Le intercettazioni – “Ricucci, avevi ragione: non è uno come noi”

Sei mesi fa, quand’era proprietario del 20% della Rcs, Stefano Ricucci sembrava avere una strategia per il quotidiano di via Solferino. Al telefono disse a un amico: «Il mio obiettivo adesso è 29 punto nove. Un mese, tiè, e nel frattempo convoco l’assemblea e spiego agli azionisti quello che mi piacerebbe fare con questa azienda, con i giornalisti, con i direttori e massima libertà, massima disponibilità, nessuna velleità di fare guerre bellicose…».
I PIANI PER IL CORRIERE – L’amico era Osvaldo (un interlocutore non identificato, forse un giornalista), e il quotidiano La Stampa ha riportato, ieri, il dialogo telefonico: «Io voglio che il Corriere diventa un giornale serio, che si sviluppa sotto il settore economico che non c’è, il settore economia non c’è. O no?… Io voglio sviluppare il Mundo (controllato da Rcs MediaGroup, ndr), voglio sviluppare in Francia, voglio fare accordi di joint venture pure su concessionari di pubblicità». Di più: «Dobbiamo incrementare il gruppo. Io faccio l’aumento di capitale, non loro. Loro pensano che io non c’ho soldi, no… Forse non hanno capito con chi c’hanno a che fare, che mica sono un coglione. Mica voglio andare contro Mediobanca, Capitalia, Banca Intesa, Ligresti… Anzi, li stimo, cazzo. Io sto copiando da loro». Ricucci entra nei dettagli del progetto: «Voglio creare una commissione di saggi che governano solo il Corriere, io lo voglio sviluppare il Corriere da lì dentro, che non va bene… no, che è un oggetto istituzionale e che deve essere governato da saggi molto importanti, da persone di grande levatura e intelligenza, di indipendenza.

Io questo farò, se ci riesco farò questo».
A questo punto gli ingranaggi di quel progetto sono quantomeno inceppati ma lui, l’immobiliarista romano, ha detto ai magistrati (senza convincerli) che il suo vero obiettivo è sempre stato quello di rivendere le azioni della Rcs e guadagnarci un po’. «Ci abbiamo tre trattative, adesso chi offrite di più gliela diamo. Io però la trattativa non la posso fare, se voi mi togliete sta’ interdizione faccio prima a trattare..».
GENNAIO E LE PESCHE – È tutto nero su bianco. Sono intercettazioni e verbali di interrogatori. Ne emergono stralci di vita quotidiana del Ricucci che vuole contare di più. Che mette piede, sì, nella corte dei grandi della finanza bancaria ma che resta uno lontano da loro «come gennaio dalle pesche», per dirla con il colorato eufemismo usato da Pierluigi Stefanini, presidente di Holmo, la holding che controlla Unipol. Che Ricucci sia gennaio o la pesca poco importa. Non piace al presidente dell’Unipol Giovanni Consorte, tantomeno all’ex amministratore delegato della Bpi Gianpiero Fiorani.
In una conversazione telefonica del 2 luglio scorso Consorte confessa a Fiorani: «Gianpiero mi tocca riconfermarti che avevi ragione, è una testa di cazzo fuori misura». E l’altro: «Eh… purtroppo io lo sapevo». Consorte insiste: «È il patron delle ferriere, capisci, e poi lui millanta di rappresentare un mondo intero e invece rappresenta a malapena se stesso..». In un’altra telefonata, stavolta con Stefanini, Consorte manifesta tutto il suo disprezzo per «questa gente…» (gli immobiliaristi, ndr).

Dice: «Lo sai Pierluigi, io non sono uno snob, né uno con la puzza sotto il naso, ma a tutto c’è un limite capisci?».
I CONTATTI POLITICI – Dall’inchiesta sulla scalata alla Bnl spuntano poi nuovi particolari, anche in questo caso intercettazioni, che completano il quadro delle conoscenze fra Consorte, Piero Marrazzo (presidente della Regione Lazio) ed Enrico Boselli (Sdi). I contatti fra i tre erano già noti dall’agosto scorso. Adesso è integrale la trascrizione delle conversazioni che li riguardano ed è noto il nome che ha fatto da trait-d’union fra loro: è il ministro della Funzione Pubblica nel governo D’Alema, Angelo Piazza (Sdi), come svelava ieri La Repubblica.
È il 9 luglio scorso. Piazza parla al telefono con Consorte. Gli spiega di aver ricevuto una chiamata da Marrazzo il quale gli ha riferito di una telefonata con Rutelli. Argomento della chiamata Marrazzo-Rutelli: un’intervista del presidente della Margherita rilasciata al Corriere e critica sulla scalata alla Bnl. Consorte commenta: «Intervista vergognosa. Lì Boselli deve intervenire, adesso. Ho parlato anche con gli altri, eh». E Piazza: «Sì, sì, adesso lo fa». Consorte: «Sul piano politico. Mica andrà nel merito di Bnl?». «Piazza: «No, ma io… guarda l’ho già avvertito». Sempre Piazza: «Questo stronzo di Rutelli ha chiesto a Marrazzo se faceva un intervento… Piero si è sentito con me e ovviamente ha detto di no».
Più avanti nella stessa chiamata Piazza rivela: «Ho detto a Piero di non dire niente perché ha un ruolo istituzionale…

anche perché se lo faccio parlare lo faccio parlare a favore nostro…».

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