Centrosinistra, in vacanza col fiato sospeso

Con l’approvazione del decreto Bersani-Visco e gli auguri di Bertinotti all’assemblea anche i deputati sono andati in vacanza. La scelta della fiducia ha risolto molti problemi, bloccato l’ostruzionismo dell’opposizione e richiamato gli alleati alla disciplina e agli accordi. Ma saranno ferie agitate, quelle del mondo politico, perché non c’è pace né certezze da nessuna parte: il centro destra diviso e senza un capo diverso dallo scontato e bruciacchiato Berlusconi; il centro sinistra in preda alle ansie: governare con una maggioranza così scarsa è più difficile di quanto era stato previsto con un po’ di leggerezza.
Non dormiranno sonni tranquilli nemmeno tutti quei cittadini che iscritti o non iscritti ai partiti dell’Unione si sono sentiti abbandonati per quell’indulto imposto dagli avvocati di Forza Italia secondo le loro esigenze.Essi sentono parlare con sempre maggiore insistenza di allargare la maggioranza, ma forse non si sentono preparati a questa prova di democrazia. E stretti fra le motivazioni della ragione (che punta a rassicurare: c’è un “nostro” governo, oggi, a Palazzo Chigi, guidato da Romano Prodi) e l’insicurezza prodotta dall’ansia gli elettori di centro sinistra attendono con trepidazione e col fiato sospeso l’autunno e l’appuntamento della finanziaria.
I motivi sono diversi. Da tempo avevano ascoltato anche i loro leader esprimersi con giudizi negativi sui “ribaltoni”; hanno sentito ribadire che la maggioranza uscita dalle elezioni è sostanzialmente sacra e niente la può modificare.

E’ stato spiegato loro che solo prevedendo magari in Costituzione una tale sacralità si può assicurare la stabilità dei governi. Ora capiscono invece che se la maggioranza è debole essa può (o deve) esser rafforzata da contributi di chi stava dall’altra parte. E infatti va bene così , perché non era affatto vero e non era codificato da nessuna parte che il Parlamento non sia sempre libero di esprimere equilibri diversi da quelli con cui aveva cominciato la legislatura.
Ma quello che non dovrebbe accadere e che rimane deprecabile sotto tutti i punti di vista è proprio ciò che è successo con l’indulto: e cioè che venga chiesto in cambio dei voti necessari ad approvare una legge qualcosa che tradisca in modo sostanziale il programma di governo presentato agli elettori al momento del voto, inteso nell’insieme delle proposte avanzate o dei valori fondanti . Chi si aggiunge infatti (singoli parlamentari o forze politiche), chi viene ad allargare la maggioranza non può non tener conto di quell’impostazione originaria e deve rispettarla.
Sarebbe inoltre più facile per i cittadini di centro sinistra accettare il fatto semplice e spiacevole che senza un aiuto non si può farcela (soprattutto al Senato) se fossero stati preparati a questa situazione. Le elezioni politiche non furono una grande vittoria, l’Italia non voltò pagina. Si vinse ai punti, non per k.o. e non per colpa di Prodi o dell’Unione, ma a causa di quella orrenda legge elettorale che oggi purtroppo ci si attarda a cancellare.
Così quelle che ci aspettano sono delle vacanze strane, sospese.

E non basta a rallegrarci nemmeno la grande vittoria del referendum contro la riforma della Costituzione, se è vero che la Lombardia sta già puntando a una autonomia che si figura proprio al limite di quella prevista dalla riforma leghista sonoramente bocciata dagli italiani.
Parleranno, fra agosto e settembre, i leader dell’Ulivo anche del Partito Democratico, forse diranno che esiste già o che esisterà molto presto ma le delusioni già subite stanno inducendo ad una sana diffidenza, a guardare oltre la facciata delle dichiarazioni ufficiali. Ci si chiede ad esempio, dopo questo indulto, che credibilità avrà il valore della legalità inserito nella famosa Carta su cui tutti ritrovarsi?

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