Il laboratorio del Partito democratico

Publichiamo di seguito articoli e dichiarazioni tratti dai quotidiani di questi ultimi giorni o da interventi a seminari, per riportare il dibattito sul partito democratico. Articoli e documenti sono tutti pubblicati nella sezione speciale Partito democratico, cui rimandiamo per la rassegna completa dei pezzi.Il Pd non si fa in laboratorio (né in gazebo)Il Riformista, 20 novembre 2006
L´area-Parisi verso la mozione “Tra un anno la Margherita chiuda”la Repubblica, 20 novembre 2006
Cofferati: basta discussioni surreali sul Pse. Chi non vuole il Pd lo dical’Unità 19 novembre 2006
Radici e prospettive dei riformismi italiani, Modena 17-19 novembre 2006 convegno dal titolo: Le sfide del governo, la costruzione del Partito Democratico – L’Italia ce la farà
PD: ’40ENNI’ AI LEADER, INIZIATIVA FINORA NON ALL’ALTEZZA LETTERA DA MODENA, CI PARE PREVALGANO VERTICISMI E TATTICISMI MODENA (ANSA) – MODENA, 19 NOV – “Vi scriviamo perché siamo molto preoccupati per l’andamento dei lavori di costruzione del Partito democratico.

L’iniziativa che avete finora messo in campo non ci sembra all’altezza delle sfide di fronte all’Italia, un paese in gravi difficoltà. Ci pare che prevalgano verticismi e tatticismi”. I destinatari della lettera sono Romano Prodi, Piero Fassino e Francesco Rutelli. I mittenti sono i ‘giovani leoni’ dell’associazione Nens, un centro di formazione politica e ricerca economica nato su iniziativa di Bersani e Visco, che si sono dati appuntamento a Modena per un week end di discussione sul partito democratico. Assieme a loro i giovani dirigenti della federazione Ds di Modena, il segretario Stefano Bonaccini in testa, che da un paio d’anni hanno dato vita al laboratorio di formazione politica ‘Pensareuropeo’. La lettera dei ‘quarantenni’ amministratori, manager, ricercatori universitari, funzionari di partito è ancora allo stato di bozza ma presto sarà messa in rete, discussa on-line, perfezionata e finalmente spedita ai Presidente del Consiglio e ai leader dei due maggiori partiti del centrosinistra. E ‘ la seconda tirata di orecchie dalla base emiliana ai vertici sulla nascita del Pd, dopo che ieri a Bologna il sindaco Sergio Cofferati e i dirigenti cittadini avevano invitato ad accelerare i tempi partendo dall’esperienza della via Emilia. Le critiche dei modenesi sono tutt’altro che implicite: “Tutto il dibattito – si legge nella bozza – ruota intorno alla necessità, fondamentale, di non perdere per strada pezzi importanti di quello che c’é. Vi è scarsa attenzione a gettare ponti con la società, con le formidabili risorse intellettuali e morali pronte a partecipare alla fondazione di un partito nuovo, catalizzatore d’innovazione nel sistema politico italiano.

Si parla molto di unità, ma troppo poco di innovazione culturale e politica”. Gli estensori della lettera confessano di non capire “perché non si possono definire da subito canali di partecipazione dal basso, a partire dalle sezioni dei Ds e dai circoli della Margherita”. Né riescono ad appassionarsi al “chiacchiericcio assordante su transizioni federative, tempistiche congressuali, mozioni di segmenti di maggioranze”. E di fronte a quello che loro chiamano “il rischio di un naufragio”, annunciano che dalle prossime settimane raccoglieranno le forze “per provare ad intervenire attivamente nei percorsi congressuali previsti da Ds e Margherita” e cercheranno di “lavorare sul territorio con i dirigenti di Ds e Margherita e con le associazioni di cittadini per L’Ulivo per costruire, insieme, sedi stabili, reali e virtuali, di discussione ed elaborazione politica e programmatica”. (ANSA).
PD: DA LOBBY EMILIANA ARRIVA SCOSSONE, E’ IL MOMENTO / ANSA COFFERATI, I NUOVI ISCRITTI DOVRANNO SCEGLIERE NUOVI DIRIGENTI
(di Leonardo Nesti) (ANSA) – BOLOGNA, 18 NOV – Non hanno santi potenti in Paradiso, se non la benedizione del premier Romano Prodi. Ma vogliono far pesare sulla nascita del Partito Democratico il loro peso di storia, iscritti e, soprattutto, soldi portati nelle casse comuni con le Feste dell’Unità. I Ds dell’Emilia-Romagna, con alla testa (messi in archivio i recenti screzi) il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, tirano le orecchie ai vertici nazionali e li candidano alla pensione per schiacciare sull’acceleratore del Pd.

