Riforme, ultimo atto

Nell’Aula di Palazzo Madama l’ultima maratona per il via libera definitivo alla riforma costituzionale voluta dal centrodestra. Nella foto, il presidente dell’Assemblea costituente Umberto Terracini firma il documento davanti al presidente della Repubblica Enrico de Nicola. La Costituzione italiana fu approvata il 22 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948. Al Senato è in corso il dibattito generale: si sono iscritti a parlare 60 senatori, quasi tutti dell’opposizione. Si avvicenderanno al microfono fino alla mezzanotte di oggi, martedì 15 novembre. Domani alle 17 hanno inizio le dichiarazioni di voto con una diretta Rai. Il voto finale è previsto per mercoledì sera con la presenza, probabilmente, di Umberto Bossi.
Nicola Mancino Con la riforma voluta dal centrodestra vengono dispersi i valori della nostra Costituzione fondati sulla Resistenza: “il Parlamento è stato costretto a registrare aziendalisticamente la necessità di privilegiare il governo, perché questo è un paese-azienda, non è un paese a sistema democratico“. Nicola Mancino strappa un lungo applauso nell’Aula di Palazzo Madama. L’ex presidente del Senato cita Piero Calamandrei il quale invitava tutti i giovani, riferendosi ai valori della Costituzione, a tenere sempre vivo il ricordo di quanti nella Resistenza hanno speso la vita per la libertà e la dignità della nostra democrazia.

L’esponente della Margherita accusa il centrodestra di avere aperto con la devolution “un’ inquietante pagina di rottura ordinamentale che mina i principi della parte prima della Costituzione, quello dell’uguaglianza di tutti i cittadini, in primo luogo”. Secondo Nicola Mancino la riforma introduce un nuovo principio: “la costituzione pattizia – spiega ironicamente – perché ciascun alleato del centrodestra ha siglato un accordo per prenderne un pezzo: la Lega Nord la devoluzione, AN l’interesse nazionale, Forza Italia il premierato e l’UDC la riforma elettorale”. Per l’ex ministro tutto questo pone “inquietanti interrogativi sulla costituzionalità di una revisione globale fatta con l’articolo 138 della nostra Carta”. A suo avviso sarebbe stato meglio se dopo il lavoro del Parlamento fosse stata prevista un’approvazione da parte dell’intero corpo elettorale. Nicola Mancino sottolinea che questa riforma rappresenta un passo indietro rispetto al principio nato nel ’93 in base al quale il premier deve essere espresso dagli elettori. In conclusione per Mancino la riforma del centrodestra è peggio della cosiddetta prima repubblica perché “ha rotto un impianto cinquantennale che ha visto in Parlamento dialoghi anche aspri, ma produttivi di eventi politici e legislativi tesi al miglioramento delle leggi. Qui invece siamo in presenza di una maggioranza che fa corpo a sé e resta a disposizione del primo ministro”.
Gavino Angius: un governo sordo alle ragioni delle opposizioni sta facendo approvare una riforma costituzionale inaccettabile solo perché “si regge sul ricatto dei suoi alleati”.

Il presidente dei senatori Ds annuncia che l’Unione comincerà “a cancellare la devolution del centrodestra ponendo la riforma costituzionale come tema della prossima campagna elettorale”. Angius si dice colpito per il fatto che nell’Aula sta avendo luogo un “monologo delle opposizioni al quale il centrodestra si rifiuta di partecipare perché non ha il coraggio di affrontare il confronto a viso aperto. E’ avvilente che un atto solenne per un grande paese democratico come dovrebbe essere l’approvazione di una riforma costituzionale si consumi in queste condizioni”. Angius ironizza sulla riforma della maggioranza sottolineando che meglio si farebbe a chiamarla “dissolution”, dal momento che “cambia 53 articoli della Carta Costituzionale senza dar vita ad un confronto vero. E’ una legge imposta dalla Lega Nord e subita da tutti gli altri. Del resto l’approveranno domani perché il carroccio ricatta il governo minacciando di non votare la legge elettorale. Questo è un governo che si regge sui ricatti. Sono abituati a vivere così. E’ un esercito in rotta che si sta spartendo le macerie che ha finora disseminato”.
Willer Bordon (Chebordon.it): In due giorni, martedì 15 e mercoledì 16 novembre, la CdL prova a stravolgere la nostra Costituzione. Pur essendo ormai minoranza nel Paese, forte della vecchia maggioranza politica, procede con le gomme chiodate dei ricatti di Bossi. Sessant’anni di Storia Costituzionale vengono gettati nel cestino.

Quello che sta avvenendo al Senato, infatti, è colossale. Si tratta del tentativo, mai così devastante, di modificare qualità e quantità di oltre quaranta articoli della Costituzione. E il fatto che in questa fase non vi sia in gioco la prima parte, ovvero quella sui Diritti fondamentali non tragga in inganno: quando la demolizione ( sì, la demolizione) sarà cosa fatta la prima parte apparirà appesa nel vuoto ed i suoi valori fondamentali verranno considerati inutili orpelli. Alcune di queste norme, infatti, devitalizzano i poteri del Presidente della Repubblica. Alcune di queste norme hanno l’obiettivo di mettere sotto tutela politica la Corte Costituzionale. Alcune di queste norme, spacciate abusivamente per federaliste, hanno l’unico risultato di destrutturare l’unità nazionale, trasferendo i poteri in materia di sanità, di istruzione e persino di polizia (sia pure mascherandola con gli aggettivi: amministrativa, regionale, locale) alle diverse Regioni. Il tutto per di più in un pasticcio giuridico-sintattico di proporzioni colossali. Non è un caso che non ci sia uno straccio di costituzionalista, a cominciare dall’Associazione che li raggruppa tutti, e nemmeno un giurista degno di questo nome che difenda questo vero e proprio orrore. Un pericoloso pastrocchio, che per di più riesce nel difficile intento di creare da una parte una sorta di “dittatura della maggioranza” e dall’altra porta al rischio di una paralisi dell’attività legislativa e di governo.

Sino a mercoledì c’è ancora tempo per mobilitarsi, per fare la battaglia in Aula e nel Paese.

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