Banche e cooperative all’ombra della politica

Affari e Politica, questo il tema dell’incontro promosso dal circolo toscano di Libertà e Giustizia e dall’Arci “Due strade” di Firenze, venerdì 27 gennaio 2006. Tra i relatori, Franco Belli, docente Diritto dell’Economia a Siena, Giovanni Doddoli, presidente della Lega Coop Toscana, Andrea Manciulli della segreteria Regionale DS e Luigi Tomassini, professore di Storia Contemporanea all’Università di Bologna. Ecco una sintesi degli interventi della serata.”Cerchiamo di distogliere tutte le nostre attenzioni dai fatti di cronaca e ragioniamo sui principi e sui fatti che riguardano la finanza e la sua commistione con politica ed altre realtà economiche quali le aziende cooperative.La feroce campagna elettorale che stiamo già vivendo da alcuni mesi non deve deformare l’analisi oggettiva dei fatti principali che hanno segnato tutta la storia delle “scalate” (o tentate scalate) estive alle banche BNL e Antonveneta.La realtà sociale ed economica delle cooperative preesiste e preesisterà;trattandosi di un attore non di poco conto del panorama economico nazionale, il mondo della cooperazione non poteva uscire indenne da uno scenario,quello dell’attività economica dell’ultimo decennio, segnato da un costante gioco al massacro.Si pensi a tutti gli scandali finanziari degli ultimi anni (in Italia Cirio, Parmalat, Fazio e vari “furbetti”) ed al dominio incontrastato conferito al mondo della finanza con la “F” maiuscola;questo fenomeno pare ripresentarsi ciclicamente e viene da citare un aneddoto di 30 anni fa,quando il consiglio di facoltà di Economia dell’Università di Siena si dilaniò tra favorevoli e contrari in merito alla decisione di conferire una laurea honoris causa ad un finanziere d’assalto, assurto alle cronache come tutore e difensore della finanza nazionale:il suo nome era Michele Sindona.La storia insegna che la finanza,o i mercati,lasciati senza freni e controlli può generare crisi (sociali od economiche) e che spesso non si generano gli anticorpi necessari a riconoscere questi pericoli;in tal senso si pensi alle crisi borsistiche americane del ’29,di metà anni ‘80 e quella più recente legata alla bolla della new economy.Anche da un punto di vista puramente pratico e di basso profilo,se chiediamo ad una tal signora “Maria” che ha investito in qualsiasi fondo d’investimento ci dirà che “…il promotore mi ha garantito che nella peggiore delle ipotesi,a scadenza, il capitale mi verrà restituito!”.

E dopo 150 anni di studi e teorie sulle magnifiche sorti e progressive della finanza sono questi i risultati? Ma queste non erano le rendite del “mattone” o meglio del “materasso”?Anche il cercare definizioni o contorni normativi/etici delle attività finanziarie può trovare risposte nel buon senso della storia. In documenti storici del 1405 rinvenuti in archivi comunali di Siena, rinveniamo una illuminante definizione del credito etico data da un artigiano “cerchiaio” (costruttore dei cerchi per botti) ad un ispettore del fisco che chiedeva conto di come gestisse la sua attività :”…ho preso col credito e col credito mi governo e col mio rifatto pago chi mi crede”.Grande lezione di trasparenza creditizia e di etica degli affari.In conclusione la finanza va vista in termini laici (né maghi né usurai…), come importante opportunità delle attività economiche da governare ed utilizzare.Lo stesso vale per il mondo della cooperazione, che per dimensione, ruolo e contingenze non può disconoscerne la funzione”.

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