Da D’Alema a Giorgetti da Fazio a Geronzi Ecco i verbali di Fiorani

MILANO — Un «patto verbale». «Contratto con me da Giancarlo Giorgetti, che sapevo essere l’uomo di riferimento della Lega nel periodo della malattia di Bossi». L’«appoggio incondizionato della Lega alle posizioni del Governatore» di Banca d’Italia, Antonio Fazio, «promesso» in cambio del salvataggio dalla bancarotta, e dalle relative conseguenze penali per gli amministratori della Lega Nord, della piccola banca leghista Credieuronord rilevata dalla Bpl di Fiorani. Un «accordo sostanzialmente suggellato» nell’autunno 2004. Senza soldi a Giorgetti, che come già noto «non accettò il contributo finanziario» portatogli in contanti in Parlamento da Fiorani, e che «anzi mi disse chiaramente che egli intendeva dare un nuovo corso ai rapporti della politica». Ma con soldi al ministro leghista delle Riforme istituzionali Roberto Calderoli e al sottosegretario forzista Aldo Brancher: «Confermo che Calderoli fu destinatario di un pagamento da lui ricevuto attraverso Brancher, chiaramente finalizzato a ottenere l’appoggio della Lega alle posizioni di Bankitalia in sede parlamentare».
Lo sostiene Gianpiero Fiorani, interrogato ancora ieri nell’ennesima maratona legale da mattina a sera dalla Procura di Milano, che lo indaga sia per la scalata Antonveneta (dove il confronto è tra i pm Perrotti-Greco-Fusco e gli avvocati Mazzola-Mucciarelli) sia per la bancarotta Hdc (dove la maratona legale è tra i pm Pedio- Fusco e il difensore Benedini). Dettagli di colore («come banca finanziammo la sponsorizzazione di una barca, Maroni non fece altro che mettere in contatto la persona con noi») lasciano il posto al nocciolo della vicenda che tratteggia a metà tra la corruzione legislativa e il lobbysmo spinto, in bilico fra compravendita di una legge e invece legittima (benché disinvolta) organizzazione di interessi in Parlamento.

Compresa la tirata d’orecchie che Fiorani, quando sembra passare un emendamento anti-Fazio, fa ai leghisti (nessuno dei quali oggi indagato) che a suo avviso non stavano mantenendo i patti.
MARONI — Fiorani parte da un incontro nel novembre 2004 con il ministro del Welfare Roberto Maroni: «Avvenne nel suo ufficio, c’erano anche Calderoli e Giorgetti», presidente della Commissione Bilancio della Camera e segretario della Lega lombarda. «Si parlò della posizione della Lega in merito al progetto sul ddl risparmio, fino a quel momento decisamente avverso nei confronti dei poteri del Governatore su concorrenza bancaria e mandato a vita». Poi «l’idea del salvataggio di Credieuronord da parte nostra nacque da Brambilla, già sottosegretario al Ministero del Lavoro e promotore finanziario di Bpl. Un sabato a Lodi incontrai lui e Giorgetti. Seppure non posi la questione in termini espliciti, era chiaro nei miei intendimenti che il salvataggio di Credieuronord si legava alla ricerca di un consenso della Lega» duplice: «Prima nei confronti dei progetti di Bpl, poi per modificare la posizione ostile della Lega nei confronti FUORI Fiorani, il 9 aprile, esce dal carcere del Governatore».
«ORA ALL’INCASS0» —Fazio sapeva? «La questione del salvataggio — dice Fiorani — non mi venne posta direttamente dal Governatore, ma poi ebbi modo di confrontarmi con Bankitalia che avrebbe dato l’imprimatur». Una telefonata tra Fiorani e Angelo De Mattia, «la persona attraverso la quale Fazio gestiva i propri rapporti con gli esponenti di spicco dell’ambiente politico», aggiunge qualcosa.

