Politiche incisive per la qualità dell’aria

I livelli allarmanti di inquinamento atmosferico raggiunti in molti centri urbani impongono, in Veneto come nel resto d’Italia, di ripensare gli interventi volti a migliorare la qualità dell’aria che respiriamo.Le caratteristiche climatiche e ambientali della pianura padana e l’impianto urbanistico delle città di medie dimensioni, solitamente imperniato attorno al centro storico, non favoriscono lo smaltimento delle sostanze nocive liberate nell’atmosfera. Le misure tampone adottate dalle amministrazioni locali (targhe alterne, blocco della circolazione) limitano i danni ma non rimuovono le cause strutturali del problema.L’inquinamento atmosferico rappresenta una conseguenza negativa per la collettività di alcune azioni che i singoli cittadini compiono quotidianamente. È questo tipicamente il caso dell’inquinamento prodotto dai gas di scarico dei mezzi privati di trasporto (automobili e motocicli, una delle principale causa dell’aria irrespirabile). Per spostarsi da una parte all’altra della città, ciascuno privilegia “razionalmente” il mezzo di trasporto (attualmente quello privato) che, a costi relativamente contenuti, gli consenta di viaggiare più comodamente e rapidamente, senza curarsi degli effetti sociali negativi della sua scelta. Sebbene il contributo individuale all’inquinamento sia trascurabile, l’effetto complessivo dei comportamenti dei singoli esercita un impatto considerevole sull’ambiente.Il contrasto tra interesse privato (comodità e rapidità degli spostamenti) e collettivo (qualità dell’aria) richiede politiche pubbliche che incidano strutturalmente sulle scelte individuali.

Occorre intervenire su due fronti: incrementare il costo di utilizzo dei mezzi privati inquinanti, in rapporto a quello dei mezzi “puliti” e pubblici; migliorare l’offerta dei servizi di trasporto collettivo.Il primo intervento può essere realizzato introducendo un tributo per l’accesso al centro urbano, sull’esempio della congestion charge introdotta con successo nella città di Londra, dove chiunque acceda ad alcune zone del centro a bordo di un veicolo privato paga circa 7 € al giorno. Grazie alle moderne tecnologie, la rilevazione dei numeri di targa dei veicoli che accedono alle aree a traffico limitato garantisce una riscossione efficace e poco costosa del tributo. Questa misura dovrebbe essere opportunamente adattata ai diversi contesti urbani, determinando un sistema di tariffe proporzionato al costo della vita locale, stabilendo le aree interessate dall’iniziativa, introducendo esenzioni per categorie di residenti.Nonostante possa apparire impopolare perché incide maggiormente sui cittadini meno abbienti, il tributo avrebbe anche effetti positivi sulle entrate degli enti locali, consentendo di migliorare l’offerta dei servizi di trasporto pubblici, tipicamente utilizzati dalle fasce sociali più deboli.Il potenziamento dei trasporti pubblici permetterebbe di moltiplicare gli effetti positivi sulla qualità dell’aria, ampliando la frequenza e la durata del servizio tradizionale di trasporto con autobus e tram, e introducendo forme innovative di servizio collettivo, quali ad esempio il car sharing (condivisione di veicoli da parte di più utenti).

Come evidenzia l’esperienza di altre città europee e, più recentemente, italiane, questo sistema, gestito dalle aziende pubbliche di trasporto oppure da associazioni di utenti, contribuirebbe nel medio periodo alla razionalizzazione del parco veicoli privati, riducendo il numero di immatricolazioni e, quindi, il volume di traffico.Indubbiamente per migliorare la qualità dell’aria e dell’ambiente urbano occorre intervenire su più fronti e con molteplici strumenti, tuttavia i risultati della lotta all’inquinamento dell’aria dipenderanno dalla capacità delle politiche pubbliche di correggere efficacemente e rapidamente i comportamenti individuali.
*¹ Università di Padova*² Fondazione ENI “Enrico Mattei”, Venezia

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