Dettando senza falsa modestia la loro ricetta. Per lanciare quello che se non è una ‘sfida’, è di certo uno ‘scossone’ della lobby emiliana, hanno scelto una sede al di sopra di ogni sospetto di eterodossia come l’Istituto Gramsci e hanno suffragato la loro tesi con un sondaggio realizzato da un sociologo ‘militante’ come Fausto Anderlini: a Bologna il 94% degli elettori Ds e il 76% di quelli della Margherita vogliono il Pd, che a queste latitudini farebbe un vero e proprio cappotto elettorale. I dati del sondaggio sono stati presentati nel corso di un seminario dal titolo ‘Partito democratico: la sinistra di Bologna e dell’Emilia-Romagna per un partito nuovo”. Una mattinata di interventi per ripetere che fra l’Appennino e il Po, di fatto, il Partito Democratico esiste già e che la piega che il dibattito ha preso a livello nazionale da queste parti non convince fino in fondo. “I Ds devono fare un congresso – ha detto Cofferati – per decidere se promuovere o no il progetto del Partito democratico. Io sono favorevole, ma è il congresso del partito che deve verificare i valori. Chi ha deciso di scioglierlo? Deve farlo sempre il congresso”. E poi una stilettata ai quadri nazionali: “I gruppi dirigenti attuali non devono farlo a loro favore, ma dovranno essere i nuovi iscritti a scegliere i quadri del nuovo partito e che non devono essere la somma di quelli dei Ds e della Margherita. Non ci si deve limitare a traghettare le vecchie oligarchie nel Pd”. Quei quadri che secondo il ‘Cinese’ sono peraltro rei di aver innescato un “dibattito surreale” sulla collocazione internazionale del Pd.

“Il momento è questo – ha concluso – non può essercene un altro”. Braccio operativo di Cofferati in questa operazione è Salvatore Caronna, segretario della federazione Ds di Bologna dal dopo disastro Guazzaloca fino a qualche mese fa. “Dobbiamo dare una risposta vera – ha detto – al tema che ci trasciniamo dal 1989, creare un partito che traghetta nel futuro i valori della sinistra. Ci vuole una rifondazione della sinistra del futuro, qui non c’é bisogno di sciogliere i partiti esistenti, ma di costruire qualcosa di nuovo. L’Emilia-Romagna e Bologna possono dare un contributo importante a questo processo. Non vogliamo essere spocchiosi, ma qui c’é un’esperienza che deve essere sfruttata”. Nessuna sfida quindi? “No – precisa Cofferati – vogliamo solo mettere a disposizione del progetto nazionale la nostra sfida riformista”. Schierata in prima linea anche la Regione Emilia-Romagna, con il presidente Vasco Errani ed il vice presidente Flavio Delbono, esponente della Margherita e spesso ospite, come Caronna, il sabato pomeriggio a casa Prodi. “Vi sfido a prendere le mie frasi – ha detto Delbono – e confrontarle con quelle di Caronna. Spesso sono difficili da distinguere…”. Come dire, insomma, sulla via Emilia il Partito Democratico c’é già. Basta prendere esempio. (ANSA).
Gentiloni: No identità sbiadita ma plurale“Non credo che il partito democratico abbia bisogno di identità sbiadite ma di identità plurali che non escludano”. È l’approccio indicato dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni per la costruzione del Pd.

Un approccio, esemplifica il ministro, partecipando al seminario Dl di Fiesole, che può aiutare ad affrontare alcuni nodi come quello della collocazione europea o della laicità.Sulla collocazione europea Gentiloni è convinto che “nessuno rinuncerà alle proprie tradizioni, si tratta di costruire una prospettiva nuova, un’alleanza nuova di centrosinistra a livello europeo, in cui le tradizioni del secolo scorso si uniscono in un progetto di Pd che può andare oltre il 30%”. Stesso approccio anche su temi sociali. “Non trasferirei – afferma Gentiloni riferendosi alla recente presa di posizione di esponenti della Margherita contro il decreto del ministro Turco – l’identità cattolica al numero di spinelli disponibili perché un problema come questo non si affronta sulla base dell’identità religiosa”.Fiesole, 18 novembre 2006
Fioroni: il Pd è rafforzato dall’efficacia dell’azione di governo“Il Partito Democratico è sicuramente rafforzato dalla capacità e dalla proposta governativa e dall’efficacia e dall’efficienza dell’azione del governo Prodi”. Giuseppe Fioroni, ministro della Pubblica istruzione e dirigente della Margherita, lo dice intervenendo al seminario sul ‘Patriottismo dolce’ organizzato dal suo partito.“Il futuro del Partito democratico – spiega – è legato alle volontà della Margherita, dei Ds e delle tante rappresentanze della società civile che si sono coagulate intorno a Romano Prodi per costruirlo”.Commenta poi gli episodi di bullismo e violenza in alcune scuole italiane.