De Mattia si augura che il risultato dell’operazione sia portare la Lega a «quantomeno non contrastare con noi», Fiorani è ancora più secco: «I leghisti hanno tolto dalla loro mente un grosso problema», ora Fiorani vuole «passare alla cassa, andare pesante con quelle persone», alle quali dirà che «l’incasso deve essere un incasso di quelli giusti», bisogna «essere vicino a loro per tutta una serie di appoggi di cui hanno bisogno».
«PATTO VIOLATO» — E quando, nella discussione sul ddl sul risparmio passa un emendamento anti- Fazio, Fiorani non gira intorno alle parole neanche con Giorgetti, a giudicare da come dall’auto telefona a Fazio a casa. Fazio dice che è stato chiamato da Giorgetti e che lo ha «trovato piuttosto imbarazzato», e Fiorani risponde di aver «riferito a Giorgetti di contare le persone che ha a disposizione e di fare loro un bel discorso, di “stanare” le persone della Lega e parlare con loro molto chiaramente». Traduce ora Fiorani: «In quel periodo la Lega, se non erro soprattutto attraverso l’iniziativa di un parlamentare di nome Ce’, aveva votato in Commissione a favore d’una proposta di legge contenente emendamenti ostili a Banca d’Italia, sostanzialmente violando il patto che verbalmente Giorgetti aveva contratto con me. Giorgetti mi aveva poi riferito che si era trattato di un incidente».
«GIORGETTI, DI’ AI TUOI DI NON ROMPERE» — Fiorani domanda allora a Giorgetti se pensa di «riuscire a controllare i suoi due collaboratori che sono in grado di…», gli chiede «di dire ai suoi di stare calmi e di non parlare contro il Governatore».

Sono due leghisti in Commissione Finanza, e Fiorani suggerisce a Giorgetti «di dire a questi qua di non rompere le scatole vista la posizione in cui sono». Fai arrivare questo messaggio, si raccomanda. E Giorgetti si impegna a farlo.
MEDIAZIONE BRANCHER — «Segnalai — conferma Fiorani — la posizione ostile dei due membri leghisti, non ricordo se indicatami direttamente dal Governatore o da De Mattia». E il risultato legislativo che sta a a cuore a Fiorani per Fazio, in effetti, viene conseguito: «In definitiva posso dire che, se la Lega si era espressa in certi momenti con una disomogeneità nell’attività legislativa in sede di Commissione, si era certamente ricompattata in aula dove aveva assunto una posizione unitaria a favore degli emendamenti pro-Fazio. Ricordo che in questa fase si era introdotta la mediazione di Brancher, che mi aveva esplicitamente rappresentato una richiesta di denaro da parte di Calderoli».
IL GRILLO DI BERLUSCONI — Non c’è solo Lega nel «partito di Fazio», anzi. Il coagulatore, secondo Fiorani, è il senatore di Forza Italia, Luigi Grillo, indagato a Milano per l’ipotesi di concorso nell’aggiotaggio contestato anche al Governatore. «Sono stato io — racconta Fiorani — a far conoscere a Grillo il Governatore Fazio, poi il loro rapporto si è evoluto indipendentemente dalla mia mediazione. Grillo ha esercitato una importante azione di lobbismo in relazione ai lavori parlamentari che hanno portato alla promulgazione degli emendamenti della legge sul risparmio favorevoli alla posizione del Governatore».
Di più: Fiorani, a proposito di «un incarico di Grillo ricevuto direttamente dal presidente del Consiglio a seguire l’iter legislativo di un emendamento che correggesse quello contro il governatore», riferisce che Grillo gli disse «di aver a sua volta incaricato De Mattia di redigere la bozza.

Trovo del tutto verosimile che ciò sia realmente avvenuto e, per quel che ricordo, Grillo mi disse di aver trasmesso la bozza direttamente al presidente del Consiglio Berlusconi». Grillo come ghostwriter di Berlusconi su Banca d’Italia, Grillo portavoce di Fazio con la voce del premier? Parrebbe di sì, persino su un’intervista di Berlusconi al settimanale “Panorama Economy”: «Queste dichiarazioni di Berlusconi ai media — dice Fiorani — ricalcavano esattamente le indicazioni date al premier da Grillo, così come da me concordate con il senatore».
D’ALEMA — «Rapporti con D’Alema come li ho io non li ha nessun altro». Parola dell’ex presidente di Unipol, Giovanni Consorte, a un Fiorani timoroso che il presidente dei Ds possa essere eventualmente vicino a Spinelli (top manager di Antonveneta, ndr) e in generale più ben disposto verso la banca olandese di Abn Amro. Ma nel dicembre 2004, quando la scalata Antonveneta sta ancora nella mente di Fiorani in cerca da Banca d’Italia di un via libera (a sé) e di uno stop (all’operazione alternativa che Abn Amro vuol fare con la Capitalia di Cesare Geronzi), Consorte rassicura Fiorani con due ragionamenti. Intanto, «il progetto può essere utile a tutti». E poi, fa balenare appunto, rapporti con D’Alema come li ha lui non li ha nessun altro.
Fiorani, però, aggiunge che con Consorte si stava parlando «di eventuali convenienze assicurative per Unipol di un’alleanza con Bpl nel progetto Antonveneta», interessi prima curati da Lloyd Adriatica e poi magari destinati invece a coinvolgere Unipol.

