La farfalla sotto l’arco di Tito

Vorrei fare un paio d’osservazioni in margine al problema della “nuova Costituzione” la cui approvazione parlamentare è imminente. Un problema terribilmente importante, della cui importanza, peraltro, come ha notato Romano Prodi, non molti si rendono conto; certo, anche per via delle maniere distratte e ipocritamente smorzate con cui i grandi e piccoli mezzi di comunicazione di massa ne informano gli italiani. Proprio a Prodi, del resto, è stato amichevolmente rimproverato d’aver usato, nel criticare giustamente la Costituzione promossa da Berlusconi e dai suoi alleati (tutti), toni troppo forti e drammatici: come se d’un evento di prima grandezza giudicato catastrofico per il Paese si potesse mai parlare altrimenti che con forza e spietata chiarezza!
La prima osservazione prende spunto da una serie di critiche che nel fondo di domenica del “Corriere della Sera” Sabino Cassese muove alle carenze programmatiche del centro sinistra. Insomma,scrive Cassese, a due passi dalle elezioni regionali non sappiamo ancora: primo, che cosa il centro sinistra pensi dell’ordinamento regionale; secondo, qual è la sua linea costituzionale di fondo, se crede che il quadro attuale sia sufficiente a reggere i problemi di governo e legislazione del Paese; terzo, qual è il programma del centro sinistra in materia di ricerca scientifica.
Naturalmente, Cassese pone gli argomenti e le critiche con la finezza e competenza che gli è propria.

Ma il mio problema è un altro. Io non dico davvero che criticare quelle carenze programmatiche del centro sinistra sia in sé sbagliato: dico che non ci si deve distrarre, per gusto di completezza critica, dall’urgente azione principale, l’opposizione alla nuova Costituzione, al suo deprecabile insieme e alle sue improbabili parti. Bisogna chiarire bene a lettori ed elettori le proporzioni relative dei problemi: poiché la Costituzione berlusconiana e bossiana è oggi il vero pericolo, il resto comunque, oggi, è secondario.
I nostri vecchi professori di ginnasio citavano sempre Giosuè Carducci :”Chi cercherà le farfalle sotto l’arco di Tito?”
L’altra osservazione riguarda un discorso che circola da parecchio tempo in certi ambienti politici, accademici e pubblicistici della sinistra e sulle pagine delle loro riviste e libri che s’occupano di queste cose: la Costituzione proposta dal centro destra, si dice, non è per nulla pessima come certi estremisti sostengono, anzi – salvo alcuni punti come l’ordinamento delle regioni e del nuovo senato – , non è niente male. Prova ne sia che essa somiglia moltissimo, nelle cose essenziali, proprio alle linee costituzionali che la sinistra aveva a suo tempo elaborato e sostenuto. E’ un ragionare strano, che mi colpisce per il gelido, e forse un po” ottuso, disincanto che ostenta in contingenze tanto gravi e difficili.
Esso sembra, infatti, venir direttamente incontro a ciò che dal centro destra si dice, e cioè che l’opposizione non ha alcun diritto di criticare il progetto di nuova Costituzione, perché questa ha in sostanza la medesima ispirazione di quella elaborata dalla sinistra pochi anni fa.

Il che ha non piccole conseguenze politiche.
Non è difficile, infatti, rendersi conto che qui non è la destra che rende omaggio alla sinistra, bensì, al contrario, è la sinistra che ha reso un sostanzioso omaggio alla destra. Se l’ispirazione costituzionale della sinistra è stata assunta, nelle sue linee fondamentali, a modello dalla destra, ciò significa senza dubbio che la sinistra (almeno,una sua parte rilevante) ha vagheggiato una costituzione sostanzialmente di destra.
Non vale il contrario: nessuno potrebbe seriamente dire che la destra progetta una costituzione di sinistra, poiché oggi è lei che ha in mano il gioco e la sua azione caratterizza ogni suo significativo progetto. La verità è che la sinistra, nel presentare le linee costituzionali che presentò, offrì il fianco all’abilità indiscussa della destra, che avendo capito subito che quelle linee rappresentavano di fatto, consapevolmente o meno, una vittoria del moderno efficientismo autoritario di governo e intrinseco antiparlamentarismo, essendo essa stessa per natura autoritaria e antiparlamentare, se ne appropriò, indebolendo con ciò la posizione della sinistra, inducendola a dividersi e disorientarsi su una questione d’ importanza politica e portata storica essenziale.
Ma qui si aprirebbe un discorso più complesso, che (non ora) andrà pur fatto: perché mai nella rinnovata sinistra democratica tende a prevalere, sotto nome di inevitabile rinnovamento e modernizzazione, una visione sostanzialmente autoritaria dei poteri di governo, il culto per l’esclusivo efficientismo governativo, un diminuito interesse per le strutture rappresentativo-perlamentari della democrazia, e via dicendo? In tale fenomeno c’è forse un’eco lontana dell’origine (rivoluzionaria) antiparlamentare e antiliberale di tanta parte della vecchia e della nuova sinistra? Quasi che della complessa e difficile natura dell’acquisita democrazia liberale, la sola dimensione fervidamente appresa dalla sinistra post-comunista sia stato il liberismo economico, il mito del mercato, mentre il costituzionalismo della rappresentanza e delle garanzie, sia passato relativamente in sottordine.

In una parte della sinistra, non in tutta, ovviamente: in quella che rende ambiguo omaggio alla destra vantando un primato in fatto d’eversione costituzionale di cui, in realtà, è la destra che storicamente e idealmente ha ragione di vantarsi.

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