I protagonisti

Gianfranco Boni, nato a Lodi nel 1958, è stato direttore finanziario della Banca Popolare di Lodi all’ epoca in cui Gianpiero Fiorani governava l’ istituto. Uomo fidato del presidente e ad, Gianfranco Boni era in particolare artefice delle operazioni interne alla banca. Si era visto anch’egli raggiungere, nell’ agosto scorso, dal provvedimento interdittivo firmato dal gip Clementina Forleo. E come Fiorani, non si era presentato dinanzi al magistrato. Dopo il rinnovo dei vertici, il nuovo cda aveva anche nei suoi confronti, come per Fiorani, presentato formalmente un’azione legale contro chi «aveva commesso fatti ai danni della banca». Lo scorso 17 ottobre, Boni è stato quindi interrogato per la prima volta negli uffici della procura di Milano, indagato come Fiorani nell’ambito dell’inchiesta milanese sulla scalata ad Antonveneta. A quella data, il gip Forleo aveva dichiarato cessata la misura interdittiva a suo carico. Silvano Spinelli, ex dirigente di Bpl era l’uomo di fiducia di Fiorani e, secondo l’ex dirigente di Bpl Suisse Egidio Menclossi, («supertestimone» dell’inchiesta), «era da anni impiegato da Fiorani per operazioni di carattere riservato per conto di alcuni importanti clienti della banca». Spinelli, secondo gli accertamenti compiuti dagli inquirenti, detiene il 50% delle partecipazioni in Liberty, la società alla quale fa capo la villa di Cap San Martin sulla Costa Azzurra comprata per 3 milioni di euro nell’aprile 2003. Villa che a quanto risulta è riconducibile all’ex amministratore delegato della Bpi.

Fatto, questo, che sarebbe stato ammesso da Fiorani nel confronto con i magistrati.Giuseppe Besozzi, socio storico della Lodi, era il punto di riferimento di quei 12 imprenditori agricoli che avevano ricevuto finanziamenti per oltre 290 milioni di euro dalla ex Lodi per acquistare azioni Antonveneta rivendendole poi alla stessa banca o ad altri soggetti a lei vicini, realizzando plusvalenze. In particolare la Consob aveva accertato come Besozzi aveva ottenuto il 3 dicembre 2004 una garanzia di Bpl a favore di Bpl Suisse per un importo di 25 milioni di euro. Il 4 aprile 2005 aveva ricevuto un finanziamento da Bpl per un importo di 25 milioni di euro e il 6 aprile aveva acquistato azioni per un controvalore di 24,9 milioni di euro rivendendole poi nello stesso mese per 26,5 milioni di euro con un guadagno di 1,6 milioni di euro. Come lui aveva operato Giuseppe Ferrari Aggradi che aveva ricevuto un finanziamento di 20 milioni di euro. In data 28 febbraio 2005 ha acquistato azioni per un controvalore di 14,6 milioni di euro rivendendole poi con una plusvalenza di 3,3 milioni di euro. Ma Besozzi era comparso nell’inchiesta anche per la vicenda legata all’acquisto di azioni Kamps, la società tedesca acquistata dalla Barilla con l’assistenza della Bpl. Secondo quanto aveva rivelato agli inquirenti Egidio Menclossi (ex Bpielle Suisse) Besozzi avrebbe ottenuto un affidamento per acquistare titoli Kamps e realizzare anche in questo caso una cospicua plusvalenza. Si sarebbe trattato quindi di uno schema collaudato pronto per essere utilizzati al momento della scalata Antonveneta.
Paolo Marmont, cittadino svizzero, si trova attualmente a Lugano.

Era uno dei due gestori del fondo Victoria Eagle. Il Fondo Victoria&Eagle Strategic Fund S.A. è gestito dalla società Victoria Eagle Asset Management, con sede a Lugano. Si tratta di un fondo registrato alle isole Cayman secondo gli accertamenti degli inquirenti, che era esclusivamente custode per conto di clienti che avevano sottoscritto quote del fondo, peraltro principale azionista dello stesso istituto lodigiano.
Massimo Conti è il secondo gestore del fondo Victoria Eagle.

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