Per il resto Fiorani spiega che sì, «parlai di D’Alema anche con Consorte», ma soprattutto perché «ero convinto che Abn Amro fosse banca vicina a D’Alema e quindi contavo d’incontrarlo per parlare della nostra iniziativa». Combina l’incontro per gennaio-febbraio 2005, a Roma, nella sede dei Ds, «organizzato da De Bustis (responsabile di Deutsche Bank) che mi aveva riferito che era in ottimi rapporti con D’Alema e che l’incontro avrebbe avuto per tema il progetto di Antonveneta». Ma Fiorani perde l’aereo e, con esso, l’incontro poi di nuovo cercato ma mai più avvenuto. Per il resto Fiorani dice quanto già affermato nelle scorse settimane: «Parlai con Consorte della necessità che lui intervenisse sulla parte politica a lui più vicina, sia per appoggiare il Governatore sia per far conoscere e ottenere il consenso al progetto Antonveneta». Come risultato, secondo Fiorani, «Consorte ebbe poi a dirmi che i Ds avevano scelto l’opzione dell’autoriforma della Banca d’Italia e che su tale punto erano irremovibili, mentre vedevano con favore il progetto Antonveneta (…) Peraltro l’accordo con Unipol costituiva già una garanzia, almeno nella mia testa, di un sostanziale appoggio della sinistra». Un po’ come la testa del finanziere bresciano Emilio Gnutti, secondo Fiorani, aveva inquadrato (in questo però smentito da Consorte già nelle scorse settimane) il motivo dei 50 milioni di euro riconosciuti a Consorte e al suo vice Sacchetti dopo la vendita a Pirelli di Telecom: e cioè che i due manager di Unipol «si erano interessati in precedenza anche per ottenere i “giusti appoggi” finanziari e politici per l’acquisizione della Telecom da parte di Pirelli», nel quadro della necessità di «permettere un consenso politico della parte che fa riferimento Unipol e all’impero di Tronchetti».
GIORNALISTI — Fiorani lascia cadere due riferimenti nel mondo della stampa.

In un caso dice di aver «finanziato con un contratto pubblicitario regolarmente fatturato, di cui non ricordo l’importo, il quotidiano Finanza Mercati »diretto da Osvaldo De Paolini. Nell’altro caso, invece, le dichiarazioni di Fiorani sono così sintetizzate: «Ho pagato, utilizzando la “provvista Spinelli” (funzionario della Bpl, ndr), il giornalista Gambarotta, direttore del periodico Il Mondo.
Credo di avergli dato 30mila euro». Perché? «La ragione della dazione — prospetta Fiorani su questo eventuale rapporto patrimoniale privo di rilevanza penale perché comunque ipotizzato tra due privati — era nell’ottenere un atteggiamento di benevolenza del direttore di questa testata». Nelle intercettazioni nell’estate 2005 di Ricucci, cioè proprio di un alleato di Fiorani e da questi robustamente finanziato, l’immobiliarista era stato invece ascoltato mentre annunciava a un interlocutore che, appena messo davvero piede nella gestione di Rcs, la prima cosa che avrebbe fatto sarebbe stata quella di mandar via, anzi più prosaicamente di dare un calcio nel sedere al direttore de Il Mondo.
«Soldi da Fiorani? Non è assolutamente vero — smentisce seccamente Gianni Gambarota, interpellato dal Corriere su quanto dichiarato dal banchiere —, non ho preso niente da Fiorani, con il quale avevo rapporti di conoscenza giornalistica come con molti altri esponenti del mondo bancario. Ho già incaricato il mio avvocato di fare tutti i passi necessari a tutela della mia immagine»
SCIACCHETRA’ — Dell’incontro del disgelo Fazio- Berlusconi, rubricato col nome del vino portato dal senatore Grillo, Fiorani riferisce (per averlo appreso a suo dire da Grillo) un nuovo cameo: «Il Governatore era molto determinato a favore (del progetto Bpl su Antonveneta, ndr) e Berlusconi annuiva a questa posizione con tanto di compiacimento.

Berlusconi avrebbe chiesto come vanno i rapporti con Geronzi (presidente di Capitalia, ndr), che il presidente del Consiglio ha detto essere suo amico. Fazio avrebbe risposto che i rapporti professionali e personali vanno bene. Fazio avrebbe puntualizzato che, se la domanda di Berlusconi avesse alluso alla vicenda Mediobanca, lui (Fazio, ndr) a suo tempo aveva bloccato la candidatura di Geronzi alla presidenza di Mediobanca, mentre ora sarebbe il momento giusto perché Geronzi assuma quella carica». Commento di Fiorani col suo braccio destro Boni: «Il lobbismo romano si muove molto pesantemente».

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