Organizzare la giustizia per rendere giustizia

Il programma dell’Unione, un documento corposo, 281 pagine, cui hanno aderito tutti i segretari dei partiti dell’Unione e che nasce dal lavoro diretto di quasi 500 persone riunite in 12 commissioni. LeG ha chiesto a esperti di settore di commentare, ciascuno per la propria competenza, i paragrafi del programma. I loro interventi saranno via via pubblicati sul sito. Soci e simpatizzanti di Libertà e Giustizia esprimono la loro opinione nel blog dal titolo: Programma, discutiamone.
Il punto sul capitolo dedicato alla giustizia è affidato a Elisabetta Rubini. Nata a Milano il 22 ottobre 1956, è sposata e ha due figli. Avvocato civilista, è iscritta a LeG dal 2002, e nell’ambito dell’associazione si è occupata soprattutto di temi attinenti il funzionamento del servizio giustizia e la disciplina dell’informazione in Italia.
La sezione dedicata alla giustizia all’interno del programma dell’Unione è certamente apprezzabile per consapevolezza dei problemi, articolazione, completezza e, nei limiti propri di un’enunciazione programmatica, concretezza. Si parte dalla consapevolezza che gli obiettivi da difendere e promuovere sono al tempo stesso la legalità – intesa come principio che deve efficacemente regolare la vita sociale ed essere sovraordinato anche e soprattutto rispetto al potere – e la giurisdizione, intesa come strumento che deve concretamente realizzare il principio di legalità nella risoluzione dei conflitti: la fondamentale battaglia per l’efficienza e la tempestività della giustizia non deve dunque essere disgiunta dalla consapevolezza che nel nostro paese deve essere restaurato il rispetto della legalità.

Il programma si articola quindi in una corposa sezione dedicata all’organizzazione, cioè all’utilizzo più efficace degli strumenti e delle risorse già oggi disponibili, ben coscienti del fatto che i fondi per la giustizia saranno assai difficili da incrementare, anche da parte di un futuro governo di centro-sinistra. Seguono le parti dedicate all’ordinamento giudiziario, con l’impegno a rimuovere tutti gli aspetti della legge Castelli in contrasto con il valore dell’indipendenza della magistratura; alla giustizia civile, alla giustizia penale, al carcere e ai rapporti con l’Europa, con l’individuazione delle misure e degli interventi concretamente atti a migliorare la condizione attuale di un servizio così fondamentale per i cittadini e così inviso alla maggioranza che ha governato nell’ultimo quinquennio, dilapidando le riforme e i passi avanti realizzati negli anni immediatamente precedenti.Si può concludere che, su uno dei temi maggiormente conflittuali, che sono stati nei passati cinque anni al centro dello scontro politico, l’Unione riesce ad esprimere un programma credibile, al tempo stesso concreto e consapevole delle scelte di principio che, specie nel nostro paese, il funzionamento del sistema giustizia implica.

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