Tangenti e mazzette, ecco il prezzo della corruzione

Lunedì 3 ottobre, a Milano, Marco Arnone e Eleni Iliopulos, autori di un saggio sul costo della coruzione, di cui anticipiamo l’introduzione, spiegano gli effetti economici, istituzionali e sociali del fenomeno che ha radici antichissime. Alle 17.30, a Palazzo Isimbardi (corso Monforte 35), ne discutono in una tavola rotonda con Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, Gabrio Forti, Piercarlo Padoan e Vito Tanzi. Coordina David Lane, giornalista dell’Economist.
M.Arnone E.IliopulosLa corruzione costaEffetti economici, istituzionali e socialiVita e Pensiero, 2005 (pp.245; 20 euro)

Introduzione
Questo lavoro trae spunto dal riconoscimento sia a livello teorico, sia a livello di politica economica di un forte legame fra dinamiche economiche e ‘patologie istituzionali’ e inizia quando Marco Arnone era funzionario del Fondo Monetario Internazionale. Mancava ancora un ampio lavoro empirico, anche se sono presenti molti pregevoli contributi delle istituzioni multilaterali. È quindi nostro desiderio presentare in maniera relativamente semplice ma rigorosa, una mappatura dei costi delle ‘patologie’ che qui definiamo in maniera ampia come corruzione. La corruzione costa. A chi? Che cosa? Quanto? Queste sono alcune delle domande che nel corso di varie discussioni con colleghi, non solo economisti, ci siamo posti; ma guardandoci in giro fra riviste accademiche e istituzionali, libri o ricerche in progress ci siamo accorti che, benché ci fosse una sterminata mole di produzione giornalistica o giuridica, un lavoro in prospettiva economica che desse una risposta in maniera sistematica e semplice a queste domande non c’era.

Perché questo titolo? Perché, molto semplicemente, i costi in senso lato della corruzione sono alcuni degli aspetti più importanti del fenomeno; non solo quelli in parte misurabili di carattere strettamente economico, ma anche, e nel lungo periodo forse soprattutto, quelli indiretti per gli effetti devastanti e poco misurabili sui ‘beni intangibili’ di una società: la credibilità del corpo politico, la fiducia nelle istituzioni, il tessuto della società civile, con conseguenze pesanti anche sulla vita quotidiana delle persone, come vedremo nel corso del libro.La corruzione è un fenomeno caratterizzato da molteplici sfaccettature, in particolare quando diventa così pervasivo da essere considerato una normale prassi. Il problema definitorio deriva dalla molteplicità degli aspetti che caratterizzano il fenomeno e dalla difficoltà di distinguerlo da altri tipi di atti illegali o, addirittura, da comportamenti che sono considerati legali. In questo libro cercheremo di individuare gli aspetti distintivi che caratterizzano la corruzione e il contesto nel quale si sviluppano le dinamiche che ne stanno alla base. Una volta chiarite queste premesse, lo studio si concentra su un’analisi degli effetti della corruzione sulla società civile nel complesso. A questo proposito, è importante sottolineare sin da ora che gli effetti probabilmente più gravi sono di difficile individuazione e poco misurabili. La corruzione agisce nel profondo delle strutture organizzative pubbliche (e private) minacciando la loro capacità di perseguire i propri fini istituzionali o economici; interviene a livello decisionale, modificando gli obiettivi generali a favore di interessi particolari; agisce a livello attuativo, impedendo un’efficace attuazione delle regole predisposte dalle autorità.

