“Per carità, non ricominciate”

Seguiamo con immenso rispetto il dibattito in corso all’interno dell’Unione sulla formazione del governo e sugli incarichi istituzionali, consapevoli di quanto sia difficile la situazione creatasi con le elezioni che ci hanno consegnato una maggioranza non solo risicata ma anche composta, soprattutto ma non esclusivamente a causa della legge elettorale, di deputati e senatori “nominati” dai partiti, non “scelti” dai cittadini, e per questo in gran parte sconosciuti al corpo elettorale che pure li ha mandati in Senato e alla Camera. Siamo certi, ognuno di noi, di sapere chi ci rappresenterà il 28 di aprile a Montecitorio e a Palazzo Madama?
Al di là del rispetto, ovvio, c’è qualche cosa che vogliamo sottolineare, nella nostra veste di convinti elettori di centro sinistra.
Sappiamo, innanzi tutto, che non è mai esaltante il momento politico che precede la formazione di un governo: la trattativa, il tira e molla, lo scontro fra ambizioni legittime e meno legittime, allorché escono dal chiuso di certe stanze acquistano un tono assolutamente sgradevole. Il cittadino elettore si infastidisce, vede il tutto sotto l’aspetto del “potere” e della “poltrona”, spesso non si rende conto che è proprio dall’assegnazione di quella “poltrona” a uno invece che a un altro che dipende la possibilità di risolvere oppure no un problema, un punto del programma.
Questa volta la sgradevolezza di questa inevitabile situazione diventa assolutamente insopportabile: il popolo dell’Ulivo, sfibrato dal quinquennio berlusconiano e conscio della gravità economica che minaccia il destino del Paese, non ne vuol sapere di prove di forza, di rivendicazioni che ritiene personalistiche anche se “giuste”, richieste ultimative.

Questo stile doveva esser morto e sepolto col voto del 9 di aprile. La raccomandazione che circola in rete è “per carità, non ricominciate”.
E’ insopportabile, in questo momento, il solo pensiero che ciascuna forza dell’Unione si attardi sia pure per un attimo in quelle richieste di “visibilità” alle quali per tanti anni sono stati sacrificati il valore dell’unità e della compattezza nell’opposizione al governo Berlusconi. Prodi deve poter mettersi al lavoro al più presto, senza sentirsi minacciato o ricattato dall’interno dei suoi sostenitori.
Inoltre, la gran parte dell’ elettorato di centro sinistra si è mobilitata perché gli è stata prospettata la concreta e rapida nascita di un partito nuovo, del quale i leader parlano ormai da tempo immemorabile, tale da tenere insieme la miglior tradizione del passato e le più innovative speranze di un futuro nobile e moderno. Ma oggi il Partito Democratico appare e scompare, non c’è neppure certezza che in Parlamento ci saranno gruppi unitari, la sintonia fra Ds e Margherita su questo punto fondamentale appare appannata.
E noi? Noi della società civile che ad esso guardiamo e speriamo? Che dopo essere accorsi in massa a votare le Primarie siamo stati accantonati, noi che non abbiamo avuto diritto di parola al momento della scelta dei candidati, noi che vogliamo una vera politica nuova e che riteniamo oggi incomprensibili (o spiegabili solo nel senso del mantenimento di sacche di potere) gli steccati fra cattolici e laici, fra ex Dc e ex Pci, quando è un gioco la forza di governare il Paese, noi che siamo riformisti per riforme illuminate e giuste nei confronti di tutti i cittadini, noi che vorremmo uno Stato preoccupato dei più bisognosi e liberale davvero nei suoi principi generali, noi che vogliamo libertà e pluralismo di informazione e giustizia uguale per tutti, che crediamo che il figlio dell’operaio e quello dell’imprenditore abbiano uguali diritti allo studio e alla crescita, noi oggi vogliamo essere ascoltati.
Fate nascere subito i gruppi unitari in parlamento, fate nascere al più presto il grande nuovo partito, apritelo senza paura di mettervi in gioco, e creiamo insieme la nuova Italia per i figli e i nipoti che già ci osservano, ci criticano e non ci capiscono.

Sanno che a giugno ci sarà il referendum sulla Costituzione, ma nemmeno questo pare essere all’ordine del giorno. Parlate di principi e di valori e non soltanto di poltrone. E soprattutto tenete il Quirinale fuori da ogni spartizione.

Per carità, non ricominciate.

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