Più società e senza egemonie così nasce il partito democratico

Caro direttore,cosa avremo di più importante da fare, nella stagione politica che è appena iniziata? Il Partito Democratico. Cosa avremo di più difficile da fare? Il Partito Democratico. Da qualunque posizione lavoreremo – nel Governo, nei partiti, nelle amministrazioni del territorio, nella “società civile” – credo che l´impresa di far nascere e costruire il Partito Democratico riuscirà se porterà fortissime innovazioni: non il solo raggruppamento delle forze esistenti, ma risposte ai problemi profondi del nostro Paese, un modello di organizzazione e partecipazione attrattivo, valori, idee, un progetto per l´Italia all´altezza delle capacità della Nazione.Tutti capiscono l´importanza dell´impresa: dare vita al primo partito del paese, dare al centrosinistra il necessario fattore di guida e stabilità, dare al panorama dei partiti europei una scossa salutare, in grado di ampliare e connettere una nuova alleanza democratica e riformista di centrosinistra. (ho trovato nuovamente Tony Blair, sabato a Roma, molto interessato a questa prospettiva).Tutti comprendono anche le difficoltà: non è mai accaduto in cent´anni che le principali forze democratico-progressiste si siano unite stabilmente, piuttosto che scindersi; le unioni immature sono fallite in breve tempo. Si tratta di aggregare culture e tradizioni che hanno conosciuto in passato divisioni profonde; di coniugare organizzazioni e rappresentanze di interessi anche assai diversi; di non limitarsi, lo ripeto, all´aggregato di queste forze pur fondamentali (Quercia e Margherita hanno raccolto dieci milioni di voti, hanno oltre un milione di iscritti, vivono nel territorio attraverso decine di migliaia di amministratori – e anche le recenti elezioni hanno marcato successi importanti, dovuti a una classe dirigente diffusa e qualificata).Oggi, molte delle divergenze del passato sono superate.

Basterà, per superare di slancio le difficoltà, la spinta che è venuta dagli elettori, sia con le primarie, sia nelle politiche, che hanno dato all´Ulivo consensi maggiori che non ai nostri partiti separati? E´ la spinta che renderà il processo irreversibile. Ma perché il cammino abbia successo, non dev´essere un´operazione da laboratorio. Deve prevedere tutte le indispensabili garanzie perché nessuno si senta ospite in casa altrui (per non subire egemonie organizzative né egemonie politico-culturali: senza capacità inclusiva e vera integrazione sarebbero fatali diaspore e rotture). Ma deve conquistare, aggregare, far sognare anche i moltissimi che ai partiti non aderiscono.Occorre fare le due cose insieme: l´unione tra i due grandi partiti, con il coinvolgimento democratico, le garanzie, i processi costituenti, i congressi. E la proposta al paese. Certo: il successo del Governo Prodi non è separabile dal successo della nascita del PD. E sarà Prodi, come leader dell´Ulivo, oltre che premier e leader dell´Unione, a guidare la strategia. Ed hanno diritto ad una risposta anche quanti chiedono: cosa possono fare la “società civile”, il popolo degli elettori e delle primarie, i mondi professionali ed associativi, gli amministratori, le esperienze civiche? La mia risposta è semplice. Dobbiamo aprire a questi mondi il processo politico. E chiediamo loro di portare idee, capacità, visioni nuove.Penso che dobbiamo imparare dalle migliori esperienze europee, spalancando le porte alle intelligenze dei think tank, in rinnovati centri di elaborazione progettuale, senza respingere accenti dissonanti e critici.

Che dobbiamo dare vita ad un´attività di formazione di giovani ed amministratori assolutamente esterna agli apparati di partito. Che è assai auspicabile la nascita di vaste associazioni “per il Partito Democratico” formate da donne attive nella società italiana, come da giovani: solo con nuove idee si impongono nuove leadership. Abbiamo bisogno di associazioni nei mondi produttivi, sociali, professionali. Di aggregazioni dai mondi rigogliosi e vitali della cultura, dello spettacolo, degli intellettuali italiani. Possono fare moltissimo gli eletti locali, Sindaci e Presidenti, che in molti casi, e da tempo, sono espressione di consenso più largo di quello raccolto dai partiti.Mi faccia ricordare, caro Direttore, che la Margherita – storia di successo, e di reale integrazione, come partito nato dalla fusione e non dalla scissione di altri partiti – insiste molto su tre grandi priorità: pluralismo culturale (nessuno guiderà mai l´Italia su una base anticattolica, così come su un´obbedienza confessionale); autonomia dalle parti sociali e dai poteri economici; ampliamento delle alleanze internazionali nel campo del centrosinistra.E mi faccia ricordare la cosa più importante: la sfida vera riguarda i valori del futuro. L´attualità richiama alcune di queste sfide, il patriottismo – secondo lo stile Ciampi – che rigetta il minoritarismo. Puntare sulle città come motori di sviluppo (oggi il PD è già nato, di fatto, in alcune realtà metropolitane). Configurare la “scossa” e il cammino della crescita economica attraverso gli strumenti della competitività (molti elementi condivisi si rintracciano nell´”agenda Draghi”).

Nasce un partito nuovo – non la somma di quelli esistenti – in quanto inventa il nuovo linguaggio politico del XXI secolo. Assieme a Prodi e con il leale patto di governo dell´Unione siamo impegnati a far ripartire e cambiare l´Italia. Con il Partito Democratico dovremo indicare le riforme e le missioni per tornare a testa alta in Europa, per agganciare il mondo che corre, per fare corrispondere talenti della nostra Patria e reale dinamismo economico, identità culturale e modernizzazione del paese.Ora impegniamoci per vincere il referendum contro lo stravolgimento della Costituzione. Subito dopo, via al cammino del Partito Democratico.

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