Antiterrorismo, le condizioni del confronto

Rifinanziare la missione in Iraq: sì o no? Servono nuovi provvedimenti per contrastare il terrorismo? Ci risiamo. All’indomani della strage di Londra, mi pare che questi dovrebbero essere problemi soprattutto della maggioranza. Tocca al governo spiegare perché intende impegnare laggiù e in questo modo somme ingenti piuttosto che impegnarle qua, in Italia, a combattere il terrorismo.
Invece rischia di diventare l’ennesimo tormentone del centrosinistra, con una parte che vuol dire “no al rifinanziamento, ma…” e un’altra che vuol dire “no” e basta, con l’ex Federazione che è quasi tentata dall’astensione e la sinistra sinistra che è e resta decisamente pacifista. Così il voto del Parlamento che potrebbe mettere in qualche imbarazzo il governo finirà, anche questa volta, per sottolineare invece gli scontri nell’opposizione.
Perché accade tutto questo?
Un fiume di parole e di analisi ha accompagnato la cronaca delle bombe di Londra. Ma credo che mai come in questi giorni abbiamo potuto constatare quanto vaghi e spesso contraddittori siano ancora i giudizi su quanto sta accadendo nel nostro pianeta. Basta pensare al fatto che gli esperti sono tuttora divisi sulla spiegazione di fondo: è una guerra dell’integralismo islamico contro l’Occidente e basta oppure è un immenso scontro all’interno del mondo islamico, oppure sono entrambe le cose… Difficile combattere una guerra se non si sa nemmeno che guerra sia. Su un punto però sembrano convergere la maggior parte degli esperti: questa guerra si vince anche con le armi, ma certo non solo con le armi.

Ed è attorno a quell’“anche”, a quel “non solo”, che si deve discutere, cercare soluzioni, inventare strategie. E’ su questo che domani il ministro dell’Interno Pisanu dovrà convincere il Parlamento.
Ed è qui che a mio avviso dovrebbero concentrarsi le attenzioni di una opposizione. Cosa propone il governo? Fino ad ora abbiamo soltanto ascoltato Berlusconi dire precipitosamente (e apparentemente preoccupato soprattutto per la sua villa in Sardegna, “..e poi mi si chiede perché faccio certi lavori in certe mie case..”) che a settembre 300 italiani torneranno in patria. Poi si è levata una selva di proposte estemporanee, assurde, cialtrone, cretine e strumentali. Ma tocca prima di tutto alla maggioranza indicare una strada per garantire al Paese, non dico la sicurezza dei cittadini (un fatto che come ha detto giustamente Blair, nessun governo può permettersi di promettere), ma almeno che tutte le cose sensate e intelligenti per ridurre il rischio attentati sarà fatto e che ci saranno i fondi per farlo.
E’ la Casa delle Libertà che deve spiegare perché portò l’Italia in Iraq sostenendo con Bush che la guerra preventiva serviva a battere il terrorismo e invece quella guerra è diventata uno dei terreni più fertili per le strategie del terrore. E’ la destra che prima o poi dovrà riconoscere di aver sbagliato, e di aver commesso un errore gravissimo, per quello che è già accaduto e per quello che potrebbe accadere.
Allora, quando la maggioranza facesse questo passo e indicasse strade percorribili, strade intelligenti, si potrebbe anche cominciare a discutere di soluzioni condivise, di confronti utili, di unità contro il terrorismo.

Non mi sembra che sia ancora venuto quel momento. E mentre si aspetta e si denunciano i ritardi gravissimi della maggioranza, l’opposizione può anche diversificare (se è proprio indispensabile) il suo “no” con degli ordini del giorno. Ma sottolineando l’impostazione comune, non la diversità. Nelle dichiarazioni, nelle interviste, negli interventi in aula. Questo se intende mandare un segnale da forza di governo. Non serve alla Margherita e ai Ds, ma non dovrebbe servire nemmeno a Rifondazione togliere le castagne dal fuoco a questo governo mettendo in piazza le differenze, arroccati attorno a vecchi slogan, mentre è Berlusconi che deve dire agli italiani come intende uscire dal pantano e come intende difendere il nostro Paese dopo averlo schierato a favore di una guerra sbagliata.
Sta a lui recuperare all’Italia un ruolo e una posizione internazionale non succube. Non basterà certamente a tenere lontano il fanatismo islamico, a proteggerci comunque dagli attacchi terroristici, ma servirà “anche” a cercare una strategia comune. Servirà a quel confronto civile che molti oggi invocano ma che non so quanti vogliano sul serio.

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