Insieme, da un’altra parte

Il testo dell’intervento all’assemblea dei soci di sabato 13 maggio 2006, tenuto prima della riconferma. Sandra Bonsanti è stata rieletta presidente di LeG, su proposta di Umberto Eco, dei garanti e del Consiglio di direzione dell’associazione. Cari amici, Tre anni in vita di una persona sono un tempo molto lungo, modellano una storia privata, la accrescono di pensieri, di persone, idee, ricordi. Possono anche incidere, fino a modificarli nel loro complesso, sui tempi della vita precedente. Ripeto: un tempo lungo e privato.Tre anni nella vita di una associazione come la nostra sono invece un tempo breve, leggero.L’associazione c’era prima e c’è ancora – e forse un tempo senza LeG ci pare non ci sia stato mai. E più quei tre anni sono stati fitti di cose compiute e di parole espresse più sono volati via.Così, quando nel 2003 lasciai il giornale che dirigevo per venire a lavorare con voi certo era diverso, giornalista nel cuore e nel cervello, con una breve parentesi politica. E un’idea fissa: l’immagine di una società civile che lavora insieme ad altri soggetti per il bene delle Istituzioni, ma che è altro, per vocazione e per ruolo e che in questo grande spazio di libertà opera con funzione critica ma di convincimento, un vero anello mancante, un ponte sempre percorribile tra due sponde. Insieme, da un’altra parte.

E questo è stato il nostro ruolo in questi tre anni. Ci siamo opposti al governo incivile di Silvio Berlusconi, spesso insieme alle forze politiche di opposizione, ma tante, tantissime volte da soli. Abbiamo parlato, scritto e protestato in coro o da solisti e nello stesso modo abbiamo fatto proposte su temi a noi cari, confortati dal parere dei soci e dei nostri garanti. Le battaglie che abbiamo fatto insieme sono troppe perché io le ricordi oggi. Vi prego di credermi se vi dico che se qualche silenzio può eservi stato, esso non dipese da timori o incertezze, bensì dalle nostre forze, che, pur efficientissime, erano quelle che erano. Citerò solo gli impegni più recenti da quello per le Primarie, sostenute dai nostri circoli in tutta Italia, a quello per fondare e far crescere il coordinamento contro la riforma della Costituzione (nato da una nostra idea lanciata il …) e poi il comitato per il No presieduto da Oscar Luigi Scalfaro. La raccolta di firme, quasi un milione, ha impegnato LeG nell’impresa storica di una raccolta popolare di firme per un referendum costituzionale. La campagna elettorale che ha portato alla vittoria di Prodi ci ha visti protagonisti nei mille dibattiti e incontri non solo nelle grandi città ma soprattutto per l’importante appello che Umberto Eco ha rivolto come nostro garante agli indecisi di sinistra e per le raccomandazioni di Claudio Magris ai leader di centro sinistra. Le osservazioni di Eco sono state ampiamente riprese anche dalla stampa straniera.

Questo lavoro è nato da una speciale sintonia tra i pareri espressi dai soci, soprattutto nei forum e nei blog, nei sondaggi e nelle mail, e il sentire espresso dagli organismi di LeG. Diversità di agire, ci sono state, ma le definirei marginali e comunque utili e bene accolte. I circoli e i coordinatori hanno fatto il resto. Ma questo nostro incontro non deve essere soltanto un elogio di quello che è stato. Io voglio sinceramente parlarvi anche delle difficoltà, delle cose che in questi tre anni non sono riuscita a fare e che sarà compito della prossima presidenza completare e rafforzare. Mi sarebbe piaciuto che gli iscritti fossero molti di più: da oltre due anni ci attestiamo attorno ai 1500 soci in regola con l’iscrizione. Quest’anno siamo in salita. Ma è evidente che persiste nella società italiana una difficoltà ad accettare il principio che fare politica costa e che tutti dobbiamo partecipare, mentre è tuttora dominante il concetto che “fare politica paga”, dato l’esempio spesso sconsolante offerto dai partiti. LeG conta oggi 41 circoli (ultimi nati Lucera, Viareggio, Bologna, Mantova e Potenza). Potremmo essere di più? Credo di sì, che dovremmo essere di più.Il secondo punto debole, anzi debolissimo e collegato al primo è la difficoltà di trovare finanziamenti che non provengano dalla ristretta rosa dei soci più antichi e più fedeli.Abbiamo sperimentato varie forme di fund raising, con scarso successo. Abbiamo cercato di trovare la risposta anche attraverso il lavoro di una società specializzata.

