L’addio di Mussi: ci fermiamo quiBuona fortuna, compagni

ANGIUS: MA QUALE PD? RIDIAMO CENTRALITA’ ALLA POLITICA // VELTRONI A MUSSI: “SPERO CI RINCONTREREMO” // “Seguirò il consiglio di D’Alema: vi risparmierò i tono drammatici. Ma parlo, perché dopo 40 anni dedicati a questo partito, credo di avere il diritto di parola”. E’ il giorno di Mussi, il leader del Correntone, la guida del dissenso. La platea ascolta in silenzio. C’è tensione, anche attesa. Citerà Occhetto, Berlinguer, Galileo e Darwin. Ma non tornerà indietro e quando alle 17 lascia il Pala Mandela, sarà per sempre. “Esprimo il mio dissenso, confermando amicizia e sostegno a Piero Fassino. Ma la terza via sull’esempio di Blair e Giddens s’è persa con la guerra irachena. Ora se ne propone una quarta: la fine, nel nostro Paese, unico in Europa, della presenza di una autonoma forza di sinistra di ispirazione socialista. E non è vero che siamo di fronte ad una pura trasformazione delle forme, ad un’altra metamorfosi della sinistra: con il Partito Democratico, l’asse del centrosinistra, e dunque della politica italiana, sarà inesorabilmente più spostato al centro”.
L’analisi è spietata. “Sono i partiti che fanno i governi, non i governi che fanno i partiti. E i partiti vivono anche nelle sconfitte, non sono fatti solo per la vittoria.

E sono soggetti identitari, non sono programmatici. Quando qualcuno ti chiede: ‘Chi siete?’, non basta rispondere: ‘Siamo tanti’. Il leader della Sinistra Ds, Fabio Mussi, mette in discussione “la natura e i caratteri dei partiti politici, che si muovono su tempi più lunghi di quelli di una legislatura”.
Critica la svolta, perché sostiene, “non è di continuità con quella del ’89, quando ricollocammo storicamente il piu’ grande partito della sinistra italiana e io fui tra i protagonisti. Al contrario, penso che questa svolta sia figlia di un fallimento, fallimento che sento anche mio”. Fabio Mussi contesta dal palco il progetto del Pd e invita a guardarsi “dal cattivo storicismo, quel modo di pensare provvidenzialistico, per cui ciò che viene dopo è tutto contenuto in ciò che viene prima”.
L’ovazione del PalaMandela scatta però quando Mussi cita Berlinguer: “Berlinguer non bisogna toglierlo, ma metterlo nel Pantheon”. Poi torna sul Pd. “E’ evidente che il Pd non potrà far parte del Pse. Si chiama come quello americano e in Europa come quello del centrista francese Bayrou. Sarà centrista e americano”.
“La laicità dello Stato è un principio non negoziabile, che sta al fondo della politica moderna. Le mezze soluzioni sono soluzioni gravemente sbagliate”
“Noi ci fermiamo qui – dice Mussi in un intervento contrassegnato da molti applausi – Lo so che è un’impresa difficile. Ma anche la vostra non sarà facile. Per quanto mi riguarda abbiamo maturato, insieme ai compagni che hanno sostenuto la mozione a sinistra per il socialismo europeo, un convinzione profonda e sentiamo il dovere di provarci.

Si aprono due fasi costituenti. Sarebbe bello un doppio successo. Buona fortuna compagni”.
Leggi il testo integrale dell’intervento

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