Partiti-società: ultima occasione?

Confusamente il mondo politico e civile che ruota attorno al centro sinistra muove i primi passi verso modi diversi di organizzare il governo e la partecipazione. Certezze ce ne sono poche. Molti sono invece i rischi e altrettanto le occasioni. E’ dunque un momento interessante da vivere e su cui riflettere come già stanno facendo alcuni osservatori di questa epoca storica.
Ogni tentativo di approfondimento parte dal successo delle Primarie. Esse vengono oggi interpretate come la radice da cui si deve sviluppare l’albero del partito democratico, o Ulivo vero che dir si voglia. Ma le primarie hanno già avuto un riflesso immediato sul costume della politica: i partiti si sono trovati in imbarazzo a cercare di imporre un candidato “militante” per il comune di Milano e per la Regione Sicilia. Hanno preferito convergere (Milano) o scontrarsi (Sicilia) su personalità esterne, o prestate. Questo fatto in sé non è né un bene assoluto né un male assoluto. Come ricorda Berselli, c’è chi ragionando di democrazia, ritiene la scelta del candidato come uno dei compiti fondamentali dei partiti e addirittura teme le primarie in quanto essi si spoglierebbero di uno dei ruoli chiave del loro esistere. Anche io credo che nella scelta debba essere forte la decisione dei partiti, ma questo non significa che essi debbano per questo scegliere solo al loro interno.
La partecipazione partiti-società nella indicazione del candidato è ottima cosa se essa non sta a significare una incapacità o una debolezza dei partiti.

E’ ottima se non è una fuga della forza partito da una responsabilità istituzionale.
Ma, si chiedono oggi i commentatori politici, i partiti come sono in questa fase sono in grado di scegliere, decidere, imporre? La risposta è “ no”. Il potere che ancora è riposto nelle forze politiche che conosciamo si esaurisce soprattutto in un livello locale amministrativo, importantissimo, ma non di primo piano, oltre ovviamente nella rivendicazione di incarichi fondamentali nella struttura del governo nazionale. I motivi di questa fragilità oligarchica sono infiniti e non è qui che dobbiamo esaminarli.
La partecipazione partiti-società non deve nemmeno nascondere una tendenza a imporre candidature vincenti soltanto in quanto “visibili”, a scapito della competenza o della esperienza. Questa propensione porterebbe a imboccare una via troppo “populista”, con i rischi che il populismo comporta.
Insomma, le scorciatoie implicite in un sistema esclusivamente basato sulle primarie prefigurano dei rischi che possono però esser superati se i partiti si avviano seriamente verso un rinnovamento profondo del loro esser partito. Mi spiego: la prospettiva del partito democratico o dell’Ulivo vero come superamento e non annientamento di alcuni partiti, il lavoro trasparente di collaborazione nei rispettivi ruoli di società civile e società politica (partiti), con regole e progetti e obiettivi condivisi sarebbero certamente elementi in grado di trasformare l’occasione ancora confusa delle primarie in un progetto importante e finalmente nuovo.
Alla società civile conviene avere partiti (o un partito) forti con cui dialogare e confrontarsi.

Ai partiti o al partito convengono movimenti e associazioni di cittadini che non siano confusi o mossi da protagonismi vaghi e momentanei anche se quasi sempre generosi. Finalmente se ne discute. Sono discorsi un po’ difficili, ma non astratti e comunque necessari.

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