Il 2 giugno festa della Costituzione

Dieci minuti di applausi. Parte con la benedizione del pubblico torinese l’appello di Libertà e Giustizia di istituire la Festa della Costituzione il prossimo 2 giugno.
Mercedes Bresso, candidata dell’Unione alle regionali in Piemonte e Romano Prodi, ospite della kermesse elettorale al Teatro Colosseo di Torino, sottoscrivono la proposta: il 2 giugno 2005, “Festa nazionale della Repubblica”, si celebri in tutta Italia anche la festa della Costituzione repubblicana. David Sassoli che conduce la serata legge il testo dell’appello riportato dalle agenzie. E parte l’applauso. Un appello lanciato alla società civile, ai partiti che si oppongono alla riforma della Costituzione, ai sindacati, alle istituzioni.

Le adesioni continuano ad arrivare.

Hanno già firmato:

Romano Prodi, Arturo Parisi, Piero Fassino, Gianclaudio Bressa, Nando Dalla Chiesa, Roberto Zaccaria, Gavino Angius, Giovanna Melandri, Franco Bassanini, Enrico Letta, Willer Bordon, Andrea Manzella, Lapo Pistelli, Rosy Bindi, Giuseppe Giulietti.

I candidati alle regionali: Mercedes Bresso, Riccardo Sarfatti, Massimo Carraro, Vasco Errani, Maria Rita Lorenzetti, Claudio Burlando, Claudio Martini, Nichi Vendola, Gian Mario Spacca, Piero Marrazzo e Agazio Loiero.

La Cgil, Federico Orlando, l’associazione Articolo 21, Mario Pirani, Carla Voltolina Pertini e la Fondazione Sandro Pertini, Franco Siddi, Paolo Serventi Longhi, Leopoldo Elia, Francesco Rosi, Luciano Pizzetti, Raimondo Ricci (Anpi), Corrado Stajano, Gian Maria Fara, Franzo Grande Stevens.

i garanti di LeG Giovanni Bachelet, Enzo Biagi, Claudio Magris.

Il messaggio della CGIL
La CGIL esprime la propria adesione all’appello di Libertà e Giustizia perché il 2 giugno 2005 “Festa nazionale della Repubblica” si celebri anche la festa della Costituzione repubblicana.
Sarà così l’occasione per ricordare la nascita della nostra Carta, i suoi valori e i suoi principi messi in seria discussione dalla riforma approvata al Senato.
Le modifiche introdotte mettono a rischio l’universalità di diritti fondamentali rompendo la coesione nazionale; propongono una forma di governo basato su un premier “assoluto”, l’assenza di contrappesi e il contemporaneo annullamento delle garanzie attuali; intervengono su un arco di materie così vasto che si può parlare di un vero e proprio mutamento radicale della nostra Carta.
Non permetteremo questa demolizione e ci impegneremo perché la riforma approvata sia cancellata col referendum.
Il 2 giugno ricorderemo a tutti il grande lavoro unitario svolto dai padri costituenti che seppero esprimere principi fondanti per noi ancora attuali e adeguati ai bisogni e ai caratteri della nostra società.

Il messaggio di Federico Orlando e Giuseppe Giulietti di Articolo 21
La proposta dell’Associazione “Libertà e Giustizia” di celebrare il prossimo 2 giugno ,insieme alla tradizionale Festa della Repubblica, anche una nuova Festa della Costituzione, trova il pieno consenso di Articolo 21. Il 2 giugno 1946 fu eletta l’Assemblea Costituente, che unendo le tre grandi culture politiche del Paese, liberale, marxista e cattolica, creò una delle più avanzate, armoniose e civili carte costituzionali del mondo.

Una Costituzione non astrattamente idealistica, ma capace di conciliare i suoi altissimi principi con la concretezza dello sviluppo economico e della difesa sociale, della crescita collettiva degli italiani, della proiezione del nostro Paese verso quell’unità europea che era stata la grande meta del Risorgimento nazionale. La Costituzione creata nel 1946-47 ed entrata in vigore il 1 gennaio 1948 esprime le sue tre culture, armoniosamente fuse, nelle firme del liberale Enrico De Nicola, capo provvisorio dello Stato, del comunista Umberto Terracini, presidente dell’Assemblea costituente, e del democristiano Alcide De Gasperi, presidente del consiglio dei ministri. Gli Italiani non tollereranno che a una Carta così altamente testimoniata se ne sostituisca un’altra, firmata Berlusconi-Bossi-Fini, che sono la negazione di tutto quanto la nostra Costituzione afferma.
Costoro, o per rivincite ideologiche, o per scopi di potere, ricattandosi reciprocamente, hanno preso ciascuno per se un pezzo del potere istituzionale, smembrandone l’unitarietà e la funzionalità. Berlusconi e Fini si regalano un premier con funzioni quasi presidenziali, che non avrà bisogno della fiducia del parlamento e potrà sciogliere la Camera politica a suo piacere. Il capo dello Stato è ridotto a un fantasma, privato del potere di nominare il governo e sciogliere le camere, e quindi della forza che oggi gli consente di esercitare una funzione di garanzia a tutela della maggioranza e dell’opposizione.


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