In questo senso, interviene negli spazi discrezionali lasciati agli individui, mutando i principi che ne guidano l’azione.Le molteplici caratteristiche proprie del fenomeno fanno sì che la corruzione sia connotata da una forte elusività; la sua estensione sia verticale sia orizzontale e l’eterogeneità dei suoi canali di trasmissione, da un lato, e il fatto che gli episodi corruttivi possano essere innescati da un’ampia gamma di comportamenti (illegali e non), dall’altro, contribuiscono a rendere il fenomeno difficilmente dominabile. Il problema definitorio si riflette a livello di policy making e nella necessità che le strategie di lotta alla corruzione si indirizzino a molteplici fattori. L’elusività della corruzione contribuisce a far sì che i politici spesso non siano consapevoli della gravità del fenomeno; se da un lato gli aspetti caratterizzanti la corruzione sono difficili da definire e osservare, dall’altro lato, i suoi effetti più pericolosi sono quelli non misurabili direttamente e riguardano la corrosione dei ‘beni intangibili’ di una società. La corruzione minaccia la credibilità, la legittimità e l’immagine delle istituzioni presso l’opinione pubblica; promuove atti illeciti e, così facendo, contiene in sé i semi per una veloce diffusione e un auto-rafforzamento. Questo studio rappresenta forse il più ampio tentativo di individuare l’insieme degli effetti economici negativi della corruzione. Le relazioni causali che analizziamo, sono i risultati di un’estesa letteratura econometrica di rilievo internazionale, e sono il punto di partenza per ulteriori importanti considerazioni; nel corso dell’analisi approfondiremo i molteplici aspetti che caratterizzano la corruzione, avvalendoci di un’estesa evidenza empirica, in alcuni casi presentando dati totalmente nuovi, in particolare sulle autorità di supervisione e regolamentazione finanziaria.

Oltre agli aspetti di tipo principalmente economico, lo studio si estende a considerare i costi istituzionali, politici e sociali del fenomeno.Una delle caratteristiche principali del fenomeno della corruzione consiste nella difficoltà di stabilire la direzione causale delle dinamiche che ne stanno alla base. Cause ed effetti sono interconnessi da continui meccanismi di feedback difficilmente isolabili singolarmente; le cause vengono influenzate dalla loro stessa azione, innescando meccanismi di retroazione in cui gli ‘effetti’ hanno un’influenza negativa sulle ‘cause’. Il tentativo di isolare cause ed effetti deve quindi essere letto alla luce delle forti limitazioni che derivano dalla presenza di catene causali multidirezionali. Cause ed effetti sono quindi definiti tali in base alla prevalenza della direzione causale che nella letteratura empirica viene generalmente individuata dalle analisi econometriche.La letteratura economica individua un insieme di condizioni che costituiscono terreno fertile per il verificarsi di episodi corruttivi; si tratta di fattori che, a parità di condizioni morali degli agenti, incentivano questo tipo di comportamento. La corruzione prende piede negli spazi di discrezionalità caratterizzati da forti concentrazioni di potere politico e potere economico che vengono lasciati ai pubblici ufficiali. Date queste condizioni di tipo ‘ambientale’, l’effettivo sviluppo di fenomeni di corruzione dipende dalle caratteristiche qualitative della governance.

Le variabili di governance sono quelle che la letteratura empirica individua come le principali (o più prossime) determinanti della corruzione. Una buona governance minimizza il conflitto di interessi e gli spazi di discrezionalità (che sono precondizioni necessarie per il verificarsi di fenomeni corruttivi) e tende a eliminare possibili comportamenti arbitrari; predispone regole efficaci e istituzioni che rispecchiano le necessità dei cittadini e dello Stato e, infine, dispone di un buon sistema di prevenzione, di controlli e di punizione dei comportamenti devianti. In questo contesto, la prevenzione o il controllo del conflitto di interessi è un passaggio fondamentale nella prevenzione della corruzione.Se la governance non ha le caratteristiche sufficienti a impedire che si manifestino episodi di corruzione nel settore pubblico e in quello privato, le conseguenze per la società sono molteplici. I mercati vengono dominati da distorsioni e inefficienze; a sua volta, il difficile funzionamento di mercati così connotati genera benefici che sono garantiti solo a gruppi privilegiati, cioè agli insiders della struttura corruttiva. L’incentivo a entrare a far parte di queste contribuisce a indebolire sempre di più la governance. Oltre alla perdita di competitività, mercati corrotti non attraggono flussi di capitali internazionali e sono caratterizzati da dinamiche economiche di bassa crescita (per le ulteriori barriere all’entrata e il rischio di investimento dovuti proprio alla corruzione).

