Senato, una giornata particolare

La prima seduta del Senato è aperta dal senatore a vita e presidente emerito della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. L’assemblea di Palazzo Madama dedica il primo minuto della XV legislatura alle vittime dell’attentato di Nassiriya. Subito dopo tocca alla Costituzione, ai suoi 60 anni e ai principi sui quali la Carta repubblicana fonda le radici del Paese: “giustizia, uguaglianza e pace perché l’Italia ripudia la guerra”. Scalfaro sottolinea la”nostra fede nell’Europa”. E conclude il suo intervento con un augurio di buon lavoro ai senatori e con un “Viva l’Italia”, accolto con repliche e rumoreggiamenti dalla tribuna da parte di Marco Pannella. “Viva la democrazia, viva la Costituzione. Ci sono otto senatori che sono stati cancellati”, urla il leader radicale, che se la prende contro una a suo avviso scorretta interpretazione della legge” che avrebbe tagliato proprio i seggi della Rosa nel Pugno. Pannella è allontanato dall’aula: La prossima volta si faccia eleggere” gli dice Scalfaro invitando i commessi ad accompagnarlo fuori.
Alle 12.10 Scalfaro da il via al voto per l’elezione del nuovo presidente del Senato. I senatori vengono chiamati uno alla volta e invitati a recarsi nella cabina per esprimere il voto: prima i senatori a vita, poi gli altri in odine alfabetico. Oscar Luigi Scalfaro vota per ultimo – sarà poi contestato dall’ex ministro Castelli – e spiega: “Tutti i precedenti sono unanimi e quindi anche io faccio il mio dovere andando a votare”.

Tutti i senatori della Repubblica hanno votato per l’elezione del loro presidente. Alla conclusione dell’appello per il voto nominale segreto non c’è bisogno di procedere al secondo appello, cosa che avviene normalmente.
Ma con l’inizio dello spoglio comincia il balletto delle preferenze. Schede con voti per «Marini 9-4-33», «Franco Marino», «Franco Mariti» e «Giulio Marini». «È una sintesi», chiosa Scalfaro sulla combinazione probabilmente ricavata da Giulio Andreotti e Franco Marini. C’è però un altro «Marini», di nome Giulio, senatore di Forza Italia. Dopo una lunga e scrupolosa verifica, la giunta per le elezioni convalida a Marini solo i voti chiaramente a lui riferiti: 157. Nessun senatore passa quindi al primo turno. Si ricomincia alle 16.30. Il risultato del primo voto è quindi questo: Marini 157, Anderotti 140, Calderoli 15, bianche o nulle 10.
Il candidato dell’Unione ascolta in silenzio i risultati del voto, circondato dai colleghi diessini e della Margherita. Lo stesso fa Andreotti che non si è mai mosso dal suo scranno fin dalle 10,15, quando è arrivato in Aula. Il confronto è duro, quasi uno scontro. La seconda votazione riserva pure delle sorprese.
Con lo spoglio delle schede la situazione balza agli occhi: è di nuovo testa a testa. Andreotti raccoglie più voti, grazie alla Lega (però ci sarà 1 voto a Calderoli). Ma quando sta per terminare lo spoglio c’è una interruzione, un applauso: Scalfaro si ferma, invita al silenzio e poi riprende lo spoglio dei voti.

Subito dopo un grande applauso si alza dai banchi del centrosinistra: è la sensazione diffusa del raggiungimento del quorum di 162 voti per Franco Marini. Due schede riportano Francesco invece di Franco e restano in dubbio. La verifica è in corso su questi numeri: 162 voti per Franco Marini (con due voti sottoposti a verifica), 150 per Andreotti. Bianche e nulle sono 3, un voto per Calderoli, 1 per il senatore di Forza Italia Girfatti.
Atmosfera surreale, nell’aula del Senato, a oltre mezz’ora dalla chiusura del voto. La destra contesta l’elezione di Marini. Scalfaro scampanella, inutilmente. Scalfaro invita i segretari a portargli i risultati definitivi. Il «verdetto» sull’elezione di Franco Marini alla presidenza del Senato è affidato ai segretari provvisori dell’Ufficio di presidenza di Palazzo Madama, eletti stamane. Si tratta dei sei più giovani senatori, 4 appartenenti all’Unione e 2 al centrodestra: Martino Albonetti (Prc), Achille Totato (An), Fabio Giambrone (Italia dei Valori), Alessio Butti (An), Marco Filippi (Ds) e Simonetta Rubinato (Dl).
La seconda votazione è annullata: si ricomincia alle 20 e 15. E’ la decisione dell’Ufficio di Presidenza di Palazzo Madama a causa delle tre schede contestate. Al posto del nome di «Franco Marini», infatti, risulta «Francesco Marini». Considerando che senza questi tre voti nessuno raggiunge il quorum per essere eletto presidente del Senato, si dovrà rivotare.
E’ eletto solo chi raggiunge la maggioranza assoluta dei voti dei componenti del Senato (162 dal momento che i senatori sono 322: 315 più 7 a vita).Nei primi due scrutini è necessaria la maggioranza assoluta.

Se non si raggiunge, si procede, nel giorno successivo, ad una terza votazione nella quale è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti dei presenti, computando tra i voti anche le schede bianche.Se nella terza votazione nessuno abbia riportato detta maggioranza, il Senato procede nello stesso giorno al ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti. Viene proclamato eletto quello che consegue la maggioranza, anche se relativa. A parità di voti è eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età.

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