“Lo so al 110 per cento, dopo Pasqua loro torneranno in tanti”

ROMA – «Lo so al 101 per cento: dopo Pasqua i medici tornano a far visita agli stessi malati» . È il 12 aprile scorso. L’imprenditore Tommaso Di Lernia avverte Vincenzo Tavano che la Guardia di Finanza tornerà da Stefano Ricucci. Usa il solito linguaggio in codice: «I dottori e gli infermieri» sono gli investigatori, i documenti contabili diventano «le cartelle cliniche», il «malato» è proprio Ricucci. Forse non sa che per l’immobiliarista stanno per scattare le manette, ma è preciso sui tempi, dimostra di essere comunque bene informato. «Stavolta questi mi dicono fate attenzione perché… voglio dì… non solo… Con stomaco ma pure con la capoccia… Si ricorda quegli altri che avevano lasciato, poi erano tornati, poi avevano lasciato? Mo’ sono ritornati in forze perché c’è altro materiale. Sono tornati con una forza diversa, con tanti chirurghi…» . Tavano avverte subito Ricucci: «Se tu potessi scendere, ti dico una cosa e vado via» . Si incontrano e arriva la soffiata. Ricucci decide di partire ugualmente per una breve vacanza. Ma quando torna, subito dopo le festività, finisce in carcere. Con sé trascina chi in questi mesi lo ha informato sulle mosse di magistrati e investigatori. Uno in particolare, il brigadiere delle Fiamme Gialle Luigi Leccese. È la «talpa» che lavora al reparto logistico del Nucleo Valutario. L’ordinanza del gip di Roma svela la rete che Ricucci era riuscito a tessere per conoscere in anticipo gli sviluppi dell’inchiesta.

Informazioni che non lo hanno salvato dall’arresto, ma forse gli hanno consentito di occultare documenti preziosi per l’indagine. Il giudice non sembra avere dubbi quando parla dell’esistenza di «una catena di persone che ha operato al fine di fornire all’indagato Ricucci notizie riservate sulle indagini in corso». L’8 marzo scorso è sempre Tavano ad avvertirlo che l’inchiesta potrebbe avere nuovi obiettivi: «Me l’ha detto quello con la Fiamma, tu devi assolutamente sbloccare qualcosa perché l’obiettivo, l’obiettivo è il fallimento, cioè che qualcuno ti faccia gli atti, eccetera eccetera, perché è solo in quel modo… allora tu. Ti posso dire una cosa, io ho scoperto una cosa, non ti vuole interrogare, perché se ti interroga è costretto a smontare tutto il meccanismo che lui aveva tirato su per poterti rompere i coglioni, hai capito?» . Poi arrivano i decreti di perquisizione. E Leccese viene incaricato dai suoi superiori di «individuare un locale idoneo alla custodia della documentazione che sarebbe stata verosimilmente sequestrata». L’informazione è utilissima. Il brigadiere si premura di avvisare gli amici. Il suo contatto diretto è Di Lernia. Lo chiama il 31 marzo. Gli spiega che «medico e parecchi infermieri arriveranno il 4 aprile» . Aggiunge che «porteranno via parecchie cartelle mediche» . Si attiva la catena che arriva sino a Ricucci. Due giorni dopo Leccese contatta di nuovo Di Lernia. Gli sollecita una raccomandazione. Appare preoccupato, vuole sapere se la sua informazione sia arrivata al destinatario: «Ti devo parlare da vicino per la situazione dell’altroieri.

Ti volevo dire altre cose… Sicuramente tu non le hai allertate quelle persone per martedì!» . L’amico lo tranquillizza: «Ma come no, certo che l’ho fatto» . Il 10 aprile Di Lernia e Tavano discutono, come sottolinea il Gip, «della necessità di retribuire i pubblici ufficiali infedeli». «Quegli amici – dice il primo – mi hanno pure richiamato… ma io già mi immagino cosa vogliono dire… mi creda, questo non è un gioco. Secondo me bisognerebbe incentivarli i tizi… Lei sa come vanno queste cose… Un bel giorno il conto mi si presenta sul tavolino» . Tavano lo rassicura e parlando di Ricucci afferma: «Fammi passare questa notizia e poi glielo dico» . Subito dopo gli spiega che l’immobiliarista vuole incontrarlo personalmente. Non a caso il Gip aggiunge: «Il brigadiere Leccese ha rivelato notizie coperte dal segreto investigativo con l’obiettivo di acquisire benemerenze presso Ricucci, in vista di vantaggi futuri di natura chiaramente patrimoniale quali avrebbe potuto verosimilmente concedere lo stesso Ricucci quando ne avesse avuto la possibilità». I toni delle conversazioni dimostrano che tutti sanno di essere intercettati. Ma nessuno immagina che anche i cellulari esteri utilizzati da Ricucci siano sotto controllo. E infatti quando usa quegli apparecchi, l’immobiliarista appare tranquillo. Discute dei suoi affari, concorda la possibilità di «rientrare in partita» speculando nuovamente sul titolo Rcs. E il 4 aprile, mentre i finanzieri spulciano tra le carte nei suoi uffici, conferma a Tavano: «Gli infermieri ci sono tutti» .

Ancora una volta, proprio come avvenne la scorsa estate, sono stati i telefoni a tradire Ricucci e i suoi presunti complici. Ma questa volta le conversazioni intercettate hanno fornito indizi giudicati «gravissimi» dai magistrati e l’arresto è stata ritenuta l’unica misura «idonea ad impedire la reiterazione di condotte illecite».

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