I Paesi corrotti si trovano quindi in una posizione svantaggiata rispetto agli altri: si noti infatti che la corruzione non solo incide sulla determinazione del livello delle entrate pubbliche, che risulta più basso, ma incide pesantemente sulle stesse decisioni di allocazione. Un governo corrotto non distribuisce le risorse pubbliche in conformità a criteri qualitativi, ma viene influenzato da rapporti clientelari; gli investimenti pubblici sono quindi caratterizzati da una bassa produttività che, a sua volta, incide negativamente sulla crescita del Paese. Infine, nei Paesi caratterizzati da corruzione pervasiva, i governi minimizzano la spesa pubblica nei settori in cui non c’è un’alta concentrazione di potere politico o economico e comprimono in particolare la spesa corrente per l’istruzione e per la sanità. Appare quindi in modo palese che gli effetti della corruzione non toccano solo i mercati o le dinamiche della burocrazia statale, ma raggiungono da vicino gli interessi primari dei cittadini; incidendo sulla spesa per la sanità, la corruzione deprime il livello di salute e di sviluppo umano dei cittadini. Inoltre, comprimendo la spesa per l’istruzione, si ha un deterioramento degli standard culturali di un Paese. L’abbassamento del livello di istruzione ha importanti effetti sulla qualità della governance: cittadini meno istruiti sono anche elettori meno consapevoli, connotati da un minore capacità di incidere sugli indirizzi politici del Paese. L’effetto negativo di ritorno sulla qualità della governance appare evidente.

Nel corso di questo libro ci preoccuperemo di mettere in luce l’insieme degli effetti di feedback sopra menzionati; mostreremo come le cause più prossime della corruzione debbano essere individuate in particolari condizioni della governance, in concomitanza di determinati fattori ambientali. Mostreremo poi come l’impatto della corruzione si concretizzi in un insieme di costi economici per la società; tali oneri non solo si riflettono in un abbassamento della qualità della vita dei cittadini, ma sono anche un catalizzatore per il rafforzamento delle dinamiche corruttive. Costi economici quali la diminuzione della competitività e gli ostacoli alla crescita si riflettono, attraverso il loro impatto sulle istituzioni, sulla stessa qualità della governance. In seguito, sottolineeremo come l’insieme dei canali di trasmissione della corruzione raggiungano anche la sfera sociale della vita dei cittadini; l’insieme dei costi economici della corruzione contribuiscono a far sì che le risorse pubbliche a disposizione dei governi diminuiscano e che i servizi sociali vengano profondamente influenzati in modo negativo. Individueremo tra i cosiddetti costi sociali della corruzione una generale diminuzione della spesa per l’istruzione; mostreremo infine come la diminuzione del livello dell’istruzione e di altri servizi sociali, non solo sia fortemente correlata con un peggioramento dello sviluppo umano, ma inneschi un circolo vizioso che contribuisce a deteriorare la qualità della governance e a incidere sui costi economici che devono sostenere i cittadini.

Effetti economici e sociali della corruzione
Nel diagramma sugli effetti economici della corruzione le frecce solide mostrano le relazioni causali principali: dalla governance alla corruzione; da questa ai costi economici (misure dirette) e ai costi istituzionali e sociali (misure indirette). Le linee tratteggiate individuano gli effetti di feedback, che risultano più deboli rispetto alle relazioni causali principali.La corruzione corrode la struttura di una società intaccando i suoi beni intangibili; è elusiva e agisce nella società minando il grado di fiducia nelle istituzioni e nel tessuto civile. Consapevoli del fatto che ogni possibile stima degli effetti della corruzione è un’approssimazione per difetto, tenteremo di misurare l’insieme degli effetti tangibili di tipo economico, istituzionale e sociale. Cominceremo ad analizzare l’incidenza della corruzione a partire dai mercati. Il mercato è costituito da un insieme di relazioni fra gli agenti in un contesto di regole comuni. È proprio un mercato concorrenziale che garantisce efficienza e ottimalità. La supervisione e regolamentazione dei mercati, che parte dalle istituzioni di garanzia, è un elemento necessario in quanto consente di prevenire gli effetti dannosi dei fallimenti di mercato e impedisce lo sviluppo di comportamenti e attività anti-concorrenziali. Se le istituzioni di garanzia non sono adeguate al proprio compito, è possibile che i conflitti di interessi siano gestiti in modo inopportuno.

