La forma partito

Il gruppo di lavoro sulla forma del Partito Democratico ha condiviso gli obiettivi di fondo indicati dalla relazione di Salvatore Vassallo: il partito democratico come forma politica aperta, plurale e con capacità di governo.
Al termine di una discussione ampia, ricca ed articolata (oltre 100 partecipanti, 46 interventi) si è convenuto di considerare la relazione di Vassallo quale base di lavoro per la discussione e l’approfondimento necessario alla definizione della parte riguardante la forma del partito che sarà contenuta nel Manifesto.
In questo senso il gruppo di lavoro ha individuato una serie di temi che necessitano di un particolare approfondimento.
Un partito apertoL’idea del partito democratico come leva per il cambiamento richiama l’esigenza di una forza politica popolare, fondata su un’intensa vita democratica, partecipata, radicata e diffusa nel territorio. Le forme organizzative e le attività del partito devono essere in grado di rispondere alla pluralità delle domande di coinvolgimento che provengono dalla società. Domande che non si esauriscono nella esigenza di “contare”, ma riguardano anche il “fare” e il “sapere”. Il Partito democratico deve dunque promuovere percorsi articolati e ricchi di impegno politico, civile e sociale.
La relazione richiama la pluralità delle forme organizzative di base, come le sezioni, i circoli, le associazioni tematiche e le molteplici esperienze associative che concorreranno alla vita del partito democratico.

Tale indicazione deve essere integrata dall’individuazione dell’unità territoriale in cui si forma e si esercita la rappresentanza politica di primo livello nel nuovo partito.
Il Partito democratico dovrà inoltre essere aperto alla partecipazione delle donne e dei giovani, garantirne la presenza e il contributo negli organi dirigenti.
Il Partito democratico si farà inoltre promotore di un progetto di legge per la disciplina della democrazia interna ai partiti politici che dia attuazione all’articolo 49 della Costituzione.
Un partito pluraleIl Partito Democratico vuole essere un partito di progetto e di programma.
Un soggetto politico che riconosca il pluralismo culturale e la possibilità di una pluralità di centri di ricerca.Un soggetto che si fonda sul pluralismo politico.Tra una confederazione di correnti e un partito monolitico c’è lo spazio per un pluralismo che riconosca e garantisca il ruolo delle minoranze.
Un partito che ambisca ad essere una casa più grande ha bisogno di un pluralismo più ricco dentro una intelaiatura unitaria.
Un partito per la democrazia governanteCondividiamo l’esigenza di riconoscere agli aderenti la scelta del leader collegato ad una piattaforma politica e programmatica e alla formazione di una maggioranza negli organi rappresentativi.
Condividiamo altresì l’importanza delle primarie come metodo per la selezione dei candidati alle cariche monocratiche di governo.
Andranno inoltre approfondite le forme partecipative di selezione dei candidati alle cariche rappresentative.La scelta di un modello basato sull’elezione diretta del leader da parte degli aderenti e la coincidenza del leader del partito con il candidato alla premiership, richiede di approfondire alcuni temi circa i necessari bilanciamenti: il modello congressuale, l’assetto degli organismi dirigenti, l’integrazione tra dimensione federale e quella nazionale, la periodicità e le forme delle conferenze programmatiche.
Occorre inoltre promuovere un modello federale che valorizzi l’autonomia e la peculiarità delle organizzazioni territoriali.

In questo quadro sarà opportuno identificare alcuni principi comuni.
Il processo costituenteRiteniamo necessario garantire ad ogni aderente la possibilità di partecipare direttamente alla elezione del Presidente e dell’Assemblea costituente, da tenersi tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008.
In questa fase è comunque necessario approfondire le modalità mediante le quali sia garantita una adeguata valorizzazione della rappresentanza dei soggetti promotori.Partiamo quindi subito con passi concreti nella direzione indicata mobilitando le energie che attendono l’avvio di questo percorso.
Dalla discussione e dalle conclusioni del gruppo di lavoro sono emerse infatti anche alcune indicazioni sulle cose da fare nei prossimi mesi.
Diamo vita ad un dibattito approfondito attraverso una rivista che parli del futuro, che riconosca i valori comuni che hanno fatto crescere l’Ulivo nella società italiana, che esprima la ricerca a sostegno del nostro progetto per l’Italia, anche chiamando a collaborare a questa riflessione le istituzioni e le fondazioni culturali che si collocano nell’area dell’UIivo.
Promuoviamo attività formative comuni che assicurino la crescita di una cultura politica all’altezza delle nuove sfide.
È un progetto, il nostro, che deve affrontare i problemi concreti degli italiani. Per questo dalle prossime settimane diamo vita a forum nazionali e locali, ad esempio sulla sanità, la scuola, lo sviluppo.
Su molti di questi temi noi pensiamo che si possa parlare da subito con una voce sola.
Anche per questo, a cominciare dalle Regioni, l’Ulivo deve costituire gruppi consiliari unitari.
Rafforziamo l’Ulivo e facciamo della sua presenza nelle elezioni amministrative il punto di forza per l’affermazione di tutto il centrosinistra.

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