Per un nuovo CdA della Rai

Nell’eventualità, non più così impensabile o remota, di una revisione della Legge Gasparri, è in linea di massima corretto affermare che un nuovo modello di elezione dei membri del CdA non possa prescindere da una riorganizzazione del servizio pubblico e da una privatizzazione anche non generalizzata ma per “porzioni” della Rai, distinguendo le parti che si occuperanno di servizio pubblico da quelle che svolgeranno attività commerciali.
Ciò premesso, e fintanto che il processo di privatizzazione non ha preso forma sostanziale (la Legge Gasparri indica come soglia il superamento del 10% del capitale di Rai Spa), appare opportuno ipotizzare sin d’ora una proposta alternativa per contribuire: a) alla trasparenza delle procedure (con le audizioni pubbliche); b) ad un approccio bipartisan, incluso per il Presidente ed il Direttore Generale; c) l’esclusione di candidati palesemente incompatibili. Questo schema, con le dovute modifiche, potrebbe anche applicarsi alle nomine nelle Autorità indipendenti.
La composizione del CdA dovrebbe limitarsi a 5 personalità (la Gasparri ne prevede 9, perpetuando così il modello “assembleare” dove la composizione riflette la pluralità di forze presenti in quel momento in Parlamento) di riconosciuto prestigio, competenza professionale, notoria indipendenza di comportamento che si siano distinte in attività economiche, scientifiche, giuridiche, della cultura umanistica o della comunicazione sociale maturandone significative esperienze manageriali (come d’altronde già previsto dalla Gasparri all’art.20, comma 4).

I candidati non devono avere alcuna responsabilità nella gestione di aziende operanti nel settore delle comunicazioni elettroniche (sarebbe meglio “non devono detenere alcuna proprietà in aziende operanti nel settore delle comunicazioni elettroniche”, ma qui si tiene conto, per il momento, dei limiti imposti dalla legge vigente in materia di conflitto d’interessi).
1) Il Presidente del Consiglio, d’intesa con il Ministro dell’Economia (finché il Tesoro rimane il socio di maggioranza della Rai) indica il Presidente e il Direttore Generale;2) I candidati a consigliere sono indicati dai gruppi parlamentari di Camera e Senato, due per ogni ramo del Parlamento in rappresentanza di maggioranza ed opposizione;3) Il Presidente designato, così come i consiglieri designati ed il Direttore Generale designato, vengono individualmente sottoposti ad audizioni pubbliche da parte della Commissione bicamerale di Vigilanza, al fine di valutare i requisiti di cui sopra;4) L’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato esprime un parere sui profili dei candidati in relazione alle norme sul conflitto d’interessi, che comunica a Governo e Parlamento (anche all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è attribuibile, nell’ambito della legge sul conflitto d’interessi, una competenza parallela con il rischio però di produrre opinioni divergenti che impedirebbero l’eventuale nulla-osta);5) La nomina dei consiglieri designati diventa efficace dopo l’acquisizione del parere favorevole espresso a maggioranza dei 2/3 dei componenti della Commissione bicamerale di vigilanza;6) La nomina del Presidente designato diventa efficace dopo l’acquisizione del parere favorevole dei 2/3 dei componenti della Commissione bicamerale di Vigilanza (in questo caso sarebbe auspicabile un “fonte di nomina” più ampia ma il Parlamento in seduta comune è utilizzabile solo per norme costituzionali);7) La nomina del Direttore Generale designato diventa efficace dopo l’acquisizione del parere favorevole espresso a maggioranza dei 2/3 dei componenti della Commissione bicamerale di Vigilanza e dopo il gradimento del Presidente designato espresso prima di essere sottoposto lui stesso al voto della Commissione.

Questa modalità avrebbe il pregio di sottoporre a ratifica della Commissione un “pacchetto” complessivo, dove il potere del Direttore Generale, tradizionalmente “uomo forte” nella Rai, è mitigato da una sorta di diritto di veto espresso ex ante dal Presidente designato.
Si tratta di una proposta strettamente personale ma è importante che una discussione su questo argomento, evitando di rimanere confinata all’interno dei partiti e dei palazzi della politica, si sviluppi nella maniera più ampia ed aperta possibile.

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