Per fortuna l’investimento non è stato negativo.La lettera di gennaio, scritta da Emanuele Pirella, ha ottenuto un buon successo e un ottimo riscontro. le analisi sul ruolo dell’associazione, sui nostri punti di forza e sulle debolezze ci sono state di grande utilità.Ma così non possiamo andare avanti. Pierleone Ottolenghi vi illustrerà il rendiconto al 31 dicembre e il budget 2006. E’ chiaro che LeG è un’associazione di volontariato, non abbiamo certezze alle spalle e davanti a noi. Siamo un’impresa sempre a rischio e l’aria che respiriamo è fatta dalla forza delle nostre idee e delle nostre proposte, ma anche dalla concreta capacità d crescere.
Ci sarà ancora bisogno di noi, ora che Silvio Berlusconi è sconfitto e Prodi è Presidente del Consiglio?Potremmo dirci che comunque la vittoria è una vittoria debole, ma lo sappiamo. Vi dico invece soltanto che il berlusconismo non è vinto, anzi. L’Italia che si è forgiata in questi anni ci appare molto spesso l’opposto della nostra cultura. La vediamo volgare, violenta, incivile, estranea. Ci fa paura. Ecco il campo in cui LeG può esprimere i suoi valori, e tra i suoi obiettivi non può non esserci il risveglio delle coscienze. E poi c’è la politica. Come Ilvo Diamanti spiegò all’indomani del voto, la lontananza fra partiti e società, fra partiti e cittadini elettori si è fatta abissale – e non solo a causa della legge elettorale. Il potere di scelta si è frantumeto difronte alla rivendicazione di un potere assoluto da parte della burocrazia.

Le segreterie dei partiti hanno nominato deputati e senatori senza alcun ascolto della base. Una vera e propria oligarchia politica rischia di dominare oggi l’Italia, con prospettive durature eintrecci e interessi sempre meno limpidi.Scusate se la mia analisi è molto dura. Io credo che una volta vinto il referendum – e non saranno uno scontro e una vittoria facili – LeG potrebbe dedicarsi con convinzione e grande utilità alla nascita del Partito Democratico. Questa nuova forma di organizzazione della politica che risponde alle esigenze di rinnovamento e di ricambio.Questo è un grande obiettivo, per il quale LeG potrebbe fare da apripista. Non credo che ci siano autostrade spianate. Vi dico solo per vostra conoscenza che si discute su chi debba entrare nel pd, se chi è già tesserato a dl e ds.
Quindi, sì, ci sarà ancora bisogno di leG che oggi ha un peso politico e un marchio assai superiori ai numeri grazie, ancora una volta, alla intuizione iniziale di chi volle fondare e creare questa associazione. Nel tracciare questo breve bilancio, non posso non fare arrivare il mio ringraziamento prima di tutto ai soci e agli amici, tanti di più di quei 1500. E ai nostri garanti, a Umberto, a Giovanni, a Claudio, a Gae, a Enzo, a Guido Rossi che ci hanno seguito passo dopo passo, a cui mi sono ispirata anche quando non erano fisicamente con noi.Ringrazio anche Giovanni Sartori che ha lasciato LeG ma che segue con grande affetto il nostro impegno sulla Costituzione.

Grazie per tutto quello che ci avete insegnato. E grazie al Consiglio di presidenza, al nuovo Consiglio di direzione che ha lavorato con impegno e generosità sotto la guida di Elisabetta Rubini. Simona, Olga e Costanza sono le tre donne che hanno dato forza e fantasia al nostro ufficio. Pierleone Ottolenghi è stato prodigo di consigli politici e non solo.Un grazie infine a quei soci fondatori che tre anni fa mi chiesero di intraprendere questa meravigliosa avventura. Vi prego di credermi: ho dedicato ad essa tutte le mie energie. Questa mia parte, che mi fu da voi affidata tre anni fa, è compiuta. L’associazione ha oggi radici solide per proseguire il cammino al servizio dei valori più alti che sono alla base della nostra democrazia. Per porsi ancora una volta insieme alle forze politiche, ma dalla parte del libero cittadino, al servizio della elaborazione di idee e progetti. La strada è lunga. Il tempo di LeG non è più così breve Il mio adesso è il tempo di queste parole e dell’augurio che LeG continui il cammino intrapreso, risolva i problemi rimasti aperti e contribuisca sempre meglio e sempre di più a fare di questa Italia un posto meno truce, un Paese dal quale non si desideri emgrare, un posto in cui le migliori energie siano volte alla libertà e alla giustizia. Uguali per tutti.

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