Pd e crisi della politica

Il blog di LeG. Perché a un tratto tutti si accorgono e denunciano la crisi della politica, una crisi tanto seria da ricordare quella dei primi anni novanta? Cosa è accaduto a smuovere le acque? Come mai gli scricchiolii sono diventati il suono di un allarme fatto scattare nel silenzio della notte?Possiamo elencare una serie di motivi sapendo però che essi vanno considerati insieme, non uno per uno. Insieme essi sono stati un segnale del peggioramento di una situazione che Libertà e Giustizia da mesi ormai va segnalando. Tutto è cominciato con una certa delusione nel centro sinistra per come si muoveva il governo, dopo le elezioni fatte con quelle liste prescritte, sì, dalla legge Berlusconi, ma peggiorate ancora dalle segreterie dei partiti. Subito dopo c’è stata la formazione di un esecutivo così affollato e così ligio a un moderno manuale Cencelli da far rimpiangere quello di altri tempi. Sono seguiti atti di governo (basta pensare all’indulto) molto discutibili, la stretta fiscale, le continue risse tra i ministri e i sottosegretari, le minacce dei partiti più piccoli, le incertezze sulle pensioni e via dicendo. In questa situazione abbiamo visto con i nostri occhi crescere la delusione e il distacco. E abbiamo visto con i nostri occhi come la Chiesa è stata pronta ad approfittare di ogni varco che sui temi etici veniva offerto da un governo che sul punto del laicismo ha fatto rimpiangere la vecchia Dc.

E pronta è la Confindustria a approfittare delle incertezze della politica. Pronto è il malaffare (vedi le denunce di Davigo e Colombo) a inserirsi nella partita, così come sono stati pronti i servitori dello Stato infedeli a ricreare un clima da nuova P2. Per non citare la becera opposizione di Berlusconi e dei suoi che riescono ancora a girare la frittata a loro vantaggio.Alla denuncia di questo peggioramento nei rapporti tra cittadini e politica si sono aggiunti i sondaggi che purtroppo hanno confermato la crisi e ora che tutti ce lo diciamo, che le cose sono arrivate a questo punto non resta che chiederci cosa fare per evitare guai peggiori. Ma la medicina può esser trovata insieme, anche se amara, se tutti concordiamo sul male da curare. E qui trovo il primo ostacolo: non è vero che c’è il distacco della gente, siete voi giornalisti che lo inventate, mi sono sentita dire in alcuni degli incontri sul Partito democratico che abbiamo avuto recentemente con leader politici. Solo D’Alema ha accolto la denuncia, facendola sua. Se non si parte da questa constatazione, e cioè che bisogna condividere la diagnosi del male per poterne uscire, tanto vale rinunciare e stare a guardare cosa succede.Ho pensato anche a questo, quando, dopo un giro di colloqui con i nostri garanti, abbiamo scelto di mandare un segnale: no, non saremo nel comitatone dei 50, ma continueremo a batterci, a organizzare dibattiti, a mettere a disposizione il sito ecc. perché la politica si rinnovi davvero: come metodo di fare politica, come obiettivi, come contenuti.

Un segnale e basta, sempre che lo si voglia cogliere. Scegliamo di restare accanto a chi è deluso per convincerlo a partecipare. Accanto ai politici per invogliarli a una buona politica. Accanto ai giovani per dare loro formazione nelle scuole di LeG. Accanto a tutti quelli che chiedono più democrazia, riforme, giustizia.Accanto a chi spera che alla fine il Pd sia davvero un partito nuovo, al quale si possa partecipare senza essere incasellati in quote di amici di questo o di quello. Non rinunceremo a mandare i nostri segnali. Sperando che qualcuno cominci a crederci quando parliamo di crisi della politica e faccia finalmente qualcosa.

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