Consorte: “Ho fatto errori personali ma non ho rubato un soldo”

BOLOGNA – «Quando uno è indagato da tre procure, e vive in un paese che ha un meccanismo giudiziario-mediatico scappato di mano, è inopportuno che rilasci dichiarazioni ufficiali». Giovanni Consorte dribbla abilmente le domande dei giornalisti e le richieste di intervista: in questo clima, ogni frase sarebbe strumentalizzata e tornerebbe indietro come un boomerang. «Da un caos non sempre nascono le stelle», ripete in questi giorni. Ma con i pochi amici che raccolgono le sue confidenze, il manager che ha sognato per sei mesi di portare la compagnia delle coop sul palcoscenico della grande finanza, si lascia andare. Dice che è molto amareggiato per come le coop l´hanno scaricato, «senza lavare i panni sporchi in famiglia». Che ora la cooperazione «rischia lo smottamento, e un ritorno a un futuro chiuso nella logica del supermercato». Che ha creduto troppo alla cooperazione e ai suoi capi. Che ha sbagliato sul piano morale e privato, ma «senza prendere mai un soldo all´Unipol». Altri quattro giorni e mister Unipol andrà dimissionario al cda. Ma al manager che in trent´anni di superlavoro ha creato quasi dal nulla la terza assicurazione italiana – per poi spingerla nel frullatore con operazioni e intrecci spericolati – tocca lavorare fino all´ultimo. Nel bunker di Via Stalingrado, a preparare gli scatoloni e firmare gli atti della gestione, accentrata su di lui.Il manager più accusato d´Italia, l´uomo che porta la croce del centrosinistra, chiede aiuto alla tempra per voltare pagina.

Ma l´amarezza è dura nasconderla; c´è chi sostiene di averlo visto piangere, già prima di Natale. Se sia pianto metaforico o no, è comunque dovuto al brusco benservito avuto dalla cooperazione, un mondo a cui ha creduto «più che a una storia d´amore, per non dire al potere o ai soldi», dice lui a chi gli sta vicino. Troppa fretta di lasciarsi alle spalle una figura ingombrante, come fosse un numero sbagliato sulla ruota. Senza ricordare che invece la casa Unipol lui l´ha tirata su con le sue mani, e quando è stata abbastanza grande si è chiesto come farla uscire nel mare aperto economico-finanziario. «Qui c´è gente che prende una responsabilità grave: hanno aperto la falla e rischiano di smottarci tutti dentro – sarebbe un ritornello del presidente uscente – I panni sporchi andavano lavati in famiglia». Ormai invece siamo al tutti contro tutti, anzi tutti contro le coop. «Non si rendono conto che ora nessuno più gli farà da parafulmine come me».E le coop rischiano di «restare in eterno a gestire i supermercati, se va bene». La «fuga dal supermercato» è stata la sua ultima grande scommessa, lo ha spinto a comprarsi Winterthur prima, e ad assaltare la Bnl sotto attacco poi. Ex post, è stato un errore. «Bnl era la banca sbagliata per questo salto di qualità. Troppo cruciale per certi poteri, troppi scheletri nell´armadio», dice ai collaboratori. Ma accanto agli inciampi strategici, Consorte inizia a meditare su quelli di condotta, che toccano la sfera morale.

A una persona che gli è vicina ha detto che, potendo tornare indietro, non rifarebbe le cose allo stesso modo. L´aver pensato di valere molto più dei (relativamente) bassi stipendi pagati all´Unipol non doveva fornire l´alibi per arrotondare in parallelo con private «consulenze» a Gnutti. «Ma doveva pensarci prima, che l´assalto a Bnl gli sarebbe valso un periodo di tritacarne. Se aveva cose da nascondere doveva astenersi», dice quella persona.Ma il manager ha 57 anni ed è vaccinato, pronto a pagare i conti privati con la giustizia. «Li avrei pagati 100 volte, se solo m´avessero lasciato finire l´operazione», ha detto in privato. Ha intessuto fino all´ultimo la trama per traghettare le coop sul palco dei grandi giochi. Non per sete di potere, va dicendo, né di poltrone che a Via Veneto non avrebbe mai occupato. «Dovevano usare lo stile del vecchio Pci, che ti chiudeva in una stanza e buttava via la chiave – dice una persona che gli è rimasta fedele – ma le coop hanno fretta di dimenticare quanto Consorte ha dato loro per anni». Così il manager, al rimpianto di avere sbagliato l´assalto al cielo, aggiunge quello di aver troppo creduto in chi lo sosteneva.E ora? Dopo il 9 gennaio, Consorte passerà i seguenti mesi a difendersi. Tante accuse, dalle specifiche finanziarie a quelle più gravi del codice penale. Mentre raccoglie le carte, mette via qualche ritaglio per un´analisi che potrebbe produrre un libro. Il tema, ancora quello: «lo sforzo di sdoganare la cooperazione dal suo piccolo mondo».

Lo stesso rovello su cui si è scornato nella vita vera.Dopo l´esito delle inchieste, comunque, tutti pensano che Consorte tornerà a fare il manager. Sarà l´orizzonte forzato di chi ha messo il lavoro sopra tutto, o quei cinque anni che mancano alla pensione.

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