Tempo di avventure

Due bellissimi articoli usciti oggi interpretano in maniera eccellente questo drammatico finale di legislatura. Le analisi del garante di Libertà e Giustizia Claudio Magris sul Corriere della Sera e del direttore di Repubblica Ezio Mauro si integrano a vicenda nel disegnare gli ultimi tentativi di Sivio Berlusconi di ribaltare a suo favore una realtà che ormai gli è sfuggita di mano, mostrando di che pasta è intessuta la sua strategia, quando il sovversivismo si nutre di un insopprimibile interesse per i propri interessi. Un interesse che “sovverte”, appunto, ogni altra regola di convivenza civile e istituzionale.
Non rimane che aggiungere alle loro parole qualche considerazione che mi viene dal nervosismo nel quale sto vivendo queste ore, un qualcosa che mi rende difficile fermarmi al tavolino e mi porta invece a girare per strada, anima inquieta fra anime inquiete che mi fermano e interrogano, con un sorriso gentile ma il terrore che si intravede. Solo in mezzo agli altri, cercando di rassicurare, trovo una certa serenità. Come reduci di una guerra della quale ci si sente già, per fortuna, vincitori ma che per scaramanzia e ragionevolezza non intendiamo ancora dare per vinta. E’ vero, siamo tutti dei reduci: questi cinque anni sono stati per la Repubblica i peggiori nella sua storia perché non hanno visto soltanto l’antipolitica al governo, ma il diffondersi per mezzo dei media di un’abitudine all’antipolitica: non c’è stata dittatura soltanto perché è vero che una gran parte dell’Italia ha accompagnato col consenso, senza ribellarsi, senza protestare ciò che accadeva.

E molti, tanti, hanno dato il peggio di sé, proprio come avviene nei regimi autoritari: penso primi fra tutti ai giornalisti, una categoria che troppo spesso ha scordato il senso e il ruolo della più bella professione del mondo, riducendosi, muti, a reggere il microfono del Cavaliere e della sua banda.
Il nervosismo deriva soprattutto dall’ansia per ciò che potrebbe ancora accadere. Non abbiamo nessuna garanzia (quando mai nel passato pensavamo che avremmo dovuto preoccuparci di questo?) che il Sovversivo o il Fuorilegge accetti senza protestare il responso delle urne . Egli da tempo prepara il terreno per urlare “al broglio”, per contestare congiure comuniste, per l’estremo tentativo di far saltare il tavolo. Avrà gli strumenti governativi (il ministero dell’Interno) per confondere le carte. C’è da augurarsi che Giuseppe Pisanu, un suo fedelissimo, non scordi però la lezione che dovette apprendere lavorando fianco a fianco con democristiani, come Benigno Zaccagnini, che credevano allo Stato. Aprile sarà il mese che metterà alla prova la nostra democrazia, comunque vadano le elezioni domenica e lunedì prossimo.
Se così stanno le cose, ci permettiamo di sottolineare l’importanza che avrebbe, in presenza di un verdetto certo, la scelta del presidente Ciampi di affidare subito lui l’incarico al nuovo presidente del Consiglio. Appena formate le Camere, eletti i presidenti e i capigruppo, il nuovo governo si può fare: saremmo così alla fine di aprile e il mese di maggio vedrebbe le forze politiche impegnate nella elezione del Capo dello Stato, nelle amministrative (molto importanti) e nella campagna per il referendum sulla Costituzione che si terrà il 25 giugno.

Sappiamo che Ciampi preferirebbe che a fare il nuovo governo fosse il suo successore. Ma un’Italia affidata al Sovversivo per ogni ora che non sia assolutamente necessaria da un punto di vista istituzionale è un’Italia troppo a rischio. Sarebbe bene non correre altre avventure.
So infine che nel mio nervosismo albergano altri timori e preoccupazioni riguardanti il dopo. Gli anni in cui dovremo ricostruire l’Italia e gli italiani. Potremo davvero mettere mano alla Costituzione, dopo aver vinto il referendum, per fare quegli aggiustamenti che molti ritengono necessari, chiamando al tavolo del confronto i sovversivi o non sarà meglio tenerci salda quella Carta che anche oggi ci permette di non soccombere agli interessi dell’antipolitica? Se fu così difficile al tempo della Bicamerale trovare spazi di intesa, domani, dopo quello che stiamo vedendo oggi, potremo davvero contare su qualche sprazzo di senso dello Stato, di preoccupazione per il bene comune, di visioni alte e non personali? E’ presto per introdurre questo tema, ma all’ansia non è facile comandare. E avremo davvero in Parlamento la maggioranza per abbattere le leggi ad personam e quell’ordinamento della giustizia che minaccia il principio dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e l’autonomia dei pubblici ministeri (il “cancro della democrazia” secondo il verbo berlusconiano) come i leader dell’Unione hanno promesso durante la campagna elettorale? E sapremo impedire la vendita del patrimonio dello Stato agli amici degli amici? Diceva un tempo Ugo la Malfa, la Cassandra più intelligente della nostra storia: “Finiranno per vendere i gioielli di famiglia…”.

E il buonismo innato del centro sinistra sulle origini del quale bisognerebbe scrivere un romanzo, quello che impedì di fare una giusta legge sul conflitto di interessi, sarà ricondotto entro i confini accettabili del confronto politico?
Direte: basta con queste preoccupazioni. Prima pensiamo a vincere. E avete ragione, cari coglioni che mi fermate per strada per esser rassicurati. Ma proprio perché gli avvenimenti di questi giorni sono così al limite della sovversione dobbiamo preparare gli strumenti mentali e concreti affinché essi non si ripetino mai più. Una volta è anche troppo, facciamone tesoro.

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