Le intercettazioni – Ricucci: “Notizie dalla Consob? Sì, ho degli uccellini”

MILANO — Un’inchiesta a ostacoli. Uno slalom tra i più vari inquinamenti delle prove, dove, più ancora delle intercettazioni (peraltro temute dagli indagati), ha pagato soprattutto la corsa sul tempo dei pm, a volte arrivati a convocare di pomeriggio testimoni per interrogatori fissati la sera stessa allo scopo di impedire la sincronizzazione delle versioni e far meglio fruttare le perquisizioni.
La prima perquisizione Come la prima perquisizione che si rivela un tesoro per gli inquirenti, quella del 25 maggio nella sede centrale della Bpl di Fiorani con il sequestro di alcuni computer: «Su alcuni di essi, e in particolare su quello in uso a Gianfranco Boni, direttore dell’Area Finanza, emergeva che numerosi file erano stati cancellati in ora notturna e a seguito dell’avvio delle indagini. Questi file erano stati inviati per il back-up a un server non indicato agli inquirenti e comunque non rinvenuto in sede di perquisizione».
Ma sempre nell’ufficio di Boni «venivano poi trovati documenti in parte coincidenti con quelli cancellati e relativi a e-mail facenti riferimento a finanziamenti erogati dalla Bpi a soggetti che avevano poi acquisito rilevanti pacchetti azionari di Antonveneta».Come l’immobiliarista romano Stefano Ricucci: è qui (prima ancora che i terminali ricollegassero la circostanza al sequestro al valico italosvizzero di Brogeda il 21 febbraio nella Mercedes dei suoi collaboratori Guglielmo Fransoni, Luigi Gargiulo e Livio Cimbaro, di documenti su una società delle Isole Vergini Britanniche) che spunta per la prima volta il fido (apparente giustificazione: un complesso immobiliare da realizzare a Caorle) di 100 milioni di euro dalla Bpi alla Garlsson Real Estate sa, società appunto delle Isole Vergini «pacificamente riconducibile a Ricucci».

E usata da Ricucci anche per parcheggiare 8,8 milioni di azioni della Rcs. Del resto, all’interno stesso della banca di Fiorani c’è chi ha confermato agli inquirenti un sospetto che va oltre la scalata Antonveneta: «Il responsabile della Bpi per le aree di Milano e del Piemonte, Bolis, aggiungeva di sapere che gli affidamenti che Ricucci aveva ottenuto» dalla banca di Fiorani «erano stati utilizzati per l’acquisto di titoli, tra cui» non solo Antonveneta maanche «Capitalia, Bnl e Rcs» (l’editrice del Corriere della Sera, in cui Ricucci è diventato primo azionista con il 20 per cento). Fosse stato per lui, Ricucci si sarebbe mosso in maniera diversa su Antonveneta: lo confida al suo collaboratore Guglielmo Fransoni alle 10.09 del 23 luglio, all’indomani della delibera Consob che lo ha inserito nella lista nera dei «concertisti» di Fiorani nella scalata ad Antonveneta. Ricucci: «Scusa, io ho comprato 4 milioni di titoli con 54 milioni di euro e con 100 milioni di linee di credito,mapossono inficià ‘na roba del genere? (…) Qua ’stamo nel ridicolo, eh? Allora è finito il mondo, no? Eh? Do ’na in Consob la mattina prima, no?».
Fransoni: «Ma poi, cosa c’entri tu con gli hedge found?». Ricucci: «Hedge found? Non so, ma io non so manco sono questi. (…) L’assemblea è saltata lunedì, no? Il problema è che…è di riappropriarci dei nostri diritti di voto per fare l’assemblea il 5 agosto». Fransoni: «Certo». Ricucci: «L’avevo detto, io…

Guarda che… La cosa de ’a lista, famo la lista propria, famo tutte ’ste cazzate, che tanto non serve a niente tutta ’sta roba, ’stamo a fa’ i furbetti del quartierino». Fransoni: «Dici proprio parole sante… sono cose da avvocati di provincia, non da avvocati seri». Ricucci: «Ecco, no, no questo il professor Irti l’ha fatto. Eh, continuiamo a dar retta a tutte ’ste cazzate… Ma quando uno deve seguì ’na strada maestra no?…p’annà a Napoli tocca piglia’ l’autostrada del Sole, Roma-Napoli, non è che tocca annà sulla Casilina, no? Eh? Io non lo so, guarda, io vado al manicomio, non… Mache, uno ha rubato?Mase io avessi rubato, sai uno se deve nasconde’…ma che cazzo io non ho fatto niente… Io boh, non lo so. E’ una roba incredibile, uno non può credere in un progetto…io credo nel progetto della Banca Popolare Italiana. Punto. Fine. No, dice, er concerto…E sarà concerto…ma che cazzo me ne frega ame de ’sto concerto, o no? Ma chè, ’na cosa de penale?». Fransoni: «Ma poi una volta che è stato deciso…». Ricucci: «Mica me sto a mette’ con dei ladri, eh? Mi sto a mette’ insieme a una delle più grandi banche italiane e con altri imprenditori che sono rispettabili, fino a prova contraria, no? I Lonati, Gnutti, no? Giusto?». Fransoni: «Uno si dichiarava e basta. Invece ci sta…». Ricucci: «Basta…ma tanto…te devi dichiara’ perché c’eravamo rimasti solo noi co ’sto cazzo di cinque per cento in mezzo, no?».

Sequestro d’urgenza Insieme a questa, è l’intercettazione delle 8.38 del 23 luglio fra Fiorani e Gnutti a far precipitare i pm Fusco e Perrotti a scrivere di notte il sequestro d’urgenza lunedì delle azioni Antonveneta del patto- Fiorani prima gli alleati facciano quello che al telefono progettano per riprendersi il diritto di voto sterilizzato dalla Consob. Fiorani: «Abbiamo ipotizzato una soluzione… potrebbe essere una soluzione». Gnutti: «E’ quella di farlo entrare nel patto!» (Ricucci, ndr). Fiorani: «Esatto! (…) Che noi, ehm, tra oggi e domani facciamo un patto nuovo! (…) Allora noi cerchiamo se riusciamo a fare tutto quanto tra domenica e lunedì affinchè riprendiamo i diritti di voto per quella…andiamo in seconda (convocazione dell’assemblea, il mercoledì successivo, ndr). Gnutti: «Vabbeh, questo sarebbe l’ideale! ». Fiorani: «Sarebe il massimo». Gnutti: «Se lo concertavano subito era già fatta». Proprio Gnutti è destinatario di uno sfogo di Ricucci, poche ore dopo ma sempre il 23 luglio, contro i «salotti buoni». Ricucci: «Eccoci». Gnutti: «Porca troia». Ricucci: «Da oggi siamo ufficialmente concertisti». Gnutti: «Concertisti. Ma che c’è di nuovo rispetto a prima?». Ricucci: «Ah niente. E però adesso è ufficiale, no? Ci hanno fidanzato ufficialmente da oggi, eh?». Gnutti: «Ma pensa te, porca troia». Ricucci: «Allora, quando io dico le cose di un mese fa, l’avevo detto, facciamo un patto di sindacato ufficialmente, io te e Giampiero, ma tanto che dobbiamo nasconde’? (…) Eh, è così, Chicco, ma questa mo’ la risolviamo.

Ma il problema di fondo è un altro, che uno deve essere…ma tu l’hai letta stamattina l’intervista di quel deficiente di Tronchetti Provera su La Repubblica di stamattina?». Gnutti: «No». Ricucci: «E leggitela, va! Che parla de me e de te…C’è tutta l’intrevista del dottor Tronchetti Provera, che loro sono il salotto sano…». Gnutti: «Ah, ah!». Ricucci: «C’ha quarantacinque miliardi di euro di debiti…il salotto sano lui c’ha!». Gnutti: «Pensa te». Ricucci: «Ma è una roba incredibile, no?». Gnutti: «Eh sì, ma viene, viene a miti consigli anche lui, eh?». Ricucci: «Ah sì? E quando però?». Gnutti: «Eh, l’anno prossimo». Ricucci: «Ah, l’anno pro…cominciamo a diglielo subito…». Vista (anzi ascoltata) dal punto di vista delle microspie, sembra che in Consob entrambi i gruppi avversari abbiano punti di riferimento. Di sicuro Ricucci, visto che è lui il 28 giugno, alle 15.54, a far felice Fiorani su una certa notizia favorevole. Ricucci: «Ma mi sembra che sia positiva, eh, mi hanno detto…ho avuto degli uccellini che mi dicono sia positiva».
Fiorani: «Chi te l’ha…no, è importantissima ’sta frase qua». Ricucci: «E beh, lo so che è importante , appunto ti stavo chiamando adesso…sono uccelini recenti, sì…ti dico di stare tranquillo». Fiorani: «Ok, sei sicuro e non posso chiedere niente al telefono, allora ci aggiorniamo a più tardi, vediamo se gli uccellini cantavano bene o cantavano male ».
La sponda olandese Ma a sentire Fiorani e Gnutti la sera del 24 luglio, anche i loro avversari olandesi avrebbero una sponda in Consob.

Solo che non si capisce, dal colloquio, se i due parlino in forza di una notizia precisa o del risentimento verso il presidente della Consob, Cardia.
Fiorani: «Tieni conto che Abn Amro, da quanto mi ha detto l’avvocato Franco Gianni, adesso sapeva bnissimo del provedimento che la Consob avrebbe preso (la sanzione a Ricucci, ndr)…lo sapeva prima di noi». Gnutti: «Ah sì?». Fiorani: «Sì perchè la prima chiamata è arrivata all’avvocato da Abn Amro ieri sera, ma prima che lo sapessi io, eh? Quindi hanno delle talpe lì dentro, quindi, ma lì è Cardia, no? Lì è chiaramente Cardia, è Cardia che è al servizio di qualche potere forte».
E a proposito degli olandesi, ecco la genesi dell’inchiesta, secondo quanto attestato dalla magistratura: l’avvocato di Abn Amro, nel suo esposto iniziale, «riferiva che il 26 aprile aveva appreso, all’interno dello studio del prof. Guido Rossi (consulente di Abn Amro nella vicenda), da un funzionario della Bpl che intendeva rimanere anonimo e che nell’occasione era accompagnato dal dr. Alssandro Daffinà (dirigente della banca Rothschild, advisor di Abn Amro sempre in questa vicenda), che presso la Bpl erano stati accesi 18 conti correnti intestati ad altrettante persone fisiche alle quali erano stati concessi finanziamenti per 545 milioni di euro a tassi particolarmente bassi, interamente utilizzati poi per l’acquisto di azioni Antonveneta. Tali “confidenze” venivano avallate da un documento che l’anonimo funzionario aveva prodotto e che appariva essere una comunicazione interna alla Bpl, inviata da un funzionario della Divisione Segnalazioni Istituizionali ai suoi superiori, in cui venivano segnalati finanziamenti concessi a tassi inferiori al tasso medio di sistema, tanto da creare anomalie nei tassiBce e anti-usura».

Dal documento i pm risalgono al funzionario anonimo, da lui ai 18 correntisti, dai 18 a chi ha deciso di finanziarli. Fino, ora, quasi a Fazio.

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