Lettera dal carcere

Sono un socio di LeG. Faccio il direttore di un carcere (Augusta, Casa di reclusione con seicento detenuti su trecento previsti ). Da mesi ormai mancano i soldi per acquistare farmaci, generi di pulizia, e per l’igiene personale . Oltre che per la carta per scrivere, per il carburante per gli automezzi per portare i detenuti ai processi, per pagare luce ed acqua . Non parliamo di attività risocializzanti, perchè faremmo solo dell’umorismo, basti dire che in servizio ci sono solo due educatori sui quindici previsti, per seicento detenuti. Allora bisogna dire chiaramente che la sicurezza ha un costo che la società, lo Stato, si devono accollare se si vuole garantire una qualche certezza della pena, scontata in maniera dignitosa; che la costruzione di nuove carceri richiede anni e che esse necessitano di personale e risorse, che già non ci sono per quelle esistenti. Che vedendo la situazione dal di dentro l’indulto era una necessità assoluta per arrestare un degrado indegno di una società civile ed una situazione di bancarotta. Sono sicuro che tutte le persone che si riconoscono in una certa idea di società, che hanno scritto a LeG protestando contro l’indulto se avessero reale contezza del degrado esistente condividerebbero le mie considerazioni.

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