“La situazione di disagio dei nostri ragazzi non ha bisogno di una risposta in termini di ricchezza, ma di un approccio diverso con sforzi di umanizzazione da parte della scuola”. “È possibile – si chiede il ministro – che un istituto, una classe non veda e non senta? C’è una forma di associazione, siamo stati sensibilizzati da un video su Internet ma non sconvolti da fatto stesso”. Il problema, evidenzia Fioroni, non è che la scuola è violenta, ma bisogna capire che la violenza è in molti campi, non va enfatizzata ma neppure sottovalutata e dobbiamo avere una capacità di iniziativa che difenda la crescita dei nostri ragazzi”.Fiesole, 18 novembre 2006
PD: CASTAGNETTI, CONGRESSI LUOGO DISCUSSIONE E NON RATIFICA TROPPO VERTICISMO, SI AFFRONTI IL TEMA DELLA FORMA PARTITO ROMA (ANSA) – ROMA, 17 NOV – “Dopo Orvieto il processo di fondazione del Partito Democratico sembra aver avuto una forte accelerazione. Gli iscritti e gli elettori dei Ds e della Margherita guardano con favore al progetto, ma anche con preoccupazione per l’eccessivo verticismo del processo decisionale”. E’ questo l’inizio dell’editoriale intitolato ‘Partito leggero con base pesante o partito pesante con base leggera?’ che Pierluigi Castagnetti pubblica su ‘Fermenti Pensieri al Futuro’, la newsletter dell’Associazione ‘I Popolari’ (che è scaricabile dal sito ipopolari.com). Castagnetti chiede che i congressi dei due pariti siano luogo di confronto vero e “non di mera ratifica”.

“Se negli ultimi anni – scrive Castagnetti – i Ds sono stati identificati da autorevoli osservatori politici come il ‘Partito di Prodi’, nel senso del partito più favorevole al progetto di unificazione del centrosinistra, adesso che il dibattito sul Pd é entrato nel vivo, e riguarda in modo preponderante anche la struttura organizzativa del nuovo soggetto politico, le cose sembrano essere cambiate. Per il ‘Partito di Prodi’ è infatti difficile divenire ‘partito alla prodiana’, intendendo in questo modo il partito immaginato da Vassallo nella sua relazione ad Orvieto. Un partito leggero in cui dovrebbe entrare, con convinzione, una base ‘pesante’, sia in termini quantitativi (più di 560mila iscritti, fra cui migliaia e migliaia di quadri e di dirigenti di enti locali ed economici di ‘lungo governo’ della sinistra) sia per il proprio diffuso radicamento nel territorio nazionale (circa 7mila sezioni omogeneamente presenti in tutta Italia)”. Castagnetti ricorda che al seminario di Orvieto “nel gruppo di lavoro sulla forma del partito, importanti interlocutori di area diessina non avevano esitato a ricordare che un partito senza sezioni è un partito senza anima. E allora, come accettare che proprio la sezione, per dirla alla Vassallo, ‘non deve avere la pretesa di rappresentare in forma esclusiva ed ufficiale la posizione del partito in quella porzione del territorio’? E come farlo accettare ai suoi iscritti? La risposta non è semplice ma certamente passa per la chiarezza e la sincerità.

Chiarezza degli obiettivi e sincerità nella comune volontà di costruire una casa nuova. Che non sia la sola evoluzione o la semplice unione ‘a freddo’ di due apparati, ma che abbia l’ambizione di rappresentare le nuove esigenze della società, di saper parlare alle nuove generazioni, e di non temere di allontanarsi dai retaggi ideologici del passato”. “Ma per questo – prosegue l’esponente Dl – occorre creare quel clima di convinzione profonda attorno all’obiettivo del nuovo partito. Occorre affrontare chiaramente il tema della forma del partito guardando in faccia la realtà. Ed occorre farlo facendo partecipare le basi alle discussioni precongressuali in modo da restituire ai congressi la propria funzione di luogo della riflessione e del confronto e non della mera ratifica. Solo così – conclude Castagnetti – sarà possibile superare quella doppia paura che sembra oggi attraversare le due basi: la paura del rischio di annessione e quella del timore di un annacquamento identitario”. (ANSA).

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