Una gestione inadeguata dei conflitti di interessi può condurre a comportamenti che incentivano lo sviluppo della corruzione, e quindi ad alterare le regole di mercato. Vedremo nel capitolo 2 quanto forti siano le relazioni fra regole e mercati. L’attività delle istituzioni di garanzia si rispecchia nella struttura dei costi per le imprese; la corruzione è causa di gravi distorsioni per il mercato, che si riflettono in un insieme di ostacoli all’attività delle imprese. L’analisi si articola servendosi di un insieme di indicatori che misurano l’onere aggiuntivo che le imprese, soprattutto quelle piccole e medie, devono sopportare a causa della corruzione. In seguito, il focus dell’analisi si sposta sui Paesi e considera l’insieme dei costi economici a livello aggregato. In questo contesto, oltre alle relazioni riscontrate dalla letteratura economica classica, vengono individuate specifiche misure di costo macroeconomico della corruzione che sono supportate dall’evidenza empirica; tra queste, evidenziamo la relazione positiva riscontrata tra tassi di interesse (cioè il costo del denaro per le imprese e i cittadini) e la corruzione di un Paese, e diamo una misura precisa dell’aumento dei tassi di interesse al variare del livello di corruzione. L’effetto finale della corruzione sull’economia nel complesso si riflette nella crescita economica che, nel lungo periodo, viene significativamente depressa. Nei successivi due capitoli affrontiamo l’analisi dei costi politico-istituzionali e poi sociali della corruzione.

Tali costi hanno misure indirette, ma non per questo meno rilevanti. Il capitolo 4 si sviluppa dal particolare al generale: presentiamo un’analisi della qualità dell’attività delle istituzioni di supervisione e regolamentazione dei mercati finanziari e del loro grado di trasparenza nel perseguimento dei propri obiettivi istituzionali. In quest’ambito sottolineiamo le caratteristiche che tali istituzioni devono avere per assolvere credibilmente ed efficacemente al proprio compito; le autorità di garanzia devono godere de jure e de facto di indipendenza, autonomia e competenza. L’indipendenza dal governo e dal potere politico è essenziale per minimizzare i rischi di uso politico dei mercati e delle istituzioni finanziarie. L’autonomia ha una triplice ripartizione: negli obiettivi specifici (goal autonomy) nell’ambito dei propri obiettivi generali; negli strumenti (instrument autonomy), per poterli usare e modulare in relazione alle situazioni negli specifici mercati e alle esigenze delle istituzioni economiche supervisionate; finanziaria (financial autonomy), per non dover dipendere da altre istituzioni nell’allocazione delle risorse, cosa che ne potrebbe vincolare i comportamenti. La competenza consiste in un insieme di requisiti professionali e di esperienze nel settore che mette l’autorità in grado di dialogare con gli operatori e di coglierne e supervisionarne i comportamenti. L’operato di tali autorità poi deve rispondere a criteri di responsabilità (accountability) e trasparenza.

