Un partito e il suo leader

Il blog di LeG // Un tempo i leader venivano da sé, non c´era bisogno di continui rinvii, né di percorsi rallentati o complicatissimi. Nenni, Togliatti, Di Vittorio, Saragat, lo stesso De Gasperi si affermarono come capi nel vivo di lotte reali e sanguinose: chi aveva alle spalle persecuzioni poliziesche, chi l´emigrazione, chi il carcere, chi tutte e tre.Leaderismo senza leader, Filippo Ceccarelli – la Repubblica
Dall’intervista di Prodi a la Repubblica emerge un quadro impietoso della situazione politica italiana. La maggioranza è divisa e litigiosa. Gli alleati sono inaffidabili. Il premier non ha il potere di imporre la propria linea. Il Paese rifiuta di comprendere le proprie reali esigenze e di accettare i sacrifici necessari al futuro della nazione.Un partito e la sua guida, Sergio Romano, Corriere della Sera
Che dopo una batosta elettorale i leader di una maggioranza di governo avviino, come si dice, un franco e costruttivo dibattito per individuare gli errori commessi e studiare le migliori strategie onde risalire la china, è cosa giusta e doverosa.Come se niente fosse, Antono Padellaro, l’Unità
Uno dei tratti distintivi della Seconda Repubblica è rappresentato da quel fenomeno che in un saggio di qualche tempo fa Mauro Calise definì «partiti personali»: nuove formazioni politiche, cioè, create dal nulla e del tutto identificate con il proprio leader.

Forza Italia, naturalmente, ne costituisce l’esempio più riuscito: ma anche i movimenti creati da Di Pietro, Mastella, Dini, Casini e assai più recentemente da Marco Follini (Italia di mezzo) e Sergio De Gregorio (Italiani nel mondo) non si discostano da quel modello. La foglia di fico, Federico Geremicca, La Stampa

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