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La grande rapina

5 aprile 2005 - Commenti disabilitati

“Terremoto”, “Tracollo”, “Sonata”, “Batosta” (Il Foglio): la lingua italiana ci sta offrendo in queste ore una larga scelta di vocaboli con cui definire la sconfitta di Berlusconi e della sua maggioranza.
A noi basta sapere che ha sonoramente perso, che l’Unione ha stravinto, che Romano Prodi è saldamente alla guida dell’opposizione che governerà al più presto. Siamo anche sufficientemente fieri del fatto che il sondaggio di Libertà e Giustizia sull’esito delle elezioni aveva detto: 12 a due (Basilicata inclusa). Una previsione, avevamo chiesto, un pronostico, non una speranza. La vittoria era nell’aria? Sì, per coloro che, a contatto con la società civile, ne registrano minuto dopo minuto gli orientamenti, i desideri, i dubbi e spesso anche i sogni. Sentivamo che questa Italia stava cambiando, l’abbiamo vista cambiare e reagire da quando, ormai quasi un anno e mezzo è passato, decidemmo di muoverci per far sapere ai cittadini che ci stavano rubando anche la Costituzione. Abbiamo visto improvvisamente riempirsi le sale dei nostri convegni, ogni volta gente in piedi, ogni volta a chiederci: basteranno cinquecento posti? Ne prendiamo una più grande?
Ce lo diranno i tecnici della politica, se questa volontà della Cdl di mettere mano al patto fondante dell’Unità d’Italia ha pesato e quanto sul risultato. Noi crediamo che sia stato un fattore determinante, quello che ha messo a nudo arroganza e ignoranza, obiettivi e pericoli, superficialità e indifferenza…
Ci sentiamo compartecipi di questa vittoria e siamo grati a Prodi di aver subito creduto che questa per la democrazia fosse la prima vera sfida a cui la nuova Unione era chiamata.

Aggiungo che i circoli di Libertà e Giustizia si sono attivati in tutta Italia per lavorare con i candidati. Un lavoro che è stato particolarmente proficuo in Piemonte, nel Lazio, in Puglia.
L’impegno sui progetti continua. C’è innanzitutto il lavoro nei comitati e nel coordinamento nazionale di “Salviamo la Costituzione”. C’è poi il lavoro su un programma per la giustizia (seminario del 16 e 17 a Fiesole). Ci sono i progetti per un grande seminario sull’economia, e altri ancora, non solo in Italia. Vogliamo essere parte integrante del Paese che cambia, dare una mano alla ricostruzione morale e legale essenziale dopo che la non cultura di Forza Italia ha fatto pensare che tutto sia possibile, che la legge e l’uguaglianza fra i cittadini siano solo belle parole, che la libertà sia quella di fare ognuno il proprio comodo.
La strada è molto lunga ma noi siamo pronti a intraprenderla. Vogliamo lavorare con le nuove generazioni per dare loro il meglio di quelle passate, affinché esse non siano passate invano.
Oggi possiamo sperare, e questo è forse il primo fra i risultati delle elezioni.
Ci si chiede in queste ore se l’opposizione debba oppure no chiedere le elezioni anticipate. Credo che abbia ragione chi dice: sarebbe inutile, tanto non se ne va.
Vorrei però aggiungere qualche “ma” a questa scelta.
“Ma” siamo certi che il sistema Italia, e mi riferisco a tutto l’insieme di ciò che regge lo Stato da un punto di vista economico, possa sopportare un altro anno di mala amministrazione, di tasse “ridotte”, di colossali promesse, di debito pubblico sempre più alto?
Siamo sicuri che Berlusconi non approfitti della sua estrema debolezza per farsi una legge elettorale a lui favorevole, per cancellare quel po’ di par condicio che ancora esiste, per varare altre leggi contro i magistrati e a favore degli imputati, siamo sicuri che fermi la Costituzione voluta da quella maggioranza che non è più maggioranza del Paese? Siamo sicuri che in nome di quel voto che nel 2001 gli conferì il mandato a governare, ma che sin dal 2002, in tutte le successive elezioni ha mostrato i segni di un evidente “pentimento” degli italiani, siamo certi che non porterà nuove profonde ferite alla nostra Italia?
No, questa certezza oggi non l’abbiamo, anzi tutto fa prevedere che cercherà di far finta di niente.

I suoi alleati lo stringeranno ai fianchi e sarà uno scontro feroce.
Non diamo dunque pretesti a riunificazioni di chi oggi è profondamente diviso. Ma nello stesso tempo vigiliamo perché la finiscano con la grande rapina della nostra Italia.

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