Passiamo poi a un’analisi di governance che si estende alle massime istituzioni politiche, governo e parlamento. Spazi discrezionali mal gestiti, conflitti di interessi irrisolti, concentrazioni di potere economico e politico sono condizioni che incentivano il coinvolgimento degli organi dello Stato in comportamenti degenerativi; all’aumentare del livello di corruzione interna cresce anche l’incentivo a creare istituzioni e regole che facilitino l’ottenimento di extraprofitti illegali, nel contesto di un tessuto di legami clientelari. Una tutela dei mercati inadeguata contribuisce in modo significativo al deterioramento del tessuto istituzionale e politico, causando quindi un abbassamento della qualità della democrazia; l’analisi di tipo istituzionale che proponiamo si serve di un’estesa evidenza empirica che favorisce la comprensione delle dinamiche di trasmissione. La vita dei cittadini è legata alla sfera economico-istituzionale della società attraverso solidi canali di trasmissione, e quando la corruzione è diffusa, questo ha un impatto sulla vita quotidiana dei cittadini. Il fatto che la società cresca meno nel complesso, ha un forte impatto sulle risorse a disposizione del governo; analogamente, la qualità delle istituzioni è un fattore determinante per le scelte di policy relative ai servizi sociali. Servendoci di un approccio socio-ambientale, cercheremo di misurare alcuni effetti sociali tangibili che sono attribuibili, seppur indirettamente, alla corruzione.

Mostreremo anche un insieme di condizioni socio-ambientali negative che, seppur non attribuibili alla corruzione attraverso relazioni causali robuste, sono associate a economie pervase dalla corruzione.L’evidenza empirica che presentiamo al lettore si serve di una serie di indicatori comunemente utilizzati dalla letteratura empirica dei diversi ambiti. L’analisi economica utilizza principalmente degli indicatori economici classici, quali il Prodotto Interno Lordo, gli indici di competitività, e le variabili generalmente disponibili nelle statistiche economiche. L’analisi istituzionale è invece basata su un’evidenza empirica di più recente definizione che si serve in parte di indicatori di governance accettati a livello internazionale, alcuni dei quali introdotti dalla Banca Mondiale. Gli indicatori sociali che utilizziamo sono anch’essi variabili di affidabilità ormai accettate e vengono periodicamente predisposti da organizzazioni internazionali riconosciute. Nel corso del libro proporremo anche nuovi indicatori da noi definiti, che riguardano specificamente le istituzioni di supervisione e regolamentazione dei mercati finanziari. Segnaliamo infine che l’indicatore di riferimento per l’intera analisi è l’Indice di Corruzione Percepita1 (Corruption Perception Index, CPI). Questa variabile è ormai da tempo il punto di partenza per gli studi empirici di economia della corruzione ed è un’approssimazione della corruzione generalmente accettata. Il CPI viene periodicamente predisposto da Transparency International (TI) e misura le percezioni relative al livello di corruzione interna.

La sua affidabilità, ormai riconosciuta internazionalmente, è conseguenza del fatto che questo indice è il risultato di componenti provenienti da diverse fonti, che vengono opportunamente pesate al fine di rappresentare numericamente la definizione di corruzione data da TI. Il fatto che il CPI riguardi ‘percezioni’ degli ‘addetti ai lavori’ non deve essere interpretato quale limite ai fini dell’affidabilità dello strumento. Le esperienze e le percezioni degli operatori sono infatti estremamente importanti, in particolare nel contesto della formazione delle aspettative sulle variabili economiche; sono proprio tali percezioni a condizionare le decisioni di investimento, il livello di credibilità delle istituzioni e il grado di soddisfazione dei cittadini.La complessa struttura causale che sta alla base del fenomeno corruttivo si deve riflettere anche nell’approccio di policy predisposto per affrontare il problema. Proprio attraverso i suoi effetti sulla società, la corruzione è in grado di generare da sé le condizioni che ne permettono il rafforzamento e la rapida espansione. Tuttavia, se da un lato è un fenomeno che si riproduce secondo una struttura a circoli viziosi, dall’altro lato, qualora il circolo vizioso venga spezzato, è possibile dare vita a molteplici sinergie positive che inneschino importanti circoli virtuosi. L’insieme dei fattori che costituiscono un incentivo per il diffondersi del fenomeno della corruzione ci suggerisce implicitamente l’esistenza di possibili rimedi.

La corruzione non è un problema che riguarda solo i Paesi più poveri o le economie in transazione, ma agisce con diversi gradi di incidenza, secondo le condizioni interne delle singole economie. I governi hanno quindi la possibilità di agire eliminando le condizioni che ne favoriscono la propagazione; inoltre, visto l’impatto negativo sulla società, i policy makers hanno anche il dovere di bloccarne la diffusione. La complessità del fenomeno rende invece chiaro che la lotta contro la corruzione va combattuta da diversi fronti; un solo rimedio non può essere sufficiente.Il livello di corruzione di un Paese è il risultato dell’interazione tra la domanda e l’offerta di comportamenti illeciti finalizzati al raggiungimento di fini personali. Domanda e offerta agiscono all’interno di un quadro dove i gradi di libertà sono costituiti dall’insieme di regole definite dall’autorità pubblica. L’azione dello Stato può quindi incidere sull’ambiente economico attraverso l’adeguata predisposizione di una strategia di lotta alla corruzione con politiche di lungo periodo e con un sistema di incentivi e punizioni.È opportuno guardare a politiche di lotta alla corruzione su diversi piani. In primo luogo, pensiamo a politiche ad ampio spettro. Politiche ad ampio raggio d’azione sono quelle che nel lungo periodo modificano l’ambiente istituzionale e la mentalità dei membri della società. Politiche dell’istruzione, della formazione e della cultura sono il punto di partenza per un’efficace lotta alla corruzione; infatti, Paesi con più alti livelli di istruzione hanno un minore livello di corruzione.

L’impatto delle politiche dell’istruzione si estende fino al processo di formazione politica e quindi fino a modificare o a rafforzare la percezione del fenomeno e a consolidare le strategie di rigetto. Agire a livello di politiche per l’istruzione significa servirsi di un insieme di canali indiretti che si indirizzano alla sfera economica o istituzionale della società. La ricetta di policy da noi proposta rivaluta il potenziale delle politiche d’istruzione e formazione nel determinare lo spessore culturale, professionale e civile dei cittadini e dei politici. Proprio sul piano della formazione, è nostra opinione che il percorso scolastico non vada orientato alla ‘informazione’ e non finalizzato al lavoro (obiettivi propri della formazione continua e di quella sul lavoro), ma occorra rafforzare gli aspetti ‘formativi’ del percorso scolastico e universitario, dove in primo luogo vengano stimolati la creatività, la capacità di ragionamento, di osservazione autonoma e di apprendimento.Inoltre, il livello di consapevolezza culturale dell’opinione pubblica agisce da catalizzatore sulla sfera istituzionale e politica. Elettori consapevoli sono cittadini in grado di controllare l’operato delle proprie istituzioni, ed esigono dalle autorità di garanzia il rispetto dei principi di indipendenza, autonomia e competenza; e dalle stesse autorità il rispetto dei principi di trasparenza e accountability.
Sul piano delle politiche di medio periodo, occorre certamente consolidare l’opera di prevenzione; in particolare, sia rafforzando le autorità di garanzia secondo i principi espressi sopra, sia attuando un forte intervento di formazione degli operatori privati e del personale delle pubbliche amministrazioni.

Inoltre, occorre introdurre o incrementare misure che limitino o eliminino conflitti di interessi e ambiti di discrezionalità della pubblica amministrazione, chiamandola a operare secondo principi di responsabilità e trasparenza. Ridurre gli spazi di discrezionalità significa non solo agire secondo regole più precise, ma anche lasciare più spazio agli operatori economici, con istituzioni di garanzia forti e adeguate.In Paesi poveri uno strumento per disincentivare la corruzione dei pubblici ufficiali consiste in incentivi di tipo salariale; tra questi si può menzionare la predisposizione di sistemi meritocratici dove la dispersione tra i livelli di retribuzione è particolarmente alta. Sistemi di questo tipo possono essere molto costosi, soprattutto se il numero dei dipendenti pubblici è alto; la dispersione salariale può inoltre rappresentare un’arma per conseguire fini politici e una modalità redistributiva associata a problemi di equità. Per questo motivo, tali incentivi possono essere socialmente poco desiderabili. Analoghe considerazioni valgono per i sistemi di punizione in quanto, seppur finalizzati a limitare l’abuso di discrezionalità, possono essere usati al fine di danneggiare gli oppositori politici. Esistono incentivi di tipo organizzativo utilizzabili anche in contesti sviluppati; per esempio, la predisposizione di aree di compiti tra loro collegati, affidati a diversi soggetti incaricati può essere consigliabile anche nei Paesi più ricchi. In questo modo si creano dinamiche di controllo reciproco sull’operato e le occasioni di comportamenti collusivi diminuiscono significativamente (Bahrdan, 1997).Sul piano fiscale una regolamentazione poco trasparente ha un impatto significativo sul propagarsi di comportamenti di corruzione legati al sistema di tassazione.

Le riforme del sistema fiscale devono quindi essere mirate a ridurre la quantità di regolamentazioni e a rendere il sistema il più possibile chiaro e uniforme. Imposte indirizzate a un’ampia base di cittadini sono preferibili rispetto a imposte che colpiscono categorie limitate; gli incentivi e le esenzioni fiscali devono essere limitati il più possibile.L’insieme delle politiche proposte è molto generale, ma proprio questa generalità permette di ricomprendere nelle aree presentate proposte più specifiche avanzate in varie sedi. Inoltre, esse sono applicabili al campione di Paesi che abbiamo trattato in questo lavoro, che include circa 140 Paesi in rappresentanza di tutte le aree del mondo. A livello internazionale c’è una notevole attività, sia normativa sia ispettiva, condotta dagli organismi internazionali quali ONU, Fondo Monetario Internazionale (FMI), Banca Mondiale (BM), OCSE ed è necessario che il coordinamento internazionale sia efficace, perché in un’economia globalizzata anche l’attività formativa, preventiva e repressiva deve avere dimensioni mondiali.In questo quadro, l’Italia presenta due caratteristiche principali: se per quanto riguarda gli specifici costi economici non si discosta eccessivamente dalle dinamiche dei Paesi occidentali, benché sia sempre sotto la media; dall’altra proprio sulle variabili di governance – che individuiamo come la principale causa di corruzione (si veda il capitolo 4) – mostra andamenti più simili ai Paesi in via di sviluppo che ai Paesi avanzati.


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ndizioni per il fiorire della corruzione. Un ambiente corrotto a sua volta tende a rafforzare queste condizioni. Tuttavia, la ‘media’ italiana nasconde la diversa situazione che si registra fra il Nord, il Centro e il Sud. Mentre gli indicatori economici e sociali (quelli istituzionali sono per lo più nazionali) al Centro e al Nord mostrano dinamiche generalmente non lontane dalla media europea, il Sud se ne discosta sensibilmente. La forte presenza del crimine organizzato, amministratori e politici che mediano discrezionalmente troppe risorse, un debolissimo tessuto economico fanno di queste regioni terre di frontiera (almeno da un punto di vista economico). Se si osserva, ad esempio, cosa negli ultimi vent’anni hanno fatto Paesi come l’Irlanda, la Spagna e il Portogallo, ma anche la Finlandia2, che da Paesi poveri quali erano sono usciti dalla trappola della povertà grazie agli aiuti dell’Unione Europea e alle proprie politiche di sviluppo, non si possono che trarre alcune chiare conclusioni sul peso che istituzioni politiche corrotte e la presenza del crimine organizzato (che si sostengono a vicenda) hanno non solo nel ‘depredare’ un Paese delle proprie risorse, ma soprattutto nel privare le persone di un futuro prospero e libero.
1 Per la definizione di corruzione data da Transparency International nel costruire il proprio indice si veda il capitolo 1.2 E più di recente la Repubblica Ceca, l’Ungheria, la Polonia, fra i Paesi più vicini all’Italia.

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