione senza che contenga l’esperienza del socialismo o che non racchiuda l’esperienza del partito democratico degli Stati Uniti o quello indiano”. Una ‘casa’ nella quale “il libero scambio farà sentire ciascuno non una sola cosa, ma più cose insieme, cioé un democratico”.
Un discorso di 96 minuti che si chiude sulle note dei Procol Harum, A Whiter Shade of Pale, un successo di 40 anni fa, portato ai vertici delle hit italiane dai Dik Dik con il titolo “Senza luce”. Veltroni saluta il pubblico della sala Gialla, poi la folla degli “esclusi”, quanti cioè non hanno trovato posto e si sono dovuti accontentare di un maxischermo in un salone adiacente.
Leggi tutto il discorso di Walter Veltroni

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