Le intercettazioni – La talpa a Consorte: “Sei indagato, stai attento”

MILANO — Consorte vorrebbe telefonare da una utenza fissa? «Non pensare di essere esente». L’inchiesta di Roma sulla scalata Unipol a Bnl? «Lui è nel registro degli indagati, però non lo sa nessuno». Le «ultime novità da Roma»? Arrivano «dal suo amico famoso di Milano». Non soltanto millantato credito, maanche rivelazione di segreto d’ufficio: sono queste le ipotesi di reato per le quali il giudice Francesco Castellano, attuale presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano (competente su 6.600 detenuti) è stato convocato il 30 dicembre dalla Procura di Perugia che indaga su 18 sue telefonate di luglio con il presidente di Unipol Giovanni Consorte, che poi ne parla al suo vice Ivano Sacchetti. Eccole nei brogliacci, cioè nelle sintesi redatte dalla GdF nell’inchiesta sulla scalata della Bpi di Fiorani all’Antonveneta. Insider a Milano: un giudice per avvocato. La prima telefonata è del 5 luglio. «Francesco Castellano chiama Consorte e gli chiede quando sarà a Milano», perché «voleva dirgli due cose» su «un certo discorso di Milano». «Gianni risponde che è già deciso e dice settembre. Francesco dice che si è fatto tirare fuori la legge». E poi «gli chiede se ha visto la posizione di “un certo ragazzo” ». In realtà già l’indomani un tal «Francesco» (che chiama dal Tribunale di Sorveglianza) comunica che «si vedranno sabato sera a Bologna ». Qui Consorte dice a un collaboratore di attendere «dal suo amico famoso di Milano» le «ultime novità da Roma».

«Francesco» arriva alle 20. E un quarto d’ora dopo, sorseggiando un aperitivo, Consorte s’improvvisa giurista dettando al telefono: «Preparare un set sulla legge dell’insider evidenziando tutte le esenzioni, in particolare gli interventi dei senatori, tra cui Tarquini, sull’interpretazione… dargli il rinvio a giudizio per cui sono accusati e la memoria difensiva ». Forse è solo una coincidenza, ma a Milano Consorte e Sacchetti sono accusati di insider trading con Emilio Gnutti, il finanziere interdetto poi con Fiorani. «Consorte comunica a Carlo» che «il capo di “quella cosa” di Milano ha chiesto a “quella persona che ha incontrato” un po’ di materiale interpretativo di “quella cosa” di cui lui (Consorte) e Ivano…». Consorte tronca: «Anche “loro” hanno problemi interpretativi. Pensa come è amministrata la legge in Italia». «Ha detto che l’obiettivo è il Cinghialone». La stessa sera dell’incontro con Castellano, Consorte aveva rassicurato un suo collaboratore che «per Roma non c’è nulla», dato che «quel signore che lo ha interrogato, gli ha chiesto di dare informazioni man mano che vanno avanti». Inoltre «la persona che ha incontrato» (Castellano?) gli ha «consigliato di intrattenere rapporti cordiali in quanto “questa” è candidata a diventare “il capo di tutti lì”». Il discorso sembra riferirsi ai due pm romani che indagano su Unipol. Il 12 luglio una chiamata allarma Consorte: Francesco «Castellani» (così nella trascrizione), detto «Ciccio», «ha bisogno di parlargli per qualche suggerimento».

Consorte gli dà «un telefono fisso». Ma Francesco risponde di «non pensare di essere esente». Meglio vedersi a tu per tu. Castellano arriva in stazione alle 21.49. Mezz’ora dopo «Consorte dice a Sacchetti (suo vice, ndr) di aver saputo dal “nostro amico di Milano” che gli spagnoli (il Banco di Bilbao rivale di Unipol, ndr) hanno fatto un esposto dicendo che Unipol ha usato i soldi degli assicurati». E che «lui (Consorte, ndr) è nel registro degli indagati, però non lo sa nessuno ». Aquella data, in realtà, Consorte non risultava ancora indagato. Il manager Unipol precisa poi che «siccome i due sono molto amici, “lui” gli ha spiegato quello che Consorte gli aveva detto». E aggiunge che «l’amico di Milano» gli avrebbe parlato anche di uno sviluppo ancora segreto: «Sta per scoppiare un grosso casino per il cinghialone e il suo amico», per cui «bisogna evitare qualsiasi connessione». «I due — prosegue Consorte—sono messi veramente male» e «l’obiettivo vero dovrebbe essere il cinghialone». «Agende sparite e contratti distrutti». Il 20 luglio Consorte minimizza l’inchiesta romana: «Cose irrilevanti». L’indomani però spiega alla segretaria che «devono tenere una di quelle agendine da borsa…».E lei risponde: «Perché noi, da quando c’è stato detto che… abbiamo fatto sparire il…». Poi Consorte chiama Fiorani e gli dice che «nei prossimi anni si prenderanno molte rivincite». Quindi gli propone di acquistare «quel famoso 0,5% che a loro serve» per assicurarsi il 51% della Bnl.

Risposta di Fiorani: «Quando vuoi». La prima emergenza scatta il 22 luglio, quando la Consob sanziona l’alleanza occulta tra Fiorani e Ricucci. Per Consorte «è un macello»: Fiorani e Gnutti «hanno lavorato in modo superficiale», anche se «lui non sa bene, essendosene tirato fuori» in data imprecisata. Il manager Unipol comunque intima ai suoi di «non andare più a Lodi», perché «più stanno lontani e meglio è». La sera del 25 luglio, quando la procura di Milano sequestra a Fiorani il 40% di Antonveneta, Consorte è preoccupato: «Spero di non aver commesso errori ». Il 27 luglio «Consorte chiede alla segretaria chi ha i contratti di Guido Vitale», l’ex presidente di Rcs che ha fatto da advisor di Unipol. La segretaria risponde che «ne ha una copia Roberto» (che però «l’ha buttata via»). Consorte, allora, «dice alla segretaria